Confronto tra ex amiche. Manuela: "Lei mente". Romina: "Ho la coscienza pulita"
Tutti si aspettavano il faccia a faccia tra Manuela Bianchi e Louis Dassilva, invece ieri pomeriggio (lunedì) è andato in scena quello tra la nuora di Pierina Paganelli e Romina Sebastiani. Le due amiche, ma sarebbe meglio dire ex, si sono ritrovate una accanto all'altra sul banco dei testimoni, così come voluto dalla presidente della Corte d'Assise di Rimini, Fiorella Casadei, che nel tardo pomeriggio, a sorpresa, ha disposto l'accompagnamento coattivo in tribunale della Bianchi. Un confronto resosi necessario dopo le affermazioni rilasciate qualche ora prima dalla Sebastiani, indagata a fine gennaio per false dichiarazioni al pubblico ministero.
L'amica di Manuela ha rivelato come in ben tre occasioni distinte la Bianchi le avesse confermato di aver subito pressioni da parte di pm e capo della Squadra Mobile per collocare Dassilva nel garage di via del Ciclamino la mattina del 4 ottobre 2023: "Ti rendi conto che se Louis è in carcere è per colpa mia?", gli avrebbe confidato la Bianchi una prima volta il 15 aprile 2025 a casa sua. "Io - ha spiegato alla Corte la Sebastiani - gli risposi che non doveva preoccuparsi perché aveva detto la verità, ma lei sottovoce replico: 'Non è la verità'. Salvo poi, ad alta voce, dirmi: 'Quello che ho detto nell'incidente probatorio è la verità'. E me lo avrebbe detto con un tono più alto perché sapeva di essere intercettata". Una scena simile si sarebbe ripetuta anche il 5 maggio sempre dello scorso anno e poi il 16 gennaio di quest'anno, quando a casa del padre di Manuela, Duilio Bianchi, l'ex amante di Dassilva avrebbe invitato la Sebastiani a uscire dall'abitazione senza il cellulare: "Manuela mi ribadì in strada che le accuse verso Louis gli erano state suggerite dagli investigatori. Perché non l'ho detto subito? Perché ho avuto paura, per me era una cosa enorme. Volevo andare in questura, parlare col pm, ma non ce l'ho fatta, scusatemi...", ha dichiarato Romina, che non è riuscita a trattenere le lacrime.
Rivelazioni pesanti come un macigno, che hanno indotto la presidente della Corte a convocare d'urgenza in tribunale la Bianchi, scortata in aula dagli agenti della Squadra Mobile e accompagnata dall'avvocata Marika Patrignani, sostituta della collega Nunzia Barzan, che ieri si trovava in Calabria. La nuora di Pierina, davanti ai giudici, ma anche davanti al marito Giuliano Saponi, dal quale si è separata, all'ex amante Louis Dassilva e a sua moglie Valeria Bartolucci, ha ribadito con fermezza di non aver mai ricevuto pressioni: "Se Romina ha detto queste cose, mi sconvolge perché assolutamente non è vero. Il motivo per cui lo avrebbe fatto? Non lo so, bisognerebbe chiederlo a lei", ha affermato mentre l'ex amica le sedeva accanto. E ancora: "L'incontro del 5 maggio non lo ricordo proprio, mentre quello del 16 gennaio sì, avevo bisogno di sfogarmi con un'amica su cose che riguardavano il rapporto con mio marito e non volevo che altri le ascoltassero, ecco perché le ho detto che era meglio lasciare i nostri telefoni in casa".
L'udienza poi è stata sospesa per una decina di minuti dopo che la Sebastiani ha chiesto una pausa per riordinare le idee: "Sono veramente in tilt, sono stanca, faccio fatica a ricordare ora", ha detto alla presidente che la esortava a rispondere in maniera più precisa alle domande. A sua difesa è intervenuto il legale che la assiste, l'avvocato Piero Venuri, che con toni accesi ha chiesto il rinvio dell'udienza. Romina, però, ha deciso di proseguire e ha concluso il confronto. Poi, uscendo dal palazzo di Giustizia, ha aggiunto in lacrime: "Adesso lasciatemi in pace, sono stufa. Ho sofferto come un cane per questa cosa... Io ho detto la verità, ho la coscienza pulita, altri non so...". In precedenza il pm Daniele Paci in aula aveva ricordato come alla Sebastiani, nel lontano 2001, fosse stato diagnosticato un disturbo della personalità. Un fattore che, secondo l'accusa, la renderebbe del tutto inattendibile.
L'altro colpo di scena, prima delle dichiarazioni della Sebastiani e del successivo confronto, era avvenuto in mattinata, quando il consulente della Procura, il maresciallo dei carabinieri Francesco Lobefaro, incaricato di svolgere accertamenti informatici sul tablet di Pierina, ha fornito i risultati della sua perizia: "Alle ore 01, 23 minuti e 18 secondi del 4 ottobre 2023 lo schermo del tablet è passato in modalità interattiva per pochi secondi, circa cinque, e questo è un evento sicuramente riconducibile ad un'azione umana, corrispondente ad un tocco o ad un sollevamento della custodia magnetica". Un indizio che il pm ha messo in relazione con l'applicativo Health nel cellulare di Dassilva, che nelle prime ore del 4 ottobre, registrò dei passi all'una e 35 minuti. Secondo l'accusa, quella sarebbe la prova che a far accendere lo schermo del tablet di Pierina, ritrovato ben riposto nella sua borsetta, sarebbe stato l'assassino, ovvero Dassilva.
Al termine di una giornata a tratti surreale, la presidente della Corte, dopo 11 ore di testimonianze, ha decretato la fine dell'udienza e fissato le prossime: 18 maggio termine dell'istruttoria e discussione del pubblico ministero; 25 maggio arringa difensiva. La sentenza, invece, potrebbe arrivare l'8 giugno.












