Dassilva tra non ricordo e contestazioni: "Manuela? Temevo volesse incastrarmi"
Una deposizione, durata circa 10 ore, scandita da centinaia di "non ricordo" e innumerevoli contestazioni da parte del pubblico ministero. Louis Dassilva è apparso a tratti in difficoltà nel rispondere alle incalzanti domande del pm Daniele Paci, che con un lavoro certosino ha messo in luce tutte le contraddizioni del 36enne senegalese, imputato per l'omicidio di Pierina Paganelli. Un'udienza fiume che ha vissuto almeno quattro momenti salienti.
Il primo ha riguardato la sera dell'omicidio e l'alibi traballante fornito da Valeria Bartolucci al marito. "Io quella sera, dopo cena, non sono mai uscito di casa - ha dichiarato Dassilva -. Se lo avessi fatto, Valeria dalla camera da letto se ne sarebbe accorta". E qui è scattata la contestazione puntuale del pm, che gli ha riletto quanto dichiarò in fase d'indagine, quando disse: "Non sono mai uscito la sera del 3 ottobre, ma mia moglie dormiva e non può saperlo". A mettere in difficoltà Dassilva un'intercettazione ambientale dell'1 novembre 2023, quando la moglie, con lui in auto, ammise di non sapere se la sera del delitto fosse uscito o meno dal loro appartamento mentre Pierina veniva uccisa: "Io se ero sveglia a quell'ora non me lo ricordo... Se mi chiamano (gli investigatori, ndr), che cosa gli dico? Non lo so...". Una affermazione, quella di Bartolucci, che il coniuge ha giustificato come un tentativo di ricordare cosa avessero fatto quella sera, finendo però con l'ammettere implicitamente che l'alibi fornitogli dalla moglie era tutt'altro che certo. Un altro passo falso Dassilva lo ha commesso quando da testimone è stato lui a rivolgere una domanda al pubblico ministero: "Ti ricordi cosa ti avevo chiesto in Questura? Che la relazione con Manuela Bianchi non venisse fuori. Quella era la mia unica preoccupazione", confermando di fatto il movente passionale ipotizzato fino a questo momento dall'accusa.
Il secondo passaggio cruciale ha interessato la mattina del ritrovamento del cadavere della 78enne. Manuela avrebbe bussato alla porta di Dassilva per avvertirlo che "nel garage c'era una persona che sembrava si fosse fatta male. Così - ha spiegato il senegalese - sono sceso scalzo in ascensore fino al seminterrato". Eppure, sentito in questura appena 12 ore dopo il delitto, disse di aver raggiunto il garage a piedi. Alla contestazione del pm, l'imputato ha replicato secco: "Non ricordo di averlo detto, ma se l'ho detto mi sono sbagliato. Sono sceso in ascensore perché avevo male alla gamba a causa dell'incidente in moto". Poi Louis ha raccontato di aver toccato il collo e il polso di Pierina per sentire se fosse ancora viva. Ma è tutta la ricostruzione di quella mattinata ad essere stata messa in discussione dal pm Paci, che ha minuziosamente sottolineato tutte le discrepanze tra le risposte date allora e quelle date ieri in aula.
Il terzo momento da circoletto rosso ha visto l'imputato parlare della relazione con Manuela Bianchi, definita "una storia di sesso". Il senegalese ha tratteggiato la loro relazione clandestina durata più di un anno, "iniziata nel febbraio 2023 e terminata nell'aprile del 2024. Io e Manuela ci incontravamo per fare sesso anche nel luogo dove è stata uccisa Pierina Paganelli, o anche nel mio box o nel suo. Per le scale e in tanti altri posti anche lontano dal condominio". E ancora: "Lei voleva scappare con me, ma io amavo e amo mia moglie". Poi però ha aggiunto, sollecitato dalla presidente della Corte d'Assise, Fiorella Casadei: "Sì, è vero, ho avuto altre relazioni extraconiugali oltre a quella con Manuela, che sono finite quando sono stato arrestato. Ho anche un'altra moglie nel mio paese d'origine, ma per noi in Senegal è normale avere più donne e più figli con donne diverse", ha detto quasi a voler giustificare la sua infedeltà, sminuendo così il rapporto che aveva con Bianchi. Ed è stato allora che il pubblico ministero gli ha ricordato un'intercettazione ambientale datata 29 aprile 2024, giorno dell'ultimo rapporto sessuale avvenuto con Manuela in auto. Che in quella circostanza gli domandò: "Ma tu lo sai quanto ti amo?". E Dassilva, intercettato, rispose: "Grande io. E anche tu. È vera questa cosa". Sempre il pm, riportando un altro stralcio di quella conversazione: "Lei, Dassilva, disse alla Bianchi: 'Ti amo, non smetterò mai di pensarti... Scappa da tutto'. Perché oggi vuole sminuire sta cercando di sminuire quella relazione?". Una domanda a cui la Corte ha dato atto che il testimone "non ha voluto rispondere", trincerandosi dietro un insistito "non ricordo".
Quarto momento saliente, i timori dell'imputato verso Bianchi. Sul perché continuasse a intrattenere con la donna rapporti sessuali anche dopo il delitto, Louis ha risposto: "Avevo paura che Manuela mi volesse incastrare con il Dna". Che, secondo l'imputato, la nuora di Pierina avrebbe potuto ottenere portando via i suoi vestiti dal pronto soccorso dopo l'incidente in moto. "La incontravo e facevo sesso con lei per tenerla buona". Una giustificazione che però non ha convinto affatto il pm, secondo cui il senegalese temeva invece che Bianchi potesse raccontare quello che poi ha raccontato, ovvero che la mattina del 4 ottobre 2023 lui l'attese nel garage di via del Ciclamino per avvisarla che c'era il corpo di una donna priva di vita. "E' così, Dassilva? E' per questo?", ha domandato alzando il tono delle voce come mai prima. "No, non era per quello", ha risposto l'imputato, prima dell'interruzione per raggiunti limiti di tempo e del conseguente rinvio al 13 aprile, quando proseguirà la sua deposizione fiume.












