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Consiglio aperto su crisi e coesione sociale. Gli interventi

di Redazione   
Tempo di lettura 16 min
Ven 27 Gen 2012 19:37 ~ ultimo agg. 15 Mag 11:20
Tempo di lettura 16 min

L’intervento di Emma Petitti, consigliere comunale e segretario provinciale del PD:

Dieci capisaldi per garantire la coesione sociale e promuovere una crescita sostenibile

Rimini, 27 gennaio 2012 – “Siamo a più di due anni dall’inizio della crisi in Italia, partita negli Usa nell’autunno 2008 come un terremoto finanziario che si è trasferito anche sull’economia reale, sulle imprese e sulle famiglie. Eppure la fase economica che stiamo ancora attraversando e i mutamenti avvenuti a livello nazionale rendono a tutt’oggi pressoché impossibile delineare qualsiasi previsione. Basti pensare che quello che fino ai primi mesi del 2011 era stato indicato come il periodo del rilancio, oggi, analizzato a posteriori, si è tramutato in uno scenario di emergenza aggravatosi negli ultimi mesi dello scorso anno, e la cui ombra si allunga anche sul prossimo futuro.
I dati del 2010 e le elaborazioni più recenti sul 2011 delineano un quadro di grande difficoltà. Perdura la crisi economica dei paesi occidentali, con pesanti riflessi sociali, accompagnata da una forte incertezza sul piano internazionale e nazionale.

I dati
Rimini presenta tratti peculiari e specifici che caratterizzano fortemente il tessuto economico produttivo e il mercato del lavoro, con una netta vocazione e un’alta propensione alle attività del settore terziario (commercio e turismo) oltre ad una significativa presenza di lavoratori autonomi. Peculiarità che se da un lato hanno permesso a Rimini di reggere meglio di altri territori la crisi, dall’altra non mancano di criticità specifiche.
Abbiamo un sistema imprenditoriale caratterizzato dalla dimensione medio-piccola delle imprese, con un mercato del lavoro provinciale che non riesce ad offrire prospettive occupazionali ad una forza lavoro locale sempre più scolarizzata e qualificata.
Il turismo coinvolge una pluralità altri settori economici, una filiera di attività con cui ha relazioni di scambio (in particolare, con l’agroalimentare, il commercio, i servizi alle imprese, ecc.). Quasi i due terzi del valore aggiunto della filiera turistica deriva dagli scambi interni al settore alberghiero e della ristorazione, che rappresentato circa l’80% dell’occupazione indotta dall’attività dell’intera filiera.

la provincia di Rimini presenta il tasso di disoccupazione più alto dell’intera Regione: 7,8%. Aumenta ancora il gap tra tasso disoccupazione provinciale femminile (che sale all’11%) e quello regionale (7%);
Sono i lavoratori più giovani a risentire di più della crisi del lavoro. La disoccupazione giovanile sale al 22,8% e Rimini è al terzo posto dopo Bologna e Modena per disoccupati in fascia d’età 15-24 anni
si registra un costante aumento delle assunzioni temporanee a scapito del lavoro a tempo indeterminato
è esploso il ricorso alla cassa integrazione e in particolare a quella in deroga, che riguarda soprattutto le imprese artigiane
I dati sull’industria mettono in evidenza come gli ordini, la produzione e il fatturato nel corso del 2010, sino al terzo trimestre, abbiano registrato una netta ripresa rispetto all’anno precedente fino a far registrare picchi positivi nel primo trimestre del 2011. C’è stato però un successivo crollo nel secondo trimestre, con una fortissima contrazione delle vendite del commercio al dettaglio. E’ in particolare difficoltà anche l’edilizia, con il 70% del settore praticamente fermo ed una perdita ingente di occupati e fatturato.
Il Pil pro capite nel 2010, a Rimini, segna una forte flessione (-7,5%) rispetto all’anno precedente.
Le proiezioni dell’istituto Prometeia ci dicono che solo il 65% delle imprese presenti sul mercato, se non cambieranno le condizioni attuali, potrebbe riuscire ad andare avanti, mentre il restante 35% rischierebbe di scomparire dalla scena economica.

