Nuova Rimini Calcio: gli imprenditori riminesi si presentano alla città
La cordata di imprenditori riminesi che presenteranno al Comune la loro manifestazione d’interesse per far ripartire la Rimini Calcio presenta agli organi d'informazione il suo progetto. La conferenza stampa si svolge all'Hotel Savoia di Orfeo Bianchi, uno degli imprenditori che fa parte della cordata.
Diretta su Icaro TV (canale 18) e diretta streaming su Icaroplay dalle ore 11:00.
Al tavolo dei relatori Antonio Cocciolo, Orfeo Bianchi, Massimiliano Alvisi, Giuliano Lanzetti e Marco Lombardi.
Modera Massimiliano Alvisi. "L'obiettivo è dare un volto riguardo alla compagine che si candiderà al bando per la nuova Rimini Calcio. Facciamo parte di un gruppo di persone che nasce da un'idea di Giuliano Lanzetti e Orfeo Bianchi. Ci siamo buttati a capofitto per capire come poter fare questo tipo di progetto. Si basa su due tipologie: organizzare per i campionati. Parleremo come tutto fatto. Per completare l'inserimento con Marco Lombardi, col quale ci siamo confrontati già dalle prime riunioni, Cocciolo è arrivato dopo, grazie ai rapporti con Orfeo. Poi daremo spazio ad una persona molto importante per il progetto. Il lato economico. Si è scelta la strada di creare una compagine di più persone, e poi vi aggiorneremo sulla possibilità di allargamento, e sono: il reperimento delle risorse e delle competenze. Noi oggi siamo coloro che vorrebbero essere, con un'organizzazione calcistica dedicata per la categoria di competenza, una compagine con un progetto giovanile, e l'ultimo ma forse il più importante è il concetto di aggregazione: la bellezza di ritrovarci tra settori e competenze diverse, ma con un obiettivo unico. Ognuno dirà il suo perché. Il piano è di cinque anni. Con incaricati a livello sportivo, marketing, vogliamo costruire un piano di tutte le persone che aiuteranno. Ognuno di noi ha delle competenze che porterà dentro il progetto, rispettando il tema dei professionisti che andremo a scegliere. Non entro nell'aspetto sportivo. Oggi non vi diamo i nominativi perché oggi non abbiamo titolo di nulla. Abbiamo un impegno con le persone che ci hanno dato la loro disponibilità. Nel momento in cui ci dovesse essere assegnato il bando. Oggi possiamo solo dirvi: ci siamo strutturati. C'è poi un aspetto di collegamento con tutte le società del territorio. Il bacino d'utenza di scuole calcio dove un giocatore può nascere, l'aspetto sportivo è collegato a tutto quello che c'è accordo, insieme alle società: poter costruire un territorio di sport, un territorio di eventi. Quello che non ci mancano sono le idee. Rendere il più vicino possibile la Rimini Calcio a tutti. Noi veniamo dai tifosi. Nella vita professionale c'è stata la possibilità di mettere a disposizione del progetto. Giorgio Grassi entra dopo. La bellezza di questo percorso è che in questi due mesi in cui siamo stati in maniera molto silenziosa, ma perché prima abbiamo preferito mettere giù una strategia chiara, per poi poterci presentare nel modo giusto. E quando ci siamo confrontati con Giorgio tutta la competenza tecnica e la storia sarà importante per evitare tutti gli errori possibili".
