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Comitato Sinistra del Porto: pesca contrazione, mercato ittico è anacronistico

In foto: dal Comitato Sinistra del Porto
dal Comitato Sinistra del Porto
di Redazione   
Tempo di lettura 7 min
Sab 4 Apr 2026 14:05 ~ ultimo agg. 14:22
Tempo di lettura 7 min

Il Comitato Sinistra del Porto torna a ribadire la propria contrarietà al progetto del nuovo Mercato Ittico a San Giuliano citando i dati sulla pesca dal Rapporto annuale sull'economia della Camera di Commercio della Romagna.

"Altre 7 imprese della pesca hanno chiuso i battenti nel 2025. Sono ora 175 (-3,8% rispetto all'anno precedente e -9,3% in 5 anni; erano 226 nel 2012). Un rapporto impietoso che sancisce la crisi senza via di uscita della pesca locale. Che rappresenta ormai lo 0,51% del totale delle imprese attive in provincia e lo 0,086% della ricchezza prodotta. Crolla anche il volume del pescato commercializzato che si attesta a 13.901 quintali contro i 21.497 del 2016. (-35,3% in 9 anni).
In netta crescita invece il volume totale del pesce (fresco e congelato) commercializzato al Centro Agro Alimentare Riminese che ha mostrato una crescita costante, spinta soprattutto dalla logistica e dall'import. Tra il 2021 e il 2024, il CAAR ha visto un aumento del 15%nei volumi transitati dovuto al fatto che Rimini è diventata un punto di smistamento
strategico per il pesce che arriva dall'estero (Spagna, Nord Europa, Grecia). Oggi il pesce che passa dal CAAR soddisfa circa il 70-80% del fabbisogno della ristorazione e della grande distribuzione della provincia di Rimini e di parte delle Marche. Con il completamento entro l'anno del nuovo padiglione per il mercato ittico da 1.500mq finanziato con 10 milioni a fondo perduto dal PNRR, la capacità di stoccaggio aumenterà radicalmente grazie anche alle nuove celle frigorifere di ultima generazione per gestire volumi massicci di pesce surgelato e prodotti decongelati".
Quanto alla flotta: "I pescherecci oggi attivi nel porto di Rimini (strascico, volanti, draghe e piccola pesca) sono 75 di cui 17 hanno richiesto l’arresto definitivo finanziato dai fondi FEAMPA: 1 domanda è stata accolta ed è in corso la demolizione, 3 domande non hanno potuto accedere ai fondi per insufficienza degli stessi, mentre 13 pescherecci sono ancora in attesa della graduatoria ministeriale definitiva. Negli ultimi 20 anni sono stati cancellati dai registri navali 90 pescherecci (oltre il 58% della flotta). I pescherecci stanno uscendo in mare a turni da settimane a causa del caro carburante che incide ormai per il 50-60% dei costi di gestione. Ogni oscillazione del greggio si traduce immediatamente in una perdita di marginalità per l'armatore. Ma il gasolio non potrà che aumentare in futuro: tutti i principali istituti di ricerca (come l'IEA - International Energy Agency e il MASE) e gli studi di settore (come quelli di EUMOFA e Fedagripesca) indicano una tendenza chiara per il gasolio ad uso marittimo: volatilità nel breve termine e aumento strutturale nel lungo termine a causa della scarsità di nuovi investimenti in raffinerie di combustibili fossili (ormai considerate "tecnologia al tramonto") e delle politiche di Carbon Tax. La Cooperativa Lavoratori del Mare che gestisce il mercato ittico è in perdita sistematica dal 2021, cumulando al 31/12/2024 perdite, coperte con riduzione del patrimonio netto, per oltre 668.000 euro: 2024: - 193.321 €; 2023: - 93.875 €; 2022: - 129.922 €; 2021: -285.478 €; 2020: +34.558 €
E visti i numeri nel 2025 non ci si aspetta nulla di positivo".

