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i simboli degli evangelisti

Affreschi di fine '300 riaffiorano sotto le volte di Sant'Agostino

In foto: il leone affrescato simbolo di San Marco
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 29 giu 2021 16:33 ~ ultimo agg. 30 giu 14:43
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Sant’Agostino, antica chiesa nel cuore di Rimini, continua a regalare bellezza. Una nuova campagna di indagini stratigrafiche, compiute nel soffitto a volta a crociera della cappella feriale, ha fatto emergere affreschi databili tra la fine del 1300 e l’inizio del 1400. Agli occhi stupiti dei restauratori sono apparse, una dopo l’altra, le lettere in stile gotico dei quattro evangelisti e le loro raffigurazioni simboliche racchiuse in quattro tondi: il leone di san Marco, il bue di San Luca, l’aquila di San Giovanni e l’angelo di San Matteo.

 

Quello compiuto è solo il primo passo di un recupero che potrebbe significare tanto per la storia dell’arte riminese, un tassello medievale che ancora mancava. La speranza è di potere ora precedere con il restauro e riportare all’antico splendore gli affreschi, che emergono con colori vivaci e tratti decisi e che probabilmente sono di un autore, ancora sconosciuto, di primo piano che lavorò a Rimini in quel periodo. I sondaggi, iniziati a fine aprile e durati un paio di mesi, sono stati possibili grazie al sostegno economico del Rotary Club Rimini e alla disponibilità della parrocchia di Sant’Agostino, dell’ufficio Beni Culturali della Diocesi e della Soprintendenza della Belle Arti. Ad operare, con mani esperte, i restauratori della ditta AdArte, che sono stati portati ad oltre nove metri e mezzo di altezza grazie all’impalcatura di Aedificio Costruzioni.

 

E’ una delle scoperte più belle della mia carriera – confida Marcello Cartoceti di adArte – ci siamo trovati di fronte a qualcosa molto prezioso e raro, unico, al momento, nel panorama cittadino. Già nel 2009 con A.R.S.S.A. feci i primi sondaggi che mostravano alcune tracce di affreschi di epoca bassomedievale, poi però tutto si fermò. Oggi finalmente riportiamo alla luce affreschi  di quel periodo, un tassello mancante e che ci fa tornare ai fasti delle corti del tempo. Nei costoloni si nota una rosellina: non è quella malatestiana ma ci assomiglia, così come i tratti delle lettera M ricordano quelli della famiglia riminese. Tutto ciò che abbiamo ritrovato è pienamente recuperabile. Il leone ci guarda dall’alto fiero e con le zampe che escono dal tondo. Molto delicato anche lo sguardo dell’angelo. Ora lasciamo anche agli storici dell’arte il compito di fare delle analisi più approfondite sulla datazioni più precisa“.

E’ bello pensare – aggiunge il parroco don Vittorio Metalliche questa chiesa piano piano ci doni nuova bellezza, lo fa quasi con il pudore di donarcela tutta in una volta. Come se lo sapesse che in questo momento storico ne abbiamo tanto bisogno“. “Questo è uno spazio liturgico – spiega il professor Johnny Farabegoli, dell’ufficio beni culturali della diocesi -. e tale resterà. Questi affreschi non saranno musealizzati, ma valorizzeranno con la loro bellezza il luogo sacro e di culto“.

Siamo felici come Rotary Club Rimini – spiega la presidente Patrizia Ghetti che tra due giorni arriva a fine incarico – di avere contribuito a questi sondaggi con il nostro Service. In tanti modi siamo a sostegno della nostra comunità e il recupero della bellezza rientra pienamente nella nostra idea di creare opportunità“.