Si conferma il rallentamento della tendenza all’invecchiamento della popolazione e continua ad aumentare il “carico sociale”, cioè il rapporto tra popolazione non attiva (minori e anziani) rispetto a quella in età lavorativa, mentre tende ad invecchiare anche la fascia di residenti in età lavorativa.
Una delle conseguenze della crisi è anche il rallentamento dei flussi migratori in generale e verso il nostro Paese. Il numero di bambini stranieri nati nel riminese è quasi il doppio del numero di bambini italiani. Pensando alle “seconde generazioni”, bambini e ai ragazzi che sono figli di immigrati nati e cresciuti in a Rimini la questione del riconoscimento del diritto di cittadinanza per i bambini nati nel nostro Paese, figli di stranieri, diventa non più rinviabile.

La risposta locale alla crisi globale

Per il Partito Democratico di Rimini il rilancio dell’economia, lo sviluppo e il sostegno alle imprese si basano su alcuni capisaldi ben precisi, dieci condizioni necessarie per rispondere alla crisi, garantire la coesione sociale e promuovere una crescita sostenibile.

Primo caposaldo, lo snellimento delle procedure. La nuova legge quadro regionale, approvata in dicembre, prevede importanti misure per l’attuazione degli obiettivi di semplificazione del sistema amministrativo regionale e locale. L’obiettivo è ridurre oneri a cittadini e imprese, elevare la qualità della pubblica amministrazione, favorire la competitività delle aziende, in particolare di quelle piccole e medie, perseguendo al contempo la lotta all’illecito e alla corruzione. Chi vuole investire ha diritto di avere risposte chiare sulla possibilità o meno di farlo, senza perdite di tempo.

Secondo, il completamento delle infrastrutture della mobilità. E’ in fase avanzata, e i lavori procedono in anticipo sul cronoprogramma, la realizzazione della terza corsia. Il progetto per la nuova Ss 16 è ripartito attraverso il lavoro congiunto di Regione, Anas e Provincia di Rimini ed è stato migliorato in modo significativo. Il Trc è il fulcro attorno al quale articolare un diverso sistema della mobilità, parte di un disegno più ampio che vede da un lato il potenziamento della linea ferroviaria da Rimini a Ravenna e dall’altro il proseguimento del metro di costa dalla stazione di Rimini a quella della Fiera, insieme al collegamento con l’aeroporto e con il nuovo Palacongressi.

Terzo, uno sviluppo sostenibile per il territorio. Il comparto dell’edilizia rappresenta da sempre un volano importante per l’economia, con circa 2500 addetti nella provincia di Rimini e una stima media del 65% di lavoratori dipendenti. Lo sviluppo passa dalla riqualificazione urbana (il lungomare, l’area della stazione…), con norme urbanistiche innovative per il recupero del nostro patrimonio edilizio ed in particolare del centro storico.

Quarto, investire nelle energie rinnovabili, ad iniziare dagli edifici pubblici e dai parcheggi (interventi a costo zero grazie agli incentivi del! conto e nergia). Sostenibilità, green economy ed efficienza energetica degli edifici sono le chiavi dello sviluppo qualitativo del territorio. Anche in questo caso i nuovi strumenti urbanistici sono l’occasione per introdurre nuove occasioni di crescita per le imprese, riducendo ad esempio gli oneri per chi effettua interventi di bioedilizia e promuovendo le energie alternative

Quinto, proseguire sulla strada degli incentivi fiscali per il recupero del patrimonio edilizio esistente e insistere per la detrazione del 36% sulle ristrutturazioni del patrimonio ricettivo. Ci attendiamo politiche nazionali di sostegno all’innovazione anche nel comparto turistico, che consentano, accanto alla “Variante alberghi” approvata in passato dall’amministrazione riminese, di continuare la riqualificazione delle strutture ricettive e della parte turistica della città.

Sesto, la legalità e la lotta all’evasione fiscale. In un momento in cui la crisi si fa più pesante e le banche non concedono liquidità, l’economia criminale può far breccia più facilmente. Dobbiamo sempre più coordinare lo scambio di informazioni fra le istituzioni (Agenzia delle entrate, catasto, sicurezza pubblica), coinvolgendo anche gli Ordini professionali nello scambio di informazioni contro le infiltrazioni e il riciclaggio.
C’è spazio per interventi decisi contro l’evasione fiscale, per 

recuperare risorse da chi non ha mai pagato o pagato troppo poco. L’impegno nel recupero dell’evasione deve coincidere con investimenti per la crescita e l’occupazione, riducendo la pressione sul lavoro e sulle imprese.

