Calcio dilettantistico in Emilia-Romagna: un tecnico su due ha più di 45 anni
Mentre gli italiani assistono da spettatori alle ultime partite dei Mondiali, chi il calcio italiano lo costruisce ogni pomeriggio nei campi di provincia lancia un messaggio chiaro: il problema non è la Nazionale, nasce prima. Per chi ogni giorno allena, forma e gestisce migliaia di giovani calciatori le associazioni sportive dilettantistiche hanno bisogno di maggiore formazione, più risorse e, dato forse meno scontato, di un affiancamento tra generazioni. È quanto emerge dall'analisi realizzata da Golee, la piattaforma italiana di riferimento per la gestione digitale delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche, che ha analizzato i dati della propria piattaforma per fotografare lo stato delle società calcistiche dell’Emilia Romagna.
L'analisi dei dati raccolti da Golee conferma in primis alcune fragilità strutturali del comparto rilevate a livello nazionale. Anche in Emilia Romagna l'allenatore italiano “tipo” è un uomo di mezza età: uno su due ha circa 45 anni di età, con un’età media superiore a 42 anni. Il dato, che racconta un sistema fondato sull'esperienza e sull'impegno di migliaia di tecnici che ogni settimana tengono in piedi il calcio di base, sottolinea al contempo l'esigenza di far entrare nel settore nuove generazioni di allenatori e dirigenti, capaci di affiancare chi oggi rappresenta il perno delle ASD.
Se a livello nazionale le donne impiegate nel settore sono il 12,3% del totale, in Emilia Romagna questa percentuale cala ulteriormente, fermandosi al 9,2%. Altro dato che sorprende perché mostra una situazione peggiore rispetto al livello nazionale è quello relativo agli operatori più giovani: tra gli under 24 la presenza femminile negli staff cresce ma non va oltre il 21%, mentre la rilevazione nazionale si ferma al 27%.
"Grazie alla diffusione della piattaforma tra le società sportive emiliano-romagnole, Golee dispone di uno dei più ampi osservatori regionali sul calcio dilettantistico - spiega Tommaso Guerra, CEO e founder di Golee. - I dati sull’età non vanno interpretati in maniera negativa: l’esperienza di chi da anni tiene in piedi il calcio dilettantistico è uno dei patrimoni più importanti del movimento. Tecnici, dirigenti e volontari garantiscono continuità, competenza, presenza sul territorio e trasmissione di conoscenze. Però questa esperienza deve essere affiancata da nuove energie: servono più giovani che scelgano di fare gli allenatori, i dirigenti, i formatori, e c’è bisogno di figure senior capaci di formarli e metterli nelle condizioni di crescere. Più donne negli staff, inoltre, significa più modelli per bambine e ragazze, più pluralità nei percorsi educativi, maggiori possibilità di allargare la base di chi sceglie di vivere il calcio non solo da atleta, ma anche da allenatrice, dirigente o formatrice".
Accanto ai dati strutturali, un sondaggio condotto su un panel di operatori restituisce anche il punto di vista di allenatori e dirigenti. Per il 58,3% degli intervistati l'assenza dell'Italia dai Mondiali è il sintomo di un problema più profondo, mentre solo l'8,3% ritiene che si tratti di un danno d'immagine particolarmente rilevante. Alla domanda sulle cause principali della crisi, le risposte convergono soprattutto sulla scarsa qualità della formazione dei giovani, sulla mancanza di organizzazione del sistema e sulle criticità del modello calcistico italiano, ben prima dei risultati del calcio professionistico.
Dalle ASD arriva anche un messaggio di responsabilità: quasi sette intervistati su dieci (69,5%) ritengono che le associazioni sportive abbiano un ruolo importante nel rilancio del calcio italiano. Il 27,8% sostiene che "il cambiamento parte da noi", mentre il 41,7% ritiene che le ASD possano fare concretamente la propria parte.
Il problema è che, oggi, queste realtà chiedono strumenti adeguati per farlo. Tra le principali criticità emergono la carenza di risorse economiche (33,1%), la necessità di maggiore formazione per dirigenti e allenatori (31,2%) e la disponibilità di strumenti tecnologici per gestire meglio le società (19,4%).
"L’Emilia Romagna rappresenta uno dei territori in cui osserviamo più da vicino l'evoluzione del calcio dilettantistico. I dati mostrano una rete di società sportive che ogni giorno investe tempo, competenze e passione nella crescita dei giovani. È proprio da realtà come queste che può partire il rilancio del movimento: valorizzando l'esperienza di chi c'è da anni e creando le condizioni perché sempre più giovani, uomini e donne, scelgano di diventare allenatori e dirigenti" continua Tommaso Guerra.
Anche le risposte aperte raccolte nel sondaggio convergono nella stessa direzione: investire nella formazione degli allenatori, migliorare gli impianti sportivi, ridurre la pressione sul risultato nelle categorie giovanili, sostenere economicamente le società dilettantistiche e semplificare la gestione amministrativa vengono indicati come i fattori decisivi per rilanciare il calcio italiano.
Chi allena il calcio in Emilia Romagna
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Figure tecniche e di staff analizzate in Emilia Romagna: 2.355
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Uomini: 90,8%
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Donne: 9,2%
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Età media complessiva: 42,4 anni
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Età media uomini: 43,2 anni
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Età media donne: 34,7 anni
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Presenza femminile under 24 anni: 21%