Giuliano Lanzetti: "La passione per il Rimini nasce da quando avevamo 13-14 anni e riuscivamo a stampare qualche striscione. Momenti tristi anche quando si vendevano i biglietti per lotteria per il fallimento del Rimini. Oggi ci siamo in una veste magari più importante. Il Rimini non si prende, ma si restituisce alla città. Oggi abbiamo un quorum di dieci, per affrontare un campionato, nonostante le difficoltà iniziali perché ci sono 150mila euro del titolo o altri balzelli che qualcuno si deve sorbire. Quando abbiamo iniziato a dire l'idea a familiari e amici ti dicono: non farlo, perché con il calcio ti scotti, e ti scotti parecchio. Non ci aspettavamo un'affluenza così numerosa. Oggi ci danno una mano: abbiamo stabilito una campagna di adesione da 50mila euro. Riusciremo ad andare incontro a chiunque vorrà dare una mano. Servirà tantissimo la comunicazione, se crederete nel nostro progetto. Fino a ieri neanche pensabile. Invece oggi siamo certi: la strada esiste, in una modalità diversa, non con un'unica persona che debba caricarsi di tutto, le società del passato hanno avuto un impatto troppo grande con decisioni e debiti che vanno ad aumentare. Oggi siamo dieci e siamo già pronti, ma immaginate se siamo 15 o addirittura 20. Vuol dire avere il doppio di quello che abbiamo messo a budget. Noi ci abbiamo messo la faccia, siamo usciti allo scoperto. Nessuno ambisce ad avere un ritorno economico. La società sarà senza scopo di lucro. L'aiuto che ci deve arrivare dall'esterno è di supportare un sogno. Perché non dai anche tu il tuo contributo? Questo farà in modoc eh tutti quanti saremo partecipi per avere quell'energia, rispetto a un unico personaggio che viene tirato da mille parti fino a indebitarsi. Rispondo già a una critica: troppi galli nel pollaio. Le aziende più grandi funzionano con un CdA. Forse Orfeo ha detto che vuole fare una sgambata in campo. Questo vuol dire dare il meglio".
Marco Lombardi: "Volevo inizialmente dare un'idea del perché uno dopo tanti anni decide di rimettersi in un'avventura che spesso ti sconsigliano di fare. Io ho partecipato negli anni Ottanti per una decina d'anni alla gestione della Rimini Calcio. Sono convinto di aver fatto un buon lavoro, perché i bilanci erano dei disastri. Con risorse adeguate ho provato a riportare il Rimini in C1, siamo stati in lotta fino alla fine, ma non ce l'abbiamo fatta. Quella è rimasta un'incompiuta, a un bel lavoro che avevamo fatto. Le storie della vita a volte ti portano a ripercorrere certe strade. È intervenuto un rapporto di amicizia con l'avvocato Samorì, mi riferisco a qualche anno fa. L'avvocato Samorì ha posto come condizione che ci fosse un partner riminese che lo assecondasse in questa impresa. Questa cosa non si è mai concretizzata. Chi è nel nostro ambiente sa che non c'è nessuno che può prendersi una società da sola. Nei decenni passati nessuno dei grandi imprenditori si è mai voluto avvicinare. Noi abbiamo anche un'idea per coinvolgere i tifosi e tutti quelli che vogliono partecipare. Ci deve essere la possibilità per i dirigenti per garantire la continuità della società e la molla nel provare soddisfazione nello svolgere un certo ruolo. Quello che possiamo promettere non sono investimenti roboanti, premesso che per la categoria in cui siamo non siamo con un investimento inadeguato. Possiamo garantire una continuità di gestione, che è più importante. Questa è la maggiore garanzia che Rimini come città deve avere. Concludo dicendo che in questa mia esperienza mi ha spinto il ricordo che attraverso questo mio impegno si possano prendere una rivincita persone che non ci sono più come Gastone Montesi e Dino Cappelli, vedere che il calcio non è stato abbandonato ed è in buone mani".
Antonio Cocciolo: "Rappresento 3C Travel, tour operator. Ringrazio Giuliano e Orfeo, i padri fondatori, grazie a Massimiliano che si sta prodigando a portare tanta gente e a Marco Lombardi che sta organizzando tutta la parte burocratica per partire con questa bellissima esperienza. Ce ne sono due che ci accomunano: l'amore per Rimini e la passione per il calcio. Un ringraziamento alla città di Rimini, alla sua gente, per tutto quello che mi ha dato in questi anni. Con la promessa, insieme a questo gruppo di imprenditori, di riportare il Rimini nella serie e al livello calcistico che merita".