La speranza del “Comitato Sinistra del porto” e dei 1.990 firmatari che ne hanno condiviso la causa è che "il Candidato Sindaco o l’attuale Sindaco si rendano definitivamente conto dell'inutilità di un nuovo mercato ittico in una zona turistica
urbanizzata, in mezzo alle case, senza adeguate strade di accesso e in un'area a rischio idrogeologico massimo secondo l'Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po', ed abbiano il coraggio di dirottare le risorse su opere utili alla collettività. Un progetto obsoleto ed economicamente inadeguato in un quartiere fragile concepito in condizioni urbane diverse ed ormai superate. San Giuliano Mare oggi è un quartiere prettamente residenziale e turistico, stretto tra due corsi d'acqua, soffocato dal traffico fieristico e di congiungimento tra il centro e la zona nord. L’inserimento di un’area con funzione logistica a traffico pesante in una zona che soffre già gli effetti dei cambiamenti climatici, con allagamenti ricorrenti di case e attività, priva di viabilità adeguata contrasta con ogni principio di rigenerazione urbana sostenibile e con ogni logica.
A Genova, Chioggia, Catania, Venezia stanno spostando i mercati ittici per avvicinarli alle  principali arterie stradali mentre a Rimini dove c’e’ l'opportunità di costruirlo nuovo in un’area già destinata alla logistica alimentare (il CAAR), si progetta di mandare camion e Tir tra le case e due fiumi cementificando una delle pochissime aree verdi vicino al mare.
In una situazione analoga, un’Amministrazione lungimirante, ha avuto il coraggio di fare scelte, al di là di interessi di categoria e speculazioni edilizie, ritenendo inderogabile per la cittadinanza lo spostamento del traffico pesante dalla zona mare".
Il comitato riporta la dichiarazione dell'Amministrazione Comunale di Rimini al tempo dello spostamento della Dogana da Via Destra del Porto al CAAR: "In merito alla nota firmata dalle Organizzazioni Sindacali sul trasferimento della sede dell'Agenzia Dogana di Rimini presso il Centro Agroalimentare, va ribadito come tale scelta sia irreversibile. Questo per
motivi di chiaro e trasparente interesse della città e della collettività riminese, andando finalmente a liberare in modo permanente la zona turistica dal traffico di mezzi pesanti": "L'Amministrazione Comunale di Rimini, confermando ancora una volta il suo fattivo impegno ad attivarsi per il più efficace inserimento dell'Agenzia Dogana presso il Centro Agroalimentare, non può che riaffermare l'assoluta necessità di procedere a un'operazione fatta nell'esclusivo pubblico interesse della città e della sua vivibilità."
Prosegue il Comitato: "A Chioggia, l’illuminato Assessore ai Lavori pubblici Dott. Angelo Mancin commentando lo spostamento e l’aumento di superficie del nuovo mercato ittico, che triplicherà i metri quadri, ha dichiarato: “Un progetto che impatterà positivamente sulla riqualificazione del centro storico cittadino e sulla viabilità, spostando il transito dei mezzi pesanti diretti al mercato ittico all’ingrosso dalla Romea direttamente in Val da Rio, tenendoli fuori dai circuiti cittadini”. Quali studi di traffico e inquinamento giustificano l’impatto del progetto riminese in un quartiere residenziale già messo a dura prova dalle decine di palazzine a 4 piani nate grazie all'articolo 7-ter del nuovo Rue? Che senso ha triplicare le superfici e sperperare 9 milioni di euro di fondi pubblici a fronte di una produzione locale in caduta libera e di un numero di operatori alle aste sempre più esiguo?
Perché ignorare l'appello alla riforestazione urbana lanciato dalle principali organizzazioni mondiali e locali, preferendo 2 milioni di euro di investimento pubblico in nuovo cemento? Sosteniamo la necessità di strutture moderne, ma queste devono essere proporzionate alle concrete previsioni delle esigenze future. Il futuro di San Giuliano deve essere a vocazione turistico-residenziale, con parchi e desigillazione del suolo, non può trasformarsi in un polo logistico senza tenere conto dell’attuale contesto urbano circostante. Triplicare la superficie del mercato ittico in Via Sinistra del Porto appare un'operazione nostalgica, basata su un modello di pesca e commercio che la biologia marina, la tecnologia digitale e la logistica moderna hanno già superato. Una decisione anacronistica e dannosa per la zona residenziale e turistica che è diventata San Giuliano - conclude il Comitato - un’opera che può comunque essere realizzata in aree alternative con viabilità adeguata e a questo tipo di servizi già deputate". 

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