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due arresti della polizia

Violenta rissa in spiaggia, con un morso stacca la falange del rivale e la ingoia

In foto: repertorio
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: < 1 minuto
mar 7 giu 2022 17:47 ~ ultimo agg. 8 giu 19:30
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Violenta rissa in spiaggia nella notte tra lunedì e martedì a Rimini, all’altezza del Bagno 70. E’ lì che intorno alle 2.50 sono intervenute due guardie giurate della Vigilar, di pattuglia in quad lungo la battigia.

I vigilantes sono stati attirati dal trambusto proveniente vicino al chiringuito (a quell’ora chiuso) dello stabilimento e si sono avvicinati per capire costa stesse accadendo. In atto c’era una vera e propria rissa tra quattro giovani, tutti stranieri, di nazionalità albanese e nigeriana, che si stavano azzuffando a mani nude. Ad un certo punto due di loro hanno iniziato a colpirsi a vicenda con i paletti degli ombrelloni.

Durante la colluttazione uno dei nigeriani ha staccato con un morso la falange della mano destra di un rivale e l’avrebbe ingoiata. L’intervento dei vigilantes, che si sono messi in mezzo tra gli albanesi e i nigeriani, ha evitato conseguenze ben peggiori. Dopo averne bloccati due, hanno chiesto l’intervento delle Volanti della polizia e del 118. I sanitari hanno medicato l’albanese a cui era stata staccata la falange, poi l’hanno trasferito in pronto soccorso.

Il bilancio è di due arrestati, tutti 20enni: un albanese (accusato di rissa in concorso e difeso dall’avocato Paola Zavatta) e un nigeriano (accusato di lesioni aggravate e rissa in concorso, difeso dall’avvocato Roberto Barra). Denunciato a piede libero l’albanese ferito alla mano. All’appello manca invece l’altro africano, attualmente ricercato dalla polizia. La rissa, a detta dei partecipanti, sarebbe nata per delle ragazze contese. Una versione che però non convince gli investigatori della questura. Questa mattina gli arrestati sarebbero dovuti comparire in tribunale, invece a causa di un accavallarsi di udienze la convalida è stata rinviata e nel frattempo il pm di turno ha disposto il loro trasferimento in carcere.