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parla il promotore Bernardi

A Viserba niente referendum per l'autonomia. Pesano burocrazia e sfiducia

In foto: la nuova immagine del gruppo Facebook
la nuova immagine del gruppo Facebook
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Redazione
   
Tempo di lettura 4 min
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Ragioni burocratiche ma anche lo scoraggiamento di fronte a un tessuto sociale che ormai vive con rassegnazione il ruolo di "cenerentola" cittadina. Così Gabriele Bernardi spiega l'epilogo dell'iniziativa lanciata nella primavera 2025 per promuovere un referendum sulla nascita di un Comune autonomo a Viserba. Lo fa con un lungo post sul gruppo Facebook da lui fondato che, emblematicamente, ha cambiato il nome da "La Viserba che vorremmo" a "La Viserba che avremmo voluto" con una bandiera bianca come immagine di copertina.

Nessuna volontà di mire politiche personali, ribadisce Bernardi che poi elenca le principali motivazioni che avevano portato all'iniziativa: "Non serve essere un genio per notare come l'asse prioritario delle politiche turistiche sia sistematicamente sbilanciato dal porto verso sud, basta avere gli occhi. Anche i numeri, d'altronde, non mentono: il solo intervento di Piazzale Kennedy, con il suo belvedere è costato il doppio dell’intera riqualificazione realizzata da Rivabella a Torre Pedrera. Un intervento, quest'ultimo, finanziato tramite fondi nazionali per le periferie degradate e condotto con un'evidente mancanza di visione e cura, quasi a doverci dare il contentino, un intervento cannato e rinnegato in toto sul quale non si sono nemmeno degnati di mettere mano ai propri errori".

A ciò si aggiunge il divario nei costi dei lungomari: le opere a sud della palata vantano investimenti al chilometro quattro volte superiori a quelli destinati a Rimini Nord, arricchiti da fontane, palestre a cielo aperto e ampie aree verdi, il rapporto è almeno di 10:1 e probabilmente è per difetto. Di fronte a queste palesi disparità, perfino la risposta della governance cittadina si è rivelata fragile: quando la nostra proposta prese forma, si arrivò ad ascrivere al bilancio di Viserba e di Rimini Nord ovvero del quartiere i 250 milioni di euro investiti per la Fiera, un’improbabile operazione contabile, poiché la Fiera è un’infrastruttura al servizio dell'intera provincia, non un'opera di quartiere. Sarebbe come voler imputare esclusivamente al bilancio di Rimini Sud, l’aeroporto o l’ospedale: una tesi palesemente insostenibile".

Ma Bernardi ne ha anche per la passività del territorio: "Non ho mai chiesto privilegi o risorse eccezionali, ho sempre e solo rivendicato pari dignità e rispetto per Viserba e per tutta la zona Nord. Tuttavia, devo prendere atto che si tratta di una richiesta rimasta inascoltata, non solo dalle istituzioni, ma da un tessuto sociale che appare rassegnato per non dire contento a vivere come zona di servizio del capoluogo, ad accettare la perdita della propria vocazione, della vivibilità, delle proprie identità e dei propri diritti in favore del proprio partito di riferimento, una vera e propria patologia".

Le motivazioni amministrative: "Per separare un territorio con una popolazione superiore ai 20.000 abitanti (Viserba da sola li supera, e Rimini Nord ne conta oltre 35.000), la legge prevede che al referendum debba votare il corpo elettorale dell'intero Comune di Rimini. Una configurazione che condanna l'esito referendario in partenza, più che un referendum sarebbe un plotone d’esecuzione.
Per accedere al referendum poi occorrerebbe raccogliere 5.000 firme nell'arco di soli 90 giorni, tutte autenticate in presenza da un pubblico ufficiale (notai, avvocati o consiglieri comunali). Ovvero i banchetti si dovrebbero fare quando questi si rendessero disponibili, trovare professionisti disponibili a prestare gratuitamente e continuativamente questo servizio è un'impresa irrealizzabile.
L'alternativa a cui abbiamo pensato della petizione online con autenticazione SPID e CIE richiederebbe una piattaforma dedicata con un costo stimato tra i 20.000 e i 25.000 euro per soli tre mesi, cifra insostenibile per un comitato civico spontaneo e bisogna sempre vedere se le avrebbero accettate.
Quand'anche avessimo superato tutti gli ostacoli e avesse prevalso il "Sì", il referendum avrebbe mantenuto un valore unicamente consultivo. 
Poiché la nostra autonomia priverebbe il Comune di Rimini di un gettito fiscale paragonabile a quello del Comune di Riccione, (sì siamo autosufficienti alla grande), la Regione non autorizzerebbe mai un distacco suscettibile di compromettere la tenuta finanziaria del Comune di Rimini".

L'amarezza nell'alzare bandiera bianca: "Ringrazio di cuore coloro che si sono riconosciuti in queste trentennali battaglie per il cammino fatto insieme, per la passione e per il profondo amore dimostrato verso la nostra terra. Non ho mai chiesto un posticino, non ho mai chiesto nulla per me, non ho mai avuto doppi fini, ho solo lottato a cuore aperto e a testa alta per la nostra Viserba, ma a quanto pare è accanimento terapeutico, ne parleremo tra qualche anno se ci sarò ancora. La mia battaglia si ferma qui, nella speranza che il futuro possa un giorno restituire a Viserba la dignità che merita".

 

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