Settimo, la revisione del patto di stabilità a favore degli enti locali virtuosi. L’Emilia-Romagna, unica Regione in Italia, ha varato circa un anno fa il patto di stabilità territoriale che ha liberato 105 milioni di euro per gli enti locali, permettendo loro di pagare fornitori e imprese o finanziare le opere pubbliche già deliberate. Insieme alla semplificazion! e ammini strativa e ai fondi messi a disposizione in questi mesi dalla Provincia, dalla Camera di commercio e dai nostri Comuni a favore delle imprese e dei consorzi fidi, la riforma del Patto di stabilità potrebbe incidere concretamente per dare respiro alle aziende e rimettere in circolo l’economia, intervenendo soprattutto nei settori in cui sta collassando il ruolo dello Stato come scuola, edilizia popolare, trasporto pubblico.

Ottavo, agevolare il credito alle imprese in difficoltà per mancanza di liquidità. Gli imprenditori confermano che il tema è critico e Confindustria Rimini ci dice che sono ormai arrivati all’83% coloro che lamentano restrizioni. Come confermano anche le categorie, il sistema del credito è l’anello debole per chi fa impresa. Occorre perciò un maggiore impegno da parte delle banche su questo fronte. Il nostro appello si rivolge soprattutto agli istituti legati al territorio e al credito cooperativo, che da sempre, per missione, dovrebbero essere più vicini alle aziende e alle famiglie.

Nono, le liberalizzazioni. Richiedono determinazione, coraggio e razionalità, affinché non vengano percepite come innovazioni punitive per qualcuno, ma vengano bensì comprese come ampie possibilità di occupazione e crescita. Limitare il dibattito ai farmaci di fascia C o ai tassisti rischia di fare perdere di vista l’obiettivo “alto” delle liberalizzazioni, che se estese alle assicurazioni, alle banche, al settore del gas e dell’energia possono produrre effetti positivi di risparmio per i cittadini. Stiamo vivendo mutamenti rapidi, non dobbiamo asserragliarci su rendite di posizione e interessi corporativi, ma investire sul futuro.

Decimo, promuovere il confronto e la coesione sociale, sottoposta continuamente a grandi tensioni da una crisi economica che accentua le differenze. Tutti gli attori, istituzionali e non, devono sentirsi coinvolti in questa condivisione di responsabilità. Il Pd ha già iniziato un percorso con le associazioni di categoria del nostro territorio, le parti sociali e le istituzioni per superare insieme le difficoltà e iniziare la ripresa”.
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L’intervento di Samuele Zerbini
Presidente Commissione Bilancio, Servizi Sociali, Attività Economiche

Le risposte alla crisi a livello locale, signor Sindaco, hanno pochi canali e obbligati, perchè servirebbero canali macroeconomici che sono
principalmente in mano al governo.
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L’intervento di Maria Cristina Gattei di VOlontarimini:

Una domanda :alla luce dei tanti veloci  cambiamenti : quale società stiamo costruendo? Ci sarà ancora posto in questa società per il “volontariato”? Ma soprattutto ci sarà ancora posto per quei valori di solidarietà, reciprocità, condivisione, accoglienza per quelle istanze di giustizia sociale, uguaglianza, fratellanza, ecc. che sono da sempre il fondamento dell’azione di milioni di volontari in Italia ed in Europa?

