Indietro
menu
Da Berlino e Venezia

L'8 settembre riapre il cinema Fulgor con "Rimini" e "Il signore delle formiche"

In foto: il signore delle formiche
di Lucia Renati   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mar 6 set 2022 11:25 ~ ultimo agg. 18:10
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Il Cinema Fulgor è pronto a riaccendere i proiettori dall’8 settembre con un ricco programma di rassegne, retrospettive e omaggi a cineasti.  Giovedì alle 21 si parte con un doppio appuntamento in collaborazione con Emilia-Romagna Film Commission: in sala Federico il film “Rimini”, girato per la maggior parte a Rimini e presentato all’ultimo Festival del cinema di Berlino, e in sala Giulietta il film “Il signore delle formiche”, in concorso al Festival di Venezia 2022.

Rimini (commedia, drammatico – anno 2022, durata 114 minuti) è diretto da Ulrich Seidl che racconta la storia di Richie Bravo, interpretato da Michael Thomas. Presentato al Festival del cinema di Berlino 2022, il film è girato in gran parte in una Rimini invernale, della quale il regista austriaca afferma di subirne il fascino del mare d’inverno.

Richie, un tempo stella della musica tradizionale austriaca, ora è solo un cantante in là con gli anni. L’uomo vive in una vecchia villa, ormai non più sontuosa, e si esibisce per racimolare qualche soldo in alcuni insignificanti alberghi a Rimini. Intrattiene tediate comitive di anziani disinteressati e alza qualche altro spicciolo offrendosi come gigolò ad alcune spettatrici solitarie, consumando così ogni residua energia erotica rimastagli.
Nel frattempo l’unico parente vicino in vita, suo padre, si trova nel loro paese di origine in Austria, dove vive in una casa di riposo. Quando, però, irrompe nella vita di Richie una giovane ventenne che sostiene di essere sua figlia e pretende da lui tutti quegli anni di alimenti non versati, le cose per l’ex star cambiano improvvisamente.

Il signore delle formiche (drammatico – anno 2022, durata 130 minuti) è diretto da Gianni Amelio, con Luigi Lo Cascio e Elio Germano. La pellicola è stata presentata in anteprima in Concorso alla 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il film si ispira alla storia di Aldo Braibanti, il drammaturgo e poeta, condannato alla fine degli anni ’60 a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, ovvero di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne.
Il ragazzo, per volere della famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock, perché “guarisse” da quel l’influsso “diabolico”. Ma in realtà era servito per mettere sotto accusa i “diversi” di ogni genere, i fuorilegge della norma. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film racconta una storia a più voci, con sullo sfondo un’opinione pubblica per lo più distratta o indifferente. Solo un giornalista si impegna a ricostruire la verità.

“Aprire la nuova stagione di questa importante sala con Rimini e Il Signore delle Formiche è per noi dell’Emilia Romagna Film Commission – dice il responsabile Fabio Abagnato – motivo di orgoglio nell’anno in cui entrambe le opere girate nella nostra regione, ci hanno portato in Concorso al Festival di Berlino e alla Mostra del Cinema di Venezia. Seidl e Amelio, due indiscussi maestri del cinema hanno scelto due parti del nostro territorio (Rimini e il piacentino/parmense) per raccontare con la forza delle immagini un’umanità che nei luoghi si riflette per arrivare al cuore del pubblico. Negli ultimi anni la crescita della qualità dei progetti sostenuti dalla Regione grazie al Fondo per l’audiovisivo è la testimonianza tangibile di una crescente fiducia dei produttori italiani e stranieri che trovano nell’Emilia-Romagna quella casa in grado di dare loro supporto e accoglienza lasciandoli liberi di immaginare i destini di una miriade di personaggi che abiteranno le nostre visioni in sala”.

Il sindaco:

“Rimini – commenta il Jamil Sadegholvaad – è forse il luogo più visitato e frequentato, perfino ‘non fisicamente’, dal cinema italiano. Lasciando là, su un piedistallo, l’epopea felliniana e i suoi (non) ritorni al grembo autobiografico ne ‘I Vitelloni’, ‘Roma’ e soprattutto ‘Amarcord’, l’intera cinematografia dal dopoguerra in poi ha corso parallelamente la vicenda riminese nell’immaginario collettivo nazionale. Pietrangeli (La parmigiana), Risi (L’ombrellone), quindi le pellicole commerciali che simboleggiano il riflusso anni ‘80, il maledettismo tondelliano di ‘Da zero a dieci’ di Ligabue fino ad arrivare alla scintillante levigatura de ‘L’isola delle Rose’ di Sibilia, la persistenza di Rimini, dei suoi amori o amorazzi sotto il sole, tra folklore e crudeltà, sino alle malinconie autunnali della spiaggia e degli alberghi chiusi, ha costantemente affascinato il cinema autoriale o meno degli ultimi ‘70 anni. Con queste due pellicole si rinnova dunque una tradizione che, vale la pena ribadirlo, fa di Rimini non solo una quinta per il cinema di ogni peso o latitudine ma fa della città stessa il ‘fumista’, dando tempi, imprinting e suggestione al significato stesso dell’opera”.