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Chiudono tre imprese al giorno ma arriva qualche timido segno più

di
Redazione
   
Tempo di lettura 3 min
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A strappare un timido sorriso è proprio l’aumento delle iscrizioni (77 in più) non in grado però di compensare la crescita delle cessazioni. In provincia nei primi mesi dell’anno sono scomparse tre imprese al giorno.
In maggiore sofferenza si conferma il settore delle ‘costruzioni’, con altre 90 imprese cessate che portano il totale a 184 in un anno (5.493 del 2013 rispetto le 5.677 del 2012). In difficoltà anche ‘agricoltura, silvicoltura e pesca’ che in un anno ha perso 154 aziende. Alti e bassi invece per ‘commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazioni di autoveicoli e motocicli’, dove a fronte di 265 chiusure si registrano 124 aperture. Il saldo resta comunque negativo: per ogni azienda che apre, ne chiudono due. Rallenta la caduta del manifatturiero con comunque 49 imprese in meno rispetto al 2012. Si registrano invece timidi segnali di ripresa per alloggi e ristorazione (dalle 4.772 attività iscritte nel 2012 alle 4.791 del settembre 2013) e per telecomunicazioni, assicurazioni, la fornitura di personale, e i servizi di vigilanza ed investigazione
Segnali positivi da non sottovalutare, commenta l’assessore Galli, ma ancora ancora insufficienti. E a livello di enti locali, spiega, poco si può fare per invertire la rotta perché servono provvedimenti come la defiscalizzazione del lavoro e la semplificazione dei processi burocratici che solo il Governo può emanare.

Il commento dell’assessore alle Attività Produttive Fabio Galli
“Anche il terzo trimestre 2013 conferma una nuova flessione delle condizioni dell’economia riminese, sia a livello di cessazioni che di saldo finale, anche se si comincia a vedere una piccola ripresa di fiducia nel futuro, testimoniata dal trend in aumento delle nuove imprese iscritte. Non è un segnale da sottovalutare in un panorama che da ormai due anni a questa parte vede confermato un trend in lenta discesa per quanto riguarda il rapporto tra imprese nuove e cessate. I settori principali (costruzioni, agricoltura, manifatturiero, commercio) continuano a segnare il segno meno. Alcuni settori cominciano a far segnare un piccolo segno più, in particolare alloggi e ristorazione, seguiti ambiti più piccoli come telecomunicazioni, assicurazioni e fornitura di personale. Ovviamente sono segnali ancora insufficienti se confrontati con quelli complessivi, ma vanno colti comunque con interesse e fiducia. Il trend dei dati locali, inquadrabile in un contesto più ampio di crisi strutturale a livello nazionale ed internazionale, necessità dunque di strumenti di più ampia e generale portata rispetto a quelli possibili a livello locale. Il discorso è dunque simile a quello fatto sul turismo: solo con un incremento della capacità di spesa singola e familiare, unito a politiche di sviluppo aziendale fondate sulla defiscalizzazione del lavoro e sulla semplificazione dei processi burocratici, si riuscirà a dare sostanza nel 2014 al fragile, timidi, circoscritti segnali incoraggianti, fatti registrare anche a Rimini nei primi 9 mesi dell’anno. Il quadro generale non incoraggia, perché le 205 imprese cessate da un anno all’altro sono e rimangono un dato grave. Ma si intravede ancora quel dinamismo nell’aumento delle neo iscritte che storicamente è nel dna del nostro territorio. La voglia di combattere è intatta”.

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