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Al teatro Corso giovedì in scena ‘La locandiera’ di Carlo Goldoni

di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Mer 5 Feb 2003 14:30 ~ ultimo agg. 31 Mag 16:08
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La locandiera è sicuramente la più celebre delle commedie di Goldoni, portata sulle scene del Teatro S.Angelo di Venezia nel dicembre 1752.
Scritta fra l’ottobre e novembre dello stesso anno e costruita su misura per Maddalena Marliani, che nella compagnia Medebach aveva il ruolo della servetta col nome di Carolina, è l’espressione della figura emergente della donna a metà ‘700, periodo in cui la filosofia illuminista stava cominciando ad avere largo successo di cultura e di pubblico.

Ne La locandiera ritroviamo rappresentate, nel piccolo mondo di una locanda, la crisi dei valori idealizzati dalla nobiltà nei secoli precedenti e che si rivelano avulsi dal nuovo contesto sociale; il divario fra nobiltà e popolo, la crisi della borghesia mercantile di Venezia, in un gioco continuamente alternato fra realtà e finzione. Le figure delle due comiche, anch’esse ospiti della locanda (Ortensia e Dejanira), diventano sintomatiche della situazione che mette in stridente contrasto la realtà rappresentata dai nuovi ricchi (Mirandolina, Fabrizio) e l’apparenza, rappresentata dai due nobili (conte d’Albafiorita, marchese di Forlipopoli) così tenacemente e penosamente legati ad un mondo, fatto di parrucche e di merletti, che non esiste più.
Le due attrici rappresentano nella realtà della locanda la finzione rappresentata sui palcoscenici dei teatri (la nobiltà), che poi è la stessa realtà che i due nobili rappresentano invece nella locanda, come se si trovassero sul palcoscenico di un teatro. Si verifica insomma uno spostamento della finzione nella realtà e della realtà nella finzione.

Dopo il debutto, al teatro Romano di Verona, con il Sior Todero brontolon, la regista Andrée Ruth Shammah, ha immaginato una via diversa di accostarsi a Goldoni, lontana dal realismo, oltre che dal goldonismo, perché attenta ad evidenziare, non solo la leggerezza della lingua goldoniana e la profondità dei caratteri, ma anche il significato del rapporto di coppia oggi, visto alla luce degli scontri generazionali.
Questa Locandiera nasce dal desiderio di portare avanti una simile ricerca, con una Compagnia giovane che permette alla regista di fare nuovi esperimenti sulla commedia più frequentata dal teatro italiano, proprio per la sua modernità, essendo considerata il primo vero manifesto del femminismo, ben identificato nel personaggio di Mirandolina vista, non come un personaggio avvenente, ma come una scaltra affabulatrice che è riuscita a fare della sua attività il centro stesso della sua vita.
Gli uomini che pernottano nella sua locanda, in genere, rimangono affascinati dalla sua loquacità, dai suoi modi garbati, fino a quando non arriva il Cavaliere che diventa il sovvertitore di quell’ordine che Mirandolina era riuscita a creare. Poiché egli interviene sull’idea di “armonia” costruita artatamente da Mirandolina, questa decide di sedurlo per ricomporre l’assetto alterato da quel “corpo estraneo” che frettolosamente si allontana perché incapace di reggere il di lei “teorema”, che ha, in fondo, svelato il carattere della sua misantropia, dovuta ad una certa impotenza nel concepire un rapporto con le donne.
Al contrario di Mirandolina che non evita gli uomini perché sa tenerli a debita distanza, egli, alla fine, si rivela un giovane che, avendo paura, finisce per sfuggirle.

Per informazioni:
Associazione Almadira, C.so Giovanni XXIII, 13 tel. 0541 26774.
Numero verde 800.95.96.32.

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