Il Comitato contro il mercato ittico: non si usi la Blue Economy come scudo
Essere tra i comparti blue economy più rilevanti d'Italia non giustifica la costruzione del nuovo mercato ittico in via Sinistra del Porto perché la graduatoria stilata dal Rapporto Nazionale sull'Economia del Mare non prende in esame la sola filiera della pesca all'ingrosso ma anche il peso dei servizi di alloggio e ristorazione. E sono proprio questi a spingere Rimini al quinto posto in Italia. A dirlo è il comitato di Via Sinistra del Porto commentando la nota con cui il comune collegava l'importante risultato ottenuto a livello nazionale con il proseguimento dell'iter per il nuovo Centro Servizi Polivalente per la pesca. "La Blue Economy è un ecosistema trasversale – che spazia dalla cantieristica alla ricerca, dal turismo sostenibile alla logistica – e non può essere usata come scudo ideologico per coprire scelte localizzative profondamente errate" scrive il Comitato. Secondo i residenti di via Sinistra del Porto la scelta di insediare una struttura logistica pesante in un comparto urbano delicato è "sconcertante". Il sito prescelto presenterebbe infatti una serie di criticità come l'aumento, definito insostenibile, di mezzi pesanti in un area già satura e con un'unica via di accesso e uscita. C'è poi il fatto che la zona è classificata dalla pianificazione regionale come allagabile e quindi "deliberare la copertura con cemento e asfalto di una zona a rischio idrogeologico è un atto di plateale incoerenza" dice il comitato. I cittadini invitano l'Assessora alla Transizione Ecologica e alla Blue Economy Anna Montini a dichiarare l'area incompatibile con il progetto, suggerendo di individuare siti alternativi in zone industriali o retroportuali adeguate. E per avvalorare la possibilità di un cambio di rotta, il Comitato cita esempi europei come Valencia, Lione e Monaco di Baviera dove progetti infrastrutturali sono stati fermati o riconvertiti in parchi urbani per favorire la resilienza climatica.
"Se il mercato ittico è strategico – e nessuno nega l'importanza della filiera – l'amministrazione ha il dovere di individuare soluzioni alternative in siti adeguati, non nel cuore di un quartiere urbano abitato" conclude il Comitato.
Alcuni dati del Rapporto allegati alla nota del Comitato










