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Pecci: valorizzare San Marino

Aeroporti. Corsini: assurdi campanili. Marcello: fallita strategia regione

In foto: repertorio
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 5 minuti
mar 6 apr 2021 11:50 ~ ultimo agg. 14:02
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Nonostante le molte preoccupazioni sollevate in maniera bipartisan dalla politica riminese (sindaco Gnassi in primis), l’assessore regionale Andrea Corsini conferma la linea dell’Emilia Romagna sugli aeroporti di Rimini e Forlì.  “Macché ‘guerra dei cieli’ – dice -, gli aeroporti saranno determinanti per la ripartenza del turismo e del commercio. Invece di perderci in assurdi campanilismi tra quale scalo sia più importante se quello di Rimini o quello di Forlì, dobbiamo pensare che siamo in presenza, in entrambi i casi, di gruppi imprenditoriali seri e conosciuti, che gestiscono gli aeroporti e che hanno deciso di investire milioni di euro su un bene pubblico. È interesse delle istituzioni creare le condizioni affinché entrambi gli scali possano svolgere una funzione determinante per la ripresa economica del post pandemia, sostenendo i piani industriali di investimento e creando le condizioni perché l’area vasta della Romagna diventi un territorio sempre più attrattivo certo per il turismo, ma anche per altri settori economici e imprenditoriali e per la logistica integrata e per l’alta formazione”.

Secondo l’assessore, specie in una situazione di grave crisi sanitaria, sociale ed economica come quella attuale, “perdersi in una diatriba dal sapore provinciale e localistico, se le rotte aeree dell’uno sottraggono passeggeri all’altro, è quanto di più miope si possa fare in una fase storica come questa. Stiamo parlando di due asset di proprietà dello Stato, che giustamente li vuole valorizzare per la loro funzione che è quello di essere hub aereoportuali, entrambi strategici per lo sviluppo non della sola Romagna ma di un mondo più ampio che si chiama Emilia-Romagna e non solo”.

Corsini indica poi le vocazioni dei due scali, Fellini e Ridolfi. “Rimini è una delle più grandi destinazioni turistiche d’Europa– spiega-, non appena le persone potranno tornare a muoversi, ritornerà prepotentemente ad essere scelta da milioni di turisti internazionali che utilizzeranno il Fellini e il Ridolfi. Il turismo non solo leisure ma anche business, la logistica legata allo sviluppo dell’hub portuale di Ravenna e dell’agroalimentare potranno fare di Forlì quella infrastruttura necessaria per la competitività della Romagna. Noi come Regione Emilia-Romagna confermiamo di voler sostenere gli investimenti e lo sviluppo degli aeroporti, nel pieno rispetto dell’autonomia gestionale che spetta ai privati. Quando il pubblico ha provato a gestire, a fare un mestiere che non è il suo, i risultati come tutti sanno non sono stati brillanti”.

L’assessore mette sul piatto anche il tema lavorativo. “Creare occupazione attraverso la ripresa economica è la grande sfida che impegnerà la classe politica e le parti sociali della nostra regione. Perciò ho letto con stupore le dichiarazioni uscite nei giorni scorsi sul tema aeroporti in Romagna”.

Di tutt’altro avviso, ad esempio, il consigliere comunale riminese di Fratelli d’Italia Nicola Marcello secondo cui “ciò che sta emergendo con la riapertura dell’aeroporto di Forlì è il fallimento della strategia regionale sugli aeroporti, che è bene ricordare, rientra tra le competenze che la Costituzione le affida“.
Del resto – prosegue – chi non ha la memoria corta ricorderà che solo pochi anni fa la Regione voleva costruire un holding degli aeroporti, proprio per condizionare le vocazioni dei singoli scali ed eliminare una concorrenza che andava solo a vantaggio delle compagnie aeree senza aumentare per nulla il numero totale dei turisti che si servivano dell’aereo per raggiungere la nostra riviera.
Siamo invece passati in poco tempo da un dirigismo di stampo sovietico ad un liberismo sfrenato in cui l’Assessore Corsini si limita a dire che si tratta di una questione tra privati regolata dal mercato.
In realtà non si è avuto il coraggio di considerare chiusa la questione dell’aeroporto di Forlì dopo il fallimento ed