Calcio giovanile selezionato ed i club dilettanti, responsabilità e territorio
Negli ultimi giorni, per il rilancio del calcio italiano dopo la mancata qualificazione ai Mondiali degli azzurri, al centro dell’attenzione anche a livello locale è finito il calcio giovanile ed in particolare il cosiddetto ‘selezionato’.
L’ASD Victoria interviene non per spirito di contrapposizione o campanilismo, ma per senso di responsabilità nei confronti dei ragazzi, delle famiglie e di tutte le realtà sportive locali. La questione, infatti, non è “chi contro chi”, ma quale modello di calcio vogliamo costruire per il futuro dei nostri giovani.
Il calcio dilettantistico ha un compito chiaro: formare, educare e far crescere i ragazzi, non selezionarli. La selezione, per sua natura, appartiene al livello professionistico.
Sul nostro territorio è sempre esistito un punto di riferimento chiaro, rappresentato dal Rimini Calcio, vertice del percorso calcistico locale e simbolo del sogno sportivo di tanti giovani che aspirano, un giorno, a indossare la maglia della prima squadra. Ad oggi questa realtà non esiste più, ma ci auguriamo che, con la ripartenza del settore giovanile, il club biancorosso possa tornare a rappresentare pienamente questo punto di riferimento per tutto il movimento calcistico locale, costruendo un percorso condiviso e aperto a tutte le società del territorio, nell’interesse dei ragazzi e non di logiche personali.
Creare strutture selettive parallele, senza un reale collegamento al calcio professionistico, significa introdurre un modello che rischia di essere distorsivo e controproducente. Un modello che, oltre agli aspetti sportivi, rischia anche di compromettere l’equilibrio umano e sociale dei ragazzi, andando a creare separazioni all’interno di gruppi consolidati, tra amicizie e famiglie che fino a quel momento avevano condiviso lo stesso percorso sportivo.
Per diverse ragioni:
- smantella gruppi squadra già esistenti, costruiti nel tempo con impegno e continuità;
- non garantisce reali opportunità di crescita professionistica, generando aspettative difficilmente sostenibili;
- indebolisce il sistema territoriale, creando squilibri tra società; • impoverisce i campionati locali, riducendone qualità e competitività;
- soprattutto aumenta il rischio di abbandono precoce dello sport.
Esperienze già vissute dimostrano, infatti, che molti ragazzi, una volta usciti da percorsi selettivi o non più considerati all’altezza, faticano a reinserirsi nelle squadre di provenienza e spesso finiscono per abbandonare completamente l’attività sportiva.
Al contrario, un percorso continuativo, sereno e inclusivo consente ai ragazzi di crescere nel tempo, maturare ed in molti casi esprimere il proprio potenziale anche in una fase successiva.
È importante inoltre sottolineare che le opportunità di crescita per i ragazzi già esistono e funzionano, senza bisogno di destrutturare il sistema. La nostra realtà, negli anni, ha costruito rapporti e collaborazioni con società di livello superiore, tra cui il Rimini e il Cesena, oltre a numerose realtà dilettantistiche di Eccellenza, Promozione e Serie D.
Questo consente ai nostri ragazzi di:
- sostenere provini in contesti più competitivi
- confrontarsi con livelli superiori
- intraprendere, per chi ne ha le capacità, percorsi sportivi più ambiziosi, senza rompere gli equilibri del territorio, ma anzi rafforzandoli. Il punto, quindi, è evitare scelte che, dietro l’idea di crescita, rischiano in realtà di indebolire l’intero movimento. Il nostro obiettivo resta uno solo: tutelare i ragazzi e costruire un ambiente sano, inclusivo e sostenibile per tutto il calcio locale.












