Affitti brevi. I proprietari: con nuove norme rischio fuga da locazioni lunghe
Si accende la battaglia sulla nuova legge regionale sugli affitti brevi che prevede l'introduzione della destinazione d'uso, ‘locazione breve’ nella categoria turistico ricettiva per distinguere gli immobili destinati a questo tipo di attività dal patrimonio abitativo ordinario. “Il rischio concreto - evidenzia Lorenzo Fagnoni, presidente di Property Managers Italia - è un effetto paradosso con la fuga dalle locazioni medio-lunghe. È un’impostazione che potrebbe produrre un risultato controproducente sull’offerta abitativa”. Secondo l'associazione le nuove norme introdotte lo scorso 19 dicembre rendono sempre più difficile la gestione flessibile degli immobili. “Per anni – spiega Fagnoni – molti proprietari hanno adottato un utilizzo misto e razionale degli immobili, alternando periodi di locazione a studenti o lavoratori a fasi di locazione turistica. Era un equilibrio che consentiva di mantenere le case nel circuito residenziale, riducendo al contempo i rischi tipici delle locazioni lunghe”. “Con le nuove regole – prosegue – questa possibilità viene meno. Il proprietario è costretto a scegliere: o locazione medio-lunga o locazione turistica. Ma questa scelta obbligata non riporta immobili sul mercato residenziale, anzi lo impoverisce”.
Secondo Fagnoni, il meccanismo è chiaro: “se un proprietario decide di optare per la locazione turistica, quell’immobile uscirà definitivamente, anche solo in parte, dal mercato delle locazioni medio-lunghe. Non per volontà speculativa, ma perché il quadro normativo rende impossibile una gestione flessibile”. Le nuove norme sarebbero quindi viziate da un "un errore di impostazione" perchè rendendo più rigido l’uso misto secondo gli addetti ai lavori non si aumenta automaticamente l’offerta per residenti. "In realtà - aggiunge il presidente - si elimina proprio quella soluzione intermedia che consentiva a molti proprietari di continuare ad affittare a studenti e lavoratori per una parte dell’anno”.
“Il rischio – conclude Fagnoni – è che norme pensate per governare il fenomeno finiscano per ridurre ulteriormente l’offerta abitativa, spingendo i proprietari verso scelte definitive e meno utili al sistema. Serve una regolazione che distingua tra uso occasionale, gestione flessibile e vera attività imprenditoriale, non un aut-aut che semplifica sulla carta e complica nella realtà”.












