Aumentano i trapianti all’Infermi. Dall’8 aprile la settimana nazionale
Ritornare alla vita grazie ad una vita che non c’è più. Sperare e vedere la propria speranza tradursi in un’altro giro di giostra, come lo ha raccontato un famoso scrittore.
Quando si parla di trapianti non bisogna mai dimenticare che chi riceve un organo, nella maggior parte dei casi riceve questo dono grazie alla sensibilità di persone che non conosce e che lo fanno in assoluta gratuità.
Come i 5 donatori del 2004 in provincia di Rimini, che avevano tra i 60 ed i 79 anni. Il prelievo di organi ha coinvolto però in provincia di Rimini molte più vite, salvate da 10 reni, 15 fegati e 56 cornee.
Un successo ridimensionato di poco rispetto all’anno scorso, in cui da dieci vite che si erano spente nel 2003 erano stati espiantati 34 organi. Ma che fa contribuire comunque la provincia di Rimini nel bilancio regionale con un buon cinque percento.
A Rimini non si effettuano trapianti: gli organi vengono trasportati negli ospedali di Bologna, Modena e Parma, oppure fuori regione, se c’è la richiesta.
L’Emilia Romagna è sensibile a questa scelta: i donatori effettivi per milione di abitanti sono trenta: dieci in più della media italiana e 15 di quella europea.
L’eccellenza della regione sta anche nel rendere trasparenti e veloci le liste di attesa: dallo scorso anno è attiva quella unica per il trapianto del fegato, mentre è già da quattro anni che esiste quella del trapianto del rene. Per ricevere un rene nuovo si può aspettare fino a due anni e mezzo, 7 mesi per il fegato e 5 cinque per il cuore.
E per il trapianto di midollo, che non si può effettuare da una persona estinta, ma da un parente oppure un donatore compatibile, cosa che comporta non poche difficoltà, cresce il numero di autotrapianti, una tecnica di recente scoperta ed a minor rischio di rigetto: 415 quelli effettuati in tutta la regione, rispetto agli 81 da donatore.










