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ospedale di Cattolica

Un casco refrigerante che salva i capelli. Il dono dello IOR al Cervesi

In foto: paxman cattolica
paxman cattolica
di
Redazione
   
Tempo di lettura 8 min
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Nella giornata di lunedì 3 agosto una delegazione dell’Istituto Oncologico Romagnolo si è recata presso il Day Hospital Oncologico dell’Ospedale “Cervesi” di Cattolica per tagliare il nastro su un nuovo dispositivo donato all’Unità Operativa diretta dal dott. Lorenzo Gianni: un “Paxman Scalp Cooler”, casco refrigerante che diminuisce o azzera gli effetti alopecizzanti dei farmaci chemioterapici somministrati ai pazienti e alle pazienti. Saranno soprattutto queste ultime ad approfittare della possibilità dell’utilizzo della nuova apparecchiatura del valore di circa 35.000 euro, inaugurata nel corso di una cerimonia tanto breve e informale quanto sentita, cui ha preso parte anche il Sindaco della città adriatica, Franca Foronchi, e il Direttore della Struttura Complessa di Oncologia di Rimini, il dott. Davide Tassinari.

Lungi dall’essere una mera questione estetica, la caduta dei capelli ha un impatto spesso devastante per le donne che la subiscono, trattandosi dello stigma più visibile e riconoscibile della presenza della malattia. D’altronde la personalizzazione dei trattamenti antitumorali non riguarda esclusivamente la produzione di terapie sempre più efficaci per le caratteristiche della specifica malattia di cui soffre il singolo paziente: riguarda anche, e soprattutto, la cura a 360° dell’essere umano, una cura che va ben al di là della mera somministrazione di farmaci che danno le migliori possibilità a chi riceve una diagnosi di cancro. L’ottica è quella di offrire percorsi sì in grado di perseguire l’obiettivo della guarigione o l’aumento della sopravvivenza, ma senza perdere di vista la qualità di vita dell’uomo o della donna con problematiche oncologiche.

In questo senso, già da tempo l’Istituto Oncologico Romagnolo ha cercato di dare ascolto e risposta a uno degli effetti collaterali più temuti dalle pazienti in chemioterapia, ovvero la caduta dei capelli. Toccando ambiti quali femminilità e identità la calvizie, come detto, ha un impatto psicologico spesso devastante: per questo, già dal 2012, lo IOR ha introdotto tra i suoi servizi il Progetto Margherita, attività portata avanti presso numerosi sedi del territorio in cui i volontari dell’organizzazione non-profit accompagnano le donne che ne sentono il bisogno nella scelta di parrucche oncologiche gratuite. I dati a riguardo fanno emergere tutta l’importanza di questa possibilità: solo nel 2025 sono state 358 le pazienti che ne hanno fatto richiesta, praticamente una al giorno.

Ma l’innovazione tecnologica ha dato un’arma in più contro questo effetto collaterale. Il meccanismo su cui si basa il casco refrigerante permette di mantenere la temperatura del cuoio capelluto delle pazienti a -4°: inducendo la restrizione dei capillari che raggiungono il bulbo pilifero, permette la diminuzione della quantità di farmaco che arriva al capello. In questo modo la probabilità di calvizie si riduce, tanto che circa il 60% delle donne che hanno provato il Paxman Scalp Cooler hanno riferito un’alopecia di grado lieve o nullo. 

Per questo lo IOR ha deciso di rifornire la Romagna di questi caschi: negli ultimi anni sono stati donati dispositivi simili a quello fornito all’Ospedale “Cervesi” di Cattolica nelle strutture di varie città, tra cui Forlì, Rimini, Faenza, Cesena e Lugo. «L’idea era quella di offrire questa importante possibilità direttamente “sotto casa” – ha spiegato Fabrizio Miserocchi, Direttore Generale IOR, durante la cerimonia di inaugurazione – in modo che le donne possano curarsi nei reparti degli ospedali più vicini disponendo delle migliori possibilità di cura: un termine, quest’ultimo, da intendersi come attenzione premurosa nei confronti di una salute che, come ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non è semplice assenza di malattia ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. 