Orfeo Bianchi: "È stato un percorso in cui a volte abbiamo zoppicato un po' perché siamo dei neofiti. C'era un direttore generale, poi fatte altre scelte. Noi vogliamo bene alla Rimini Calcio. A differenza di altri noi siamo di Rimini, ci mettiamo la faccia e garantiamo in modo assoluto la volontà di tutte le cose che verranno fatte. Ci siamo dati un tempo di almeno cinque anni. Oltre alle scelte sportive, di chi si occuperà della parte tecnica e amministrativa, il nostro compito sarà quello di aggregare altre forze. Pensiamo di poter fare queste scelte nel modo giusto per il successo della Rimini Calcio. Siamo ambiziosi anche personalmente. Tutte le persone che sono qui, e anche quelle che arriveranno, sono ambiziose. Siamo consci di poterlo fare. Tutto il resto verrà costruito mano a mano. Quello che faremo sarà dato dalle nostre scelte. Tutto dipenderà da noi e dall'accoglienza che avremo in città. Se non saremo capaci sarà un nostro difetto, dobbiamo essere attrattivi. Solo questo potrà salvare il Rimini".
Giorgio Grassi: "Il fallimento del Rimini è una ferita - attacca con emozione -. Io mi sono sentito come Cincinnato, quello che fu chiamato durante la Repubblica, che prese l'esercito e poi tornò a fare il contadino. Il mio sogno è di tornare a fare il Cincinnato. Ho le terre, un'azienda che è diventata grossa perché la Grabo esporta negli Stati Uniti d'America, che è finita in recessione. Il mio settore è stato un po' colpito. Mi sono andato a riprendere il progetto che avevamo preparato con Buldrini. Poi c'eravamo solo noi. Non sono qui per dire che è colpa di qualcuno. Tutto quello che era una progettualità che per me era scontata, perché io venivo dalla Fya Riccione, dove noi nell'anno in cui ho preso il Rimini eravamo stati promossi in Eccellenza. Facemmo con la Fya Riccione due bellissime partite. Due realtà che erano vicine, solo che Rimini aveva ben altro potenziale. C'erano già tutte le idee che io passerò a questi ragazzi. Voglio esprimere la mia massima soddisfazione, il mio massimo apprezzamento, perché all'interno di questa compagine ci sono delle competenze che se avessimo avuto allora saremmo finiti in altro modo. Noi volevamo partire con un campionato di assestamento, poi ci dissero: ma come, il Rimini deve vincere. E arrivarono procuratori, Ricchiuti e tanti altri. Avevamo uno squadrone. Il 27 marzo del 2018 battendo l'Imolese con due gol di Traini e Yabré, in due anni eravamo tra i professionisti. Ritorno a questo gruppo di persone: io credo che non ci sarà gara perché una struttura così organizzata non ce la fa nessuno. Stiamo setacciando e chi ha desiderio di dare una mano può entrare con noi. C'è tutto per ripartire con l'unico carburante necessario nella vita che è l'entusiasmo. Non avvilirsi se si perde una o si perdono due partite, fa parte del gioco. Quando presi il Rimini ne avevo 64".
Facevate parte della cordata legata a Carasso?
Risponde Alvisi: "Negli ultimi due mesi l'idea era: è fattibile? Grazie a delle relazioni era stato individuato Paolo Carasso, che si era reso disponibile. Nel frattempo, Paolo ha un incarico importantissimo all'interno del basket, probabilmente sono cambiati degli equilibri e Paolo ci ha comunicato che non riusciva a portare avanti quell'impegno. Abbiamo avuto, come ha detto Orfeo, quella mezzora. Ci dispiace perché era una competenza non calcistica, ma tecnico-organizzativa molto valida, ci siamo organizzati in maniera diversa. Non c'è stato nessun tipo di contrasto, ma una scelta operativa di Paolo Carasso. Non c'erano più le condizioni per lui per andare avanti".
Chi sono gli altri quattro e questo progetto nasce per questa categoria guardando lontano o siete certi di poter allargare questa base?
Risponde Lanzetti: "Al momento questo non è il budget del campionato perché noi abbiamo messo un milione e cento a budget per il campionato. Pensiamo di essere sopra la media, poi ci sono casi come la Spal che sono fuori. Quello che non vogliamo è non buttare via soldi inutilmente. Questa è la prima fase, non pensiamo di rimanere in dieci, ma di aumentare per un'eccedenza che ci rimanga per l'anno prossimo e per l'anno successivo".
