Indietro
menu
sabato 7 inaugurazione

I teatrini di Giò Urbinati in mostra alla Galleria Storran

In foto: la galleria
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
ven 6 ago 2021 13:43
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 2 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Inaugura domani, 7 agosto, alle 18,30 alla Galleria Storran di via Giordano Bruno a Rimini “Teatrini”, mostra di Giò Urbinati. In esposizione l’intera produzione in ceramica, circa 100 opere, dei teatrini realizzati dall’apprezzato artista riminese.  Madrina dell’evento la pittrice riminese Denise Camporesi.

Gio’ Urbinati (Rimini, 1946), fin da bambino ha avuto il dono di modellare gli elementi e ha affinato negli anni l’arte della ceramica, che, incoraggiata fin da giovane, lo ha portato dopo varie esperienze nel settore ad aprire una propria bottega, alimentando una produzione che ormai conta moltissime opere, pregevoli ed eterogenee, nate da una mente brillante e curiosa e forgiate da mani sapienti, adoperando gli strumenti della tradizione e sperimentando svariate tecniche di lavorazione, cottura, smaltatura. Dalle affascinanti opere pubbliche alle ciotole, dai libri di ceramica alle interpretazioni di luoghi e stati d’animo, quel che dell’opera di Urbinati più colpisce sono i teatrini, piccoli mondi circoscritti in cui si nasconde un’infinità di suggestione. Evocativi e dal sapore antico, questi lavori possiedono senza dubbio un gusto per il gioco, per la componente ludica che mai ha abbandonato l’artista, motore e spinta di tutta la sua produzione. In questi piccoli palcoscenici si annida forse l’intera cifra dello stile del maestro-artigiano, nati inizialmente come ibridi di legno, collage e ceramica, e convertiti poi in soli lavori ceramici su consiglio dell’amico Tonino Guerra con il quale Urbinati, in un rapporto di sincera e sodale collaborazione ha realizzato numerose opere e mostre, tra le quali La cattedrale dove va a dormire il mare (Budrio,1989) e Le sculture del giardino pietrificato (Bascio, Pennabilli, 1990). Il boccascena di ogni teatrino mostra una storia, offre un racconto cristallizzato che si dipana sotto gli occhi dello spettatore, una narrazione per chi è disposto ad ascoltare, a prestare occhio e orecchio ai miti, alle memorie della propria infanzia. Delle sagome antropomorfe, più precisamente delle teste, quasi fossero delle maschere, popolano questi spazi. Profili arcaici e semplici, classici, nella loro greca ieraticità, custodi di un tempo lento e di quel che è destinato a sparire. In nessun luogo meglio del teatro, infatti, si può avvertire il senso dell’effimero, e questi lavori, seppur in miniatura, proprio il senso del teatro incarnano, luogo liminare dove si inscena, come in un rito, la vita dell’uomo, luogo simbolico in cui le emozioni si condensano per dare forma a un pensiero. E il pensiero dell’artista si identifica sempre con la propria opera, una scena, questa, sulla quale non cala mai il sipario.

In seguito alla mostra sarà edito uno speciale catalogo ad essi dedicato a cura dell’editore Guaraldi.

Notizie correlate