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Piaga da combattere

Infortuni sul lavoro. Chiara Bellini: consiglio aperto e tavolo permanente

In foto: Chiara Bellini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mar 21 dic 2021 16:05
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Sul tema degli infortuni sul lavoro, anche alla luce dei tragici incidenti avvenuti recentemente in Italia, il comune di Rimini ha intenzione di convocare un consiglio comunale aperto alla cittadinanza e di creare un tavolo sul lavoro permanente con i diversi attori territoriali. Lo spiega la vice Sindaca con delega alle politiche del lavoro, Chiara Bellini. “Gli ultimi casi saliti alla ribalta della cronaca nazionale – scrive –, pongono tragicamente all’attenzione il tema della sicurezza e delle morti sul lavoro. Una ferita sociale di cui non solo è difficile vedere una soluzione ma che, purtroppo, è sempre in aumento.” Un problema dal quale Rimini non è esente. Gli ultimi dati disponibili (su uno studio condotto dalla Cisl Romagna relativamente ai dati sugli infortuni accertati pubblicati da Inail per l’anno 2020) vedono in provincia di Rimini ben 3.018 infortuni con un indice di rischio elevato (solo tre province in Regione fanno peggio). Proprio in mattinata l’amministrazione ha incontrato i marinai di salvataggio in vista della prossima stagione estiva. “Proprio loro ci hanno ricordato, commossi, Cristian Pellegrini, un collega morto l’anno scorso il primo giorno di lavoro, a Torre Pedrera” dice la Bellini.

L’intervento di Chiara Bellini

Gli ultimi casi saliti alla ribalta della cronaca nazionale, pongono tragicamente all’attenzione il tema della sicurezza e delle morti sul lavoro. Una ferita sociale di cui non solo è difficile vedere una soluzione ma che, purtroppo, è sempre in aumento. Lo dicono i numeri e le statistiche, che però rischiano di nascondere nella loro scientificità, storie di uomini in carne ed ossa e di famiglie spezzate; per questo diventa straziante ogni volta che si apprendono, come in queste ultime settimane, casi di incidenti mortali.
Questioni che sono attualissime, purtroppo, anche a livello locale. Gli ultimi dati disponibili (su uno studio condotto dalla Cisl Romagna relativamente ai dati sugli infortuni accertati pubblicati da Inail per l’anno 2020) ci dicono che, con 3018 infortuni, la provincia di Rimini mantiene alto il suo indice di rischio infortuni, passando dal sesto al quarto posto in regione. Il dato romagnolo è ancora peggiore se si guarda la media nazionale: mentre in Italia l’indice di rischio infortunio è del 1,6 ogni 100 lavoratori, in Romagna (e a Rimini) il rischio sale arrivando al 2,1 ogni 100 lavoratori. Il trend non cambia nemmeno se si guardano i dati relativi agli infortuni mortali, un ambito in cui Rimini vede purtroppo peggiorare dal 2018 il suo indice di rischio, passando dall’ultimo posto in regione, quando registrò il numero più basso di infortuni mortali, al quinto nel 2020. Infatti, mentre nel 2018 la provincia di Rimini registrava un indice di rischio molto basso, del 0,7 ogni 100 mila abitanti, nel 2019 è aumentato a 1,3 fino ad arrivare a 2,7 nel 2020.
Numeri che certificano, nero su bianco, una problematica su cui è doveroso intervenire, da subito, perché le tragedie sul lavoro a cui stiamo assistendo sono intollerabili e devono trovare una fine, rafforzando la cultura della legalità e della prevenzione. Un monito che ha lanciato recentemente anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella rimarcando come “La Costituzione nell’articolo riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
A Rimini si sono avviate negli anni diverse esperienze al riguardo, come linee guida e protocolli territoriali o di singoli settori lavorativi. Si sono sviluppate esperienze di sensibilizzazione nelle scuole e con i ragazzi, coinvolgendo le categorie e le istituzioni. Bene, ma non basta, perché sul lavoro è necessario un nuovo patto sociale di tutto il territorio. L’amministrazione comunale, come dichiarato la scorsa settimana, intende fare la sua parte, con la convocazione di un consiglio comunale aperto alla cittadinanza e la creazione di un tavolo sul lavoro permanente con i diversi attori territoriali servirà per rimettere al centro la cultura del lavoro e della legalità. Tutto il lavoro, non solo una sua parte, un suo settore o una singola problematica. La consapevolezza dei ruoli e delle responsabilità che, sul tema lavorativo, afferiscono in particolare allo Stato e alle Regioni, non deve infatti essere una scusa per delegare un protagonismo che il territorio deve invece tornare a rivendicare e a ricostruire, a partire dal concetto stesso di cultura del lavoro.
In parallelo abbiamo già avviato, sin dalle prime settimane di insediamento della nuova giunta, una serie di incontri con singole categorie economiche, lavoratori, associazioni, per approfondire i bisogni, le richieste ma anche le disponibilità. Ultimo in ordine di tempo, questa mattina, l’incontro con i marinai di salvataggio in vista della prossima stagione estiva. Proprio loro ci hanno ricordato, commossi, Cristian Pellegrini, un collega morto l’anno scorso il primo giorno di lavoro, a Torre Pedrera. Ma ci hanno anche trasmesso la passione per la loro attività e l’impegno per migliorarne la sicurezza, insieme a quella dei bagnanti e dei turisti. Più in generale, quello che sto apprendendo, con grande piacere, è un dinamismo da parte del mondo del lavoro riminese, e una voglia di sentirsi partecipi attivi della vita comunitaria della nostra città, attraverso le proprie esperienze, i propri ruoli, le competenze. Trovo sia questo lo spirito da cui partire per cercare di dare attuazione concreta, anche a livello locale, a quei principi sanciti dalla carta costituzionale e dalle leggi nazionali, attraverso la spinta a un’azione comune di istituzioni, associazionismo e categorie, per garantire finalmente il diritto al lavoro in un ambiente sano e sicuro.

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di Andrea Polazzi   
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