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Lega chiedeva revisione

Variante SS16. In regione passa risoluzione Pd e M5S per procedere

In foto: Rimini nord
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
ven 22 lug 2022 09:38 ~ ultimo agg. 14:40
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Per la variante alla SS16, nel tratto Bellaria – Rimini nord – Misano Adriatico, si va avanti verso gli ultimi step autorizzativi del progetto partito ormai quindici anni fa. La Regione Emilia-Romagna vuole proseguire in sede di Conferenza dei Servizi la già avviata azione di mediazione fra tutti gli interlocutori e, in accordo con gli enti locali e la Provincia di Rimini, promuoverà eventuali ulteriori ottimizzazioni del progetto che salvaguardino le peculiarità del territorio, specie agricole“. È la richiesta contenuta nella risoluzione presentata da Silvia Piccinini, capogruppo del Movimento 5 stelle, e sottoscritta da Nadia Rossi (Pd), che l’ha anche emendata, approvata in commissione Territorio, ambiente e mobilità, presieduta da Stefano Caliandro.

Respinta, invece, una risoluzione presentata da Matteo Montevecchi (Lega), primo firmatario, e sottoscritta anche dai consiglieri Marco Lisei (Fratelli d’Italia)Marco Mastacchi (Rete civica) e Valentina Castaldini (Forza Italia), che chiedeva la revisione del progetto di variante.

Silvia Piccinini (M5s) ha chiesto di studiare con Anas “misure per temperare l’impatto dell’opera sul comparto agricolo, agendo sulla progettazione con misure dirette, fra l’altro, a evitare il più possibile frazionamenti, a prevedere sottopassi per i mezzi agricoli, a mitigare l’impatto degli svincoli e a garantire la piena efficienza degli scoli delle acque”. Il progetto, atteso da 15 anni, vede la validità della Via (Valutazione di impatto ambientale) prorogata dal ministero dell’Ambiente fino a marzo 2023.

Per Nadia Rossi (Pd), che ha presentato un emendamento, poi votato dalla maggioranza, “ridurre l’impatto della variante sulle aree agricole, che rappresentano ricchezza ambientale, economica e sociale per la Romagna, compatibilmente con le risultanze del procedimento di VIA, è una priorità dell’attività istituzionale. Questo nell’alveo di un progetto strategico e necessario, già approvato e ampiamente valutato a tutti i livelli nell’ultimo decennio, che non si può fermare adesso per essere interamente rivisto. Rivedere il tracciato significa rinunciare all’opera per almeno altri quindici, vent’anni. Non possiamo permettercelo come territorio, non possiamo più permetterci il traffico e il congestionamento dentro e a ridosso dei centri abitati, il superamento dei limiti del PM10 per oltre 50 giorni consecutivi e un indice di incidenti e mortalità così alto. Per non parlare dell’utilità dell’infrastruttura della SS16 per separare i flussi di attraversamento da quelli di spostamento a corto raggio, migliorare la qualità della vita, la competitività della nostra offerta turistica ma anche delle imprese produttive e commerciali del nostro territorio”.

La risoluzione illustrata da Matteo Montevecchi (Lega) chiedeva alla Giunta “una revisione del progetto tenendo conto delle peculiarità del territorio, quali l’agricoltura con la conseguente salvaguardia di posti di lavoro e prodotti a chilometro zero, l’integrità delle falde acquifere e l’equilibrio ecosistemico dell’area che va da Igea Marina alla frazione di Santa Giustina”.

Il progetto di variante alla Statale 16 Adriatica -hanno ricordato i consiglieri di minoranza- si inserisce nel programma di sviluppo e potenziamento della rete infrastrutturale della Provincia di Rimini, previsto dal Piano territoriale di coordinamento provinciale. Il progetto ha un iter più che ventennale e il primo tratto, a nord, impegna quasi 300 milioni di euro. La variante era stata pensata anche in funzione di alcuni importanti progetti di sviluppo quali ad esempio l’area produttiva denominata ‘Triangolone’, ad oggi naufragato, e il progetto ‘Transit point’, centro ecologico di distribuzione merci, anch’esso mai nato”. L’area su cui insiste il progetto ha una forte vocazione agricola, in cui operano molte aziende a carattere famigliare: realizzando la variante si rischierebbe di penalizzare pesantemente il settore e si avrebbe una perdita di posti di lavoro. Con ricadute anche su turismo e prodotti agricoli di qualità. “Tutto ciò -ha concluso Montevecchi- sarebbe in contrasto con le finalità del Patto per il lavoro e per il clima, firmato a Rimini con la presenza del presidente Bonaccini”.

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