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Lo splendore della verità

Vita e opere di Giulio Liverani in un libro. Giovedì la presentazione

In foto: un'opera di don Giulio Liverani
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mar 14 giu 2022 19:08
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Lo splendore della verità nella vita e nelle opere di Giulio Liverani è il titolo del libro dedicato al sacerdote artista, nato a Modigliana nel 1935 e morto nel 1997 in Brasile dove si trovava come missionario. A scriverlo a quattro mani Don Franco Staccoli e Don Giancarlo Moretti. Proprio Don Giancarlo è parroco della chiesa di Sant’Agata a Santarcangelo (ai più nota come Fabbrica) dove si trovano le ceramiche di Liverani che illustrano la Via Crucis. Nella stessa chiesa giovedì alle 20.30 sarà presentato il libro.

Sin dalla prima visita alla parrocchia della Fabbrica mi colpì questa arte mai avvicinata in precedenza. – sono parole del Vescovo di Rimini Francesco LambiasiLo sguardo dell’artista non è l’obiettivo della macchina fotografica, ma uno sguardo trasfigurante, uno sguardo contemplativo e gratuito, incantato: si lascia percuotere dalla realtà, non la manipola. Quello di Giulio Liverani è uno sguardo procreativo e ricreativo. E la sua Via Crucis realizzata a Santarcangelo non è la raffigurazione solo del dolore, ma trasfigurata dall’amore”. Il Vescovo ha apprezzato anche il titolo del volume: “L’artista sa cogliere briciole e frammenti della Verità dove sono disseminati”.

Don Franco Staccoli, co-autore del volume insieme a don Giancarlo Moretti, ha conosciuto Giulio Liverani “sul finire del Sessantotto, in occasione di un incontro su come vivere il Vangelo nella comunità cristiana. Mi ha colpito il suo vivere guardando l’altro per quello che è: un fratello. Sempre amato da Dio, anche nel caso di errore. Aveva apertura e attenzione ai piccoli e bisognosi, in ciascuno di essi sapeva vedere Gesù. Ed era portentoso nella costruzione di rapporti”.

Don Giancarlo Moretti ricorda che Liverani “metteva realismo nelle opere a piene mani. In un’opera realizzata in Argentina, raffigurò il capo della polizia locale in Ponzio Pilato. Le forze dell’ordine vennero ad interrogarlo, il mattino fuggì in Italia.
In lui è fondamentale il rapporto tra artista e committente. Coinvolgeva tutta la comunità. Di giorno creava, alla sera incontrava le comunità per spiegare le sue opere. E durante il suo periodo riminese, fu un vero riminese, immerso nella nostra realtà e cultura”.

Nella Diocesi di Rimini, Giulio Liverani ha lasciato opere nella parrocchia di Sacramora (Viserba di Rimini), S. Agata di Santarcangelo, Casinina di Auditore, e a pochi chilometri di distanza Cesenatico.

Il volume Lo splendore della verità nella vita e nelle opere di Giulio Liverani è diviso in due sezioni. Nella prima, curata da Franco Staccoli, ripercorrendo gli scritti di Liverani (lettere, diari, omelie), l’autore presenta l’identità filosofica e spirituale di don Giulio, dalla nascita avvenuta nel 1935 a Modigliana (Forlì-Cesena), fino alla morte avvenuta ad Aquidabà (stato del Sergipe, Brasile) nel 1997. Ordinato sacerdote nel 1958, la vita di Liverani prende una svolta con la scoperta del carisma di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Come missionario si trasferisce in America Latina, condividendo la povertà e l’umile esistenza delle popolazioni locali, nonché le persecuzioni delle dittature.
La seconda sezione del volume contiene il censimento di gran parte delle opere composte in Argentina, in Brasile, in Germania e, soprattutto, in Italia (Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio). Tali opere, di cui è riportata ampia documentazione fotografica (ad opera di Alberto Forno e Marek Trizuljak) e descrittiva, sono analizzate da Giancarlo Moretti.

Durante la serata di presentazione del volume, condottaa da Stefania Zannoni e Luca Casadei, interverranno gli autori, mentre Alessandro Giovanardi offrirà una guida alla lettura. Interventi musicali di Monica Moroni al flauto traverso e del coro Oltre l’invisibile.

«Giulio Liverani plasmava la terra da sacerdote e da artista – afferma il critico e storico dell’arte Alessandro Giovanardie ha tentato, nel limite della sua esistenza, di fornire esempi di figurazione sacra a un mondo cattolico a tutt’oggi in crisi sui temi della liturgia (intesa anche come fatto artistico), dell’architettura e dell’immagine. Liverani ha raggiunto il suo più sapiente risultato nelle forme e nei colori smaglianti nella Via Crucis realizzata per la chiesa di Sant’Agata, a Santarcangelo di Romagna e nelle altre opere lì presenti, amorevolmente custodite ed esposte. Il ceramista si è forgiato un linguaggio personale, espressionista e simbolico. Guarda a Georges Rouault e a Marc Chagall. Recupera con loro il linguaggio della scultura romanica, mentre la mesce nel canone classico del Novecento, attraverso Arturo Martini. Un tentativo apprezzabile, per quanto individuale e marginale rispetto alle correnti dell’arte europea, da leggersi non per la rilevanza storica ma per la profondità del suo sentire spirituale».