Tutto il territorio del sud della Romagna si è mosso con convinzione, quando è stato proposto l’acquisto del “Paxman” come buona causa dei nostri eventi: ricordiamo, tra gli altri, il “Pranzo per la Vita” organizzato a Misano Adriatico domenica 1 marzo; il “Pranzo di Primavera” di domenica 8 marzo dei volontari IOR di Cattolica; e il “Charity Dinner” di Riccione, di domenica 27 marzo. Occasioni che, messe insieme, hanno portato a incontrarsi circa 600 persone, per un totale di contributi che ha superato i 25.000 euro. Questa è la riprova che la Romagna, quando si tratta di donare, non è seconda a nessuno: come diceva spesso il prof. Amadori, una realtà come lo IOR non poteva che nascere su questo territorio. Ma è anche l’attestato di stima più lampante da parte dei cittadini verso il lavoro dei nostri professionisti: al di là della generosità, la raccolta fondi sarebbe impossibile, se medici e infermieri che operano nelle nostre strutture non ci mettessero qualità, impegno, empatia».

Un aspetto sottolineato anche dalla Sindaca di Cattolica, Franca Foronchi: «Quando si opera in certi reparti delicati occorrono sì medicina e scienza, ma è fondamentale disporre anche di una gran dose di cuore. Per questo ringrazio medici e infermieri che lavorano nell’Ospedale “Cervesi”, prendendosi cura dei nostri cittadini. Un pensiero particolare va ovviamente allo IOR e ai suoi volontari: ero presente al “Pranzo di Primavera”, quando si parlava dell’acquisto di un nuovo casco refrigerante, e a distanza di pochi mesi eccoci al taglio del nastro. Quando si organizza una raccolta solidale, e poi c’è un riscontro tangibile come quello di oggi, tutta la comunità dev’esserne informata e orgogliosa».

Volontari e infermieri sono le figure al centro delle quali ruotano anche le parole di encomio del dott. Lorenzo Gianni, Responsabile del Day Hospital di Cattolica. «I primi, con la loro presenza e vicinanza discreta ai pazienti in reparto, offrono un aiuto che va oltre agli eventi sul territorio che sono stati capaci di organizzare: ci donano il loro tempo, per un valore aggiunto di umanità non indifferente. Sottolineerei inoltre la disponibilità degli infermieri: il “Paxman Scalp Cooler”, infatti, presuppone per loro lavoro aggiuntivo, ma vedendo l’importanza che possiede per i pazienti e le pazienti si tratta di un impegno di vicinanza che si accollano sempre volentieri. 

Le sessioni col casco refrigerante, che salvano i capelli nel 60% dei casi e permettono anche una ricrescita più veloce, richiedono comunque tempo: non è facile restare anche un’ora e mezza con un dispositivo in testa a -4°. Eppure, la maggior parte delle nostre pazienti richiede di farne uso: segno che l’alopecia non è un effetto collaterale banale, bensì un carico emotivo che si aggiunge a quello fisico e psicologico della diagnosi di cancro. Ringrazio quindi lo IOR per questo dispositivo: non fa parte del percorso di guarigione in senso stretto, ma di quella cura a 360° che agevola la terapia».

Gli ha fatto eco il dott. Davide Tassinari, Direttore della Struttura Complessa dell’Oncologia di Rimini: «Questo è il segno tangibile che il territorio in cui operiamo ci vuole bene: quando una persona decide di impegnarsi a favore dell’ospedale al quale fa riferimento e delle persone che hanno bisogno, significa che c’è un bel patto di fiducia tra professionisti che curano e cittadini che vengono curati. 

È bello che il sacrificio economico di chi dona si trasformi in un oggetto concreto: sta a noi utilizzare poi al meglio questi dispositivi, affinché migliorino la qualità di vita di chi si affida ai nostri reparti». La chiusura è stata affidata alla dott.ssa Bianca Caruso, Responsabile Direzione Medica di Riccione e Cattolica: «Avendo lavorato anche ad altre latitudini posso confermare che questo è un territorio privilegiato che riceve tantissime donazioni: manna dal cielo, in un periodo in cui le difficoltà economiche della Sanità pubblica sono sotto gli occhi di tutti. È una cosa che contribuisce in maniera fondamentale a mantenere standard di cura altissimi. L’Ospedale “Cervesi”, in questo senso, è un gioiellino: è raro trovare in Italia tanti reparti d’eccellenza e performance così elevate in strutture altrettanto piccole».

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