in tutti i paesi crescono le disuguaglianze, sempre più persone e famiglie scendono sotto la soglia di povertà, aumenta la marginalizzazione e le politiche di welfare sono sempre più fragili e meno inclusive. Un esempio per tutti di questo processo in atto è rappresentato dalle “politiche per l’emigrazione”. Ciò che avviene per gli immigrati minorenni non accompagnati è significativo. La carriera di questi minori, in alcuni casi già venduti nel Paese di origine come manovalanza del crimine organizzato, prevede innanzi tuttol’interruzione della scuola  e poi l’ambulantato, il lavoro di lavavetri o di parcheggiatore abusivo.
Se non vengono precocemente intercettati dai servizi – e accompagnati con percorsi di reinserimento che devono essere in grado di provvedere con situazioni di accoglienza e di difesa dallo sfruttamento, nonché di un percorso scolastico di apprendistato e formazione lavoro – per tali ragazzi si prospetta un rapido accesso nel mondo della microcriminalità, arruolati dai loro stessi coetanei conosciuti in strada e attivi nel mondo delle sostanze stupefacenti.
In tale contesto di precarietà per questi nostri concittadini migranti, le nuove normative si sbizzarriscono a creare situazioni di ulteriore disagio creando ad arte difficoltà al processo d’integrazione determinando un clima di intolleranza diffusa se non di esplicito razzismo.
Ma occorre non farsi condizionare dall’esempio testè fatto e pensare che le problematiche dell’esclusione siano principalmente connesse con i fenomeni migratori:
.
la dinamica inclusione/esclusione e integrazione/emarginazione è sempre presente ed operante all’interno della società e marca, rendendola evidente, la struttura della disuguaglianza. Così se oggi maggiormente colpisce gli immigrati, in quanto anello debole della società, domani che è già oggi , coinvolgerà qualunque altro soggetto della popolazione autoctona (anziani, disabili, malati mentali e cronici, ecc).

IL CENSIS per quanto riguarda l’Italia.parla di frammmentazione
“progressiva di tutte le forme di coesione .
Con i ritagli non si costruisce un tessuto sociale.
La globalizzazione liberista a fatto crescere le disuguaglianze socio-economiche, aumentando i rischi di conflitto e rendendo instabili anche le relazioni interpersonali. L’ ampio ricorso a meccanismi regolativi del mercato ha portato ad una maggiore divaricazione dei livelli di vita tra i gruppi sociali, ad una crescita della marginalità e alla diffusione di orientamenti culturali di stampo individualistico e di tipo opportunistico.
L’insieme di questi fattori ha causato una riduzione
del senso di appartenenza alla società, una crisi delle aggregazioni sociali intermedie, una caduta della fiducia nelle istituzioni, una riduzione della fiducia negli altri in generale, una crescente incertezza nel confronto del futuro individuale e collettivo.
In sintesi è la crisi del modello di welfare state .
La chiamata rivolta al volontariato in questo periodo di crisi  deve essere gestita con cautela.
Il volontariato è un potente strumento per alleggerire gli effetti della crisi. Tuttavia, è necessario che tutti gli stakeholders coinvolti siano consapevoli delle sfide, ma anche delle possibili trappole che l’impatto della crisi attuale può tendere al panorama del volontariato.
di un volontariato che, nel nostro paese, gioca un ruolo centrale nella costruzione di una società coesa e inclusiva, fondata sulla solidarietà

Molte attività di volontariato sono, in fondo, eventi sociali di incontro reciproco che infondono e facilitano nell’individuo la percezione di essere utili e di costituire una risorsa per la società. andrebbe maggiormente valorizzato, l’impatto che queste attività producono in termini di benessere personale e di prevenzione del rischio di esclusione e depressione.
Inoltre
Il CEV-centro europeo del volontariato
sottolinea il valore economico che il volontariato produce: per ogni euro impiegato nel volontariato e nelle associazioni si producono servizi e si crea valore di 13 volte superiore a quello investito.
Consapevoli di questi benefici occorre valutare il rischio di abusare del volontariato.
Che in quanto
attività non retribuita che scaturisce dalla libera volontà dei cittadini non deve rappresentare un sostituto del lavoro retribuito. Esso dovrebbe essere riconosciuto per e nelle sue dinamiche, nei suoi valori e nelle caratteristiche a lui più proprie .
Proprio poiché il volontariato rappresenta un moltiplicatore di effetti positivi sugli individui e sulla società in tutta la sua ampiezza, dobbiamo evitare di cadere nella tentazione di utilizzarlo e strumentalizzarlo per fini e obiettivi che non riguardano l’essenza del volontariato. I volontari non sono ancore di salvezza laddove si cessa di erogare servizi e risorse economiche.
Occorre comprendere come le problematiche sociali non siano esclusive questioni di singole parti, ma direttamente o indirettamente coinvolgono l’intera collettività è
la politica   è chiamata di fatto ad individuarne le possibili soluzioni.
E’ la politica
che deve ritornare a svolgere il suo ruolo senza delega ,che deve mediare tra il bene di tutti e quello del singolo, tra l’interesse della collettività e quello di una parte di essa.
Spetta alla politica diffondere l’idea che la solidarietà sociale sia un valore culturale
inalienabile in ogni società civile e come tale debba essere un fine condiviso da tutti i cittadini, da tutte le donne, da tutti gli uomini.
Ma ci sono alcune cose che possiamo fare, e dobbiamo fare in fretta.
Il lavoro, il sostegno alla famiglia devono essere il cuore del nostro
lavoro.