Alvisi: "Oggi volevamo uscire con il primo blocco di soci, settimanalmente vi daremo poi l'avanzamento. Per far capire che c'è un progetto molto chiaro: Rimini è aperta per tutti gli imprenditori che voglio portare valore. Diviso in tre aree: 150mila euro per il titolo, centomila euro per gli investimenti iniziali. I primi 250mila euro sono dedicati al progetto, l'altra parte è un ammortamento che andiamo a creare. Poi un budget rosa e anche un budget dedicato al settore giovanile. Per il settore giovanile valutando sia il bando, l'obiettivo è far le cose per bene nel settore giovanile, ma non sappiamo subito cosa faremo. La partita Romagna calcistica si vince se rimaniamo uniti. Poi le difficoltà abbiamo messo in conto che ci siano. In termini di budget non dimentichiamo che per gli interessi che abbiamo ci sarà una forza maggiore. Abbiamo l'idea di fare anche un azionariato popolare, vogliamo fare un muro al Romeo Neri dove ci sono tutti i nomi. Un "Neri" con poca gente e poco entusiasmo potrebbe diventare un elemento negativo. Vogliamo creare uno stadio che si muove tutta la settimana. Con i social siamo già pronti. È un modello più moderno: la parola chiave deve essere coinvolgimento. Nessuno come singolo ha l'ambizione di prendere un dominio".
Ci sono i fratelli Carnevali?
Alvisi: "Abbiamo incontrato con Orfeo e Giuliano Roberto a Riccione. Non sono all'interno del CdA, stiamo valutando. Per Roberto Carnevali, ci siamo sentiti anche ieri, è come possiamo sinergizzare in maniera migliore possibile. Non c'è interesse di entrare nella compagine o prendere il Rimini, ma come fare una sinergia, che per noi è importante. La dimensione del Rimini Calcio deve essere Cattolica-Misano. Rimini deve tornare o deve diventare un brand. E lo possiamo portare non solo in Italia, ma anche fuori. Poi il campo è la benzina di questi fattori, non essendo per nessuno di noi un'attività di business".
Quali sono i tempi, e ci sono già stati interlocuzioni con il Comune?
Alvisi: "Il dialogo con il Comune è attivo, è informato delle nostre azioni anche per chiarezza e per massima trasparenza. Il bando sarà per il 1 luglio. Ci sono anche altre compagini che si stanno organizzando. Noi presenteremo al Comune la nostra migliore proposta. Siamo apertissimi ad ampliare la base societaria e delle idee".
Lanzetti: "Abbiamo già mosso le persone e siamo già attivi. Ci sono già persone che stanno cercando allenatori e giocatori. Non aspettiamo il titolo. Se poi arriverà qualcun altro che sarà più bravo di noi sarà più bravo di noi".
La Gaiofana può essere un fulcro importante per il Rimini?
Alvisi: "Per la Gaiofana c'è un tema organizzativo. Il Comune porterà a termine i lavori e poi si aprirà un bando. La Gaiofana è fondamentale per il settore giovanile e per gli allenamenti della prima squadra. Il nostro massimo interesse non è l'operazione Gaiofana, ma come utilizzare al meglio quello spazio. Oggi un settore giovanile che si deve allenare in giro per la città, un nucleo centrale potrà aiutare. Per noi è un aspetto che dobbiamo attenzionare per un tema di spazi".
Quali sono gli obiettivi per questi cinque anni?
Bianchi: "Siamo ambiziosi. La Rimini Calcio è stato quasi sempre in serie C, ha avuto anni in B splendidi, però principalmente è da serie C. Una compagine che inizia questo viaggio si pone quest'obiettivo. Se mi dice tra quanti anni non lo so dire. Grassi ci ha messo due anni. Poi ci vuole anche un po' di fortuna nella vita, non è solo qualità e passione. A volte ci sono momenti buoni, a volte ci sono momenti in cui bisognerà tener duro. Dobbiamo stare uniti. È chiaro che in C bisogna andarci prima o poi".
Avete già definito la società?
Alvisi: "Nel CdA abbiamo dieci persone. Molta gente vuol dare un contributo al Rimini. L'obiettivo era determinare quello che c'è. A fine giugno ci sarà un gruppo operativo".
Avete già scelto il DS?
