Indietro
menu
omicidio paganelli

Dassilva parla dopo 23 mesi di carcere: "Non me ne andrò dall'Italia"

In foto: Dassilva in mezzo ai suoi avvocati Fabbri e Guidi durante la conferenza stampa (Foto Migliorini)
Dassilva in mezzo ai suoi avvocati Fabbri e Guidi durante la conferenza stampa (Foto Migliorini)
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 3 min
Tempo di lettura 3 min

Dopo 23 mesi di carcere, Louis Dassilva, tornato in libertà dopo l'assoluzione decisa dalla Corte d'Assise di Rimini, oggi pomeriggio (giovedì) ha rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti, convocati nello studio dei suoi difensori: "Per prima cosa - ha detto il 36enne senegalese - grazie a tutti quelli che mi hanno sostenuto. Un grazie particolare ai miei avvocati e anche alle mie due mogli (Valeria Bartolucci e l'altra consorte che vive in Senegal, ndr), che sono il motivo per cui ho resistito. Sono contento e felice che la Corte d'Assise ha capito che non c'entro nulla con il delitto. Non ho fatto nulla, non sono io l'assassino. Voglio chiarire che non ho intenzione di andare via dall'Italia, voglio continuare la mia vita qua, in un paese che mi piace, dove mi trovo bene". Poi ancora un ringraziamento a tutte le persone che gli sono state vicine, prima di sciogliersi in un sorriso che sa di liberazione. 

I suoi avvocati, Riario Fabbri e Andrea Guidi, però, hanno stoppato eventuali domande per tutelarlo in questa delicata fase post processo, anticipando che, una volta lette le motivazioni della sentenza di assoluzione, continueranno "l'attività difensiva in vista del secondo grado di giudizio. Sappiamo bene che questo è solo il primo passo". Su Manuela Bianchi, hanno ribadito: "Il suo cambio di versione è stato tardivo e totalmente inattendibile. Quando lo abbiamo detto a Louis, è rimasto sgomento. Ci disse: 'Non è possibile'. Non escludiamo, quando tutta questa storia sarà chiusa, eventuali azioni contro di lei". Per Fabbri e Guidi ci sono almeno cinque piste alternative: "Noi le abbiamo portate all'attenzione della Corte, ma non spetta a noi approfondirle, quello è un compito dell'accusa. La traccia di Dna di 'Maschio 3', per esempio, isolata durante l'accertamento sulla gonna di Pierina, è una di queste. Se quella traccia, seppur residuale, ha resistito la muffa, è perché lì ce n'era una quantità importante. Quella, insieme al capello nero sulla bocca della vittima, mai repertato, poteva rappresentare un'ipotesi alternativa valida da esplorare". (Qui di seguito la conferenza stampa in integrale).

Se abbiamo mai avuti dubbi sull'innocenza di Dassilva? Onestamente no, gli abbiamo sempre creduto, come abbiamo sempre creduto che potesse venire assolto. Lui è stato bravo a non mollare, a tenere un comportamento esemplare anche nei momenti più duri. Non si è mai sottratto ad alcun accertamento, sapeva che era importante per ristabilire la verità. Inoltre sui reparti analizzati non ci sono tracce di Dna di Louis, questo è stato sicuramente un elemento che ha pesato".  

 

Altre notizie