Un dato: il 60% dei giovani italiani ha la valigia pronta, per andare
a lavorare all’estero. Rimini ha una serie di opportunità che non può
lasciar morire.

a) Sburocratizzare: non possono attendere oltre le aziende che
chiedono autorizzazioni, certificati, permessi di costruire. Mesi,
anni talvolta per avere una risposta non sono più accettabili.
Regolamenti vecchi e astrusi, strumentazioni inadeguate rendono
pesante per le aziende e difficile per il Comune rispondere con la
velocità che oggi è necessaria. Questo è un primo investimento.

b) Permettere alle aziende di lavorare: la Green Economy è una
richiesta sempre più forte, l’agroalimentare ha bisogno di crescere in
strumentazione e spazi, le aziende turistiche debbono per una grande parte rinnovarsi, e l’edilizia è storicamente, in tutti i Paesi del mondo, uno dei tre pilastri dell’economia. Unendo i puntini, come ama dire il Sindaco, abbiamo un’occasione che non dobbiamo perdere: è possibile offrire lavoro inserendo nel prossimo Piano Strutturale (e velocemente) la possibiltà di investire in agricoltura a fronte di piani di sviluppo veri, e non “trenini”, dare incentivi a chi rinnova la casa secondo criteri “verdi” e moderni, e permettere alle strutture
turistiche di avere un quadro certo ed incentivante a chi scommette sulle proprie strutture e le innova, ricostruire il costruito della città.
Ma farlo, e farlo in fretta, prima che le aziende del settore non debbano non esserci più.

c) Il Credito alle imprese è un’urgenza, e su questo il Sindaco può giocare la sua moral suasion assieme alle banche, soprattutto quelle locali e le BCC, che sono l’anima dello sviluppo del nostro territorio. Accanto al credito, l’amministrazione Comunale ha un compito keynesiano nei confronti del territorio: come farlo dovremo
deciderlo insieme, senza meno trovando una via d’uscita migliore i pagamenti della Pubblica Amministrazione.

d) Incubatori d’impresa, internazionalizzazione, spazi hub per nuove imprese innovative, cogliendo anche l’innovazione del governo Monti
delle srl a 1 euro. Portiamo qui i cervelli, abbiamo un’Università che guarda al futuro,
rendiamo Rimini un territorio aperto alla innovazione. Soldi, strutture, semplificazione
burocratica, scambi internazionali fra classi e studenti. Rimini dev’essere una città aperta perchè così possiamo offrire posti di lavoro qualificati che a catena portano innovazione

e) Infine, perchè dev’essere ciò che sottende tutto, il sociale, la cooperazione sociale, le politiche per la famiglia, i nidi, i servizi
in genere devono essere basati sulla sussidiarietà, ovvero offrire le condizioni per fare a chi è più vicino. Governare, non gestire: ci sono centinaia di giovani che sognano di aprire una cooperativa sociale, un’associazione culturale, un asilo. Permettiamo loro di fare
e lavorare: ci costa meno, funziona meglio. E con un pacchetto di microinterventi anticrisi che sostenga il tessuto sociale riminesi (revisione dell’accordo sugli affitti concordati, servizio civile comunale etc)

Io credo che questa discussione sia un buon viatico per la discussione delle Linee Guida di Bilancio.
Dove non dovremo guardare al nostro ombelico, ovvero raccogliere soldi per fare quadrare i nostri conti, ma far quadrare i nostri conti
diminuendo il più possibile lo sforzo per la nostra città.
Una città dove una laureata al quinto anno, due master all’estero, quattro lingue pubblica un annuncio di lavoro dove cerca “qualsiasi
lavoro purchè serio” non è degno di una città che guarda al futuro.

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di Lamberto Abbati