Astensione e voto agli estremi. E' protesta?
L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari
Partiamo da una premessa. Appare evidente, che negli ultimi decenni assistiamo quasi passivamente a fenomeni di disgregazione sociale. La perdita dei valori fondamentali meriterebbe analisi lunghe ed approfondite. Di certo, possiamo aggiungere l’involuzione dei diritti, partendo dal lavoro e l’aggravarsi delle diseguaglianze, divenute un pericoloso detonatore senza ripari apparenti, o peggio, inadeguati. In parallelo a tutto questo, assistiamo ad un elevatissimo astensionismo elettorale, ed un aumento consistente dei voti agli estremi. Tante, le parole che ascoltiamo quotidianamente negli innumerevoli dibattiti sul tema, ma per cercare le motivazioni, proviamo ad elencare i fatti, almeno quelli che hanno toccato e toccano la vita di milioni di famiglie. Elenco una sintesi estrema, riduttiva per questioni di spazio, ma spero utile a riflettere. Parto da lontano, è necessario per comprendere.
L’evoluzione delle conquiste e dei diritti.
Nel 1906 il primo contratto di lavoro nelle fabbriche di auto. Nel 1945 è stata di fatto introdotta la prima scala mobile, per non fare perdere potere d’acquisto ai lavoratori dipendenti. Nel 1927 la contrattazione collettiva nazionale del lavoro (CCNL) . Nel 1945 è stata introdotta anche la cassa integrazione. Nel 1948 la costituzione (art 40), di fatto, elevò lo sciopero da reato a diritto e sancì la libertà sindacale (art 39). Nel 1963 la parità nel pubblico impiego. Nel 1970 lo statuto dei lavoratori, con l’art 18 e le sue grandi tutele, anche sindacali. Nel 1978 la nascita del servizio sanitario nazionale. Rafforzato significativamente nel 1999.
Dopo circa 100 anni, ecco alcuni risultati degli ultimi 25/30:
Nel 1997 è stata approvata una normativa che di fatto introduceva in precariato. Nel 2003 sono state ampliate tali possibilità. Nel 2014 un ulteriore allargamento. Nel 1984 un primo significativo ridimensionamento della scala mobile che tutelava i salari dall’inflazione. Nel 1992 la scala mobile è stata abolita definitivamente con un accordo nazionale. Nel 1992 il primo “riordino” del servizio sanitario nazionale. Successivamente, dal 2000 la sanità universale è stata pesantemente colpita con scadenze pressoché ciclica. Nel 2012 la normativa che ha di fatto modificato la reintegra sul posto di lavoro. Tra il 2014 ed il 2016 sono state introdotte diverse normative, tra le quali quelle sui reintegri, non sempre automatici, anche in caso di licenziamenti illegittimi, inoltre, sono state introdotte sostanziali modifiche all’art 18 dello Statuto dei lavoratori.
Aggiungo un tassello di fondamentale importanza, utile per capire se i provvedimenti degli ultimi decenni hanno contribuito a sanare le problematiche economiche del Paese: il debito pubblico italiano nel 1970 ammontava a circa 13/14 miliardi di euro di valuta attuale, il rapporto Debito / PIL ( Prodotto interno lordo) era al 38% circa. Al 31 dicembre 2025 il debito pubblico italiano ha traguardato i 3.095 miliardi ed il rapporto Debito/ PIL oltre il 137% .
Lascio al lettore la ricerca dei tanti soggetti che hanno realizzato “il prima ed il dopo”. Lascio al lettore la riflessione, ma credo si possa condividere che la domanda posta nel titolo dell’articolo possa dipendere anche da tutto questo e forse, anziché le tante parole dei dibattiti, servono fatti concreti, da realizzare con tantissimo coraggio e altrettanta determinazione. Di certo, però, alcune colpe sono anche le nostre, perché sarebbe auspicabile dedicare energie, tempo ed i pochi o molti denari disponibili alla battaglie pacifiche per la conquista dei diritti, come negli anni del novecento, invece, enormi masse si canalizzano quasi esclusivamente negli eventi effimeri.
Eppure, le conquiste sociali ed i diritti non hanno un colore politico, accrescono il benessere diffuso e riducono le diseguaglianze estreme, vero fulcro delle moderne autocrazie.