Alvisi: "In tutte le aree abbiamo individuato le persone. Con tutte le persone che abbiamo scelto c'è una clausola per cui tutti gli accordi fatti decadono. Stanno rinunciando ad altri incarichi per il bene del Rimini. Abbiamo voluto dare un taglio più professionale possibile. I ragazzi si alleneranno il pomeriggio. Ci vogliamo strutturare come organizzazione sportiva e aziendale per fare le cose fatte per bene. Con budget dedicati, senza colpi di testa".
Tutta la qualità che si sta illustrando si può allargare al movimento sportivo riminese per ricreare una cultura sportiva che non c'è?
Lombardi: "Noi oggi ci presentiamo senza mandato. Alcuni atteggiamenti nostri non li dovete prendere come reticenza, ma per voler entrare in punta di piedi. C'è tanto più entusiasmo di quello visto oggi. Oggi qui abbiamo dei campioni di comunicazione. Ci siamo detti: siamo in una certa categoria, non diciamo che ci sono gli arabi o gli americani con noi, ma non per questo non c'è ambizione di riportare il Rimini a certi livelli. Noi potremmo partire domani mattina. Se il bando fosse domani noi lunedì mattina possiamo presentare tutto e abbiamo la struttura per iniziare a lavorare da lunedì, però siccome Rimini ha un nome importante non vogliamo neanche far pensare a chi lavora con noi che siamo il Real Madrid. Partecipare a un progetto importante, ci saranno professionisti remunerati nella maniera giusta, ma anche appassionati. Una delle cose che mi ha fatto piacere nei vari incontri che abbiamo avuto è che ci siamo preoccupati proprio di questo: devono essere giocatori bravi, ma valuteremo anche l'aspetto caratteriale o morale. Ragazzi che vogliano anche impegnarsi in altre cose. Stavamo pensando come poterli aiutare a trovare nel futuro delle loro collocazioni se il loro futuro non sarà nel calcio. Siamo timorosi perché sappiamo che tutto questo funziona se funziona il campo, e funzionano i risultati. Finché non abbiamo la consapevolezza siamo più cauti".
Lanzetti: "Noi in qualsiasi serie lo stadio lo vogliamo vedere pieno. Quindi l'obiettivo è fare riappassionare tutti, riportare quella febbre che per esempio è stata positiva nel basket, che si gioca l'A1 in questi giorni. Quello che forse è mancato nelle gestioni precedenti è di creare uno stadio "pienissimo".
Alvisi: "Il calcio che è lo sport che può creare più interesse può diventare una vetrina per le aziende e per le attività".
Avete già un'idea su chi guiderà il settore giovanile e per mettere tutte le società sotto la stessa bandiera?
Alvisi: "Attualmente la figura del coordinatore sportivo non è stata scelta, è un'area che dobbiamo ancora definire. Dobbiamo capire all'interno del bando quante squadre dobbiamo schierare. Mi piacerebbe avere un'Under 19 di qualità perché il desiderio che i giocatori romagnoli abbiamo ambizioni di fare qualche presenza in prima squadra. Se meriti calcisticamente dobbiamo dare un sistema che permetta ai giovani di avere quella visione. L'Eccellenza è un campionato difficilissimo, ma anche bellissimo, con tanti derby. Abbiamo contatti, non saremo super performanti, ma l'obiettivo è di avere allenatori professionali. Prima di allenatori dovranno essere educatori. Domani Rimini deve avere un settore giovanile che porta periodicamente persone in prima squadra. È la sostenibilità del progetto che è legata, e probabilmente anche le norme federali andranno in quella direzione. Un settore giovanile con persone preparate. Sui campanili mi hanno allertato tutti di due cose: ti stai mettendo in un mondo complicato. Noi vogliamo fare le robe assieme: i migliori giovani devono giocare nel progetto sportivo migliore, la formula l'abbiamo ben chiara. L'obiettivo è che lo stadio sia pieno di ragazzi che giocano in tutti i momenti. Gli equilibri so che non saranno facili da trovare, noi partiamo con le migliori intenzioni: disponibilità di collaborare con tutti. Noi abbiamo l'idea chiara di mettere a disposizione tutto quello che abbiamo".
Lanzetti ricorda la mail: "1912riminicalcio@gmai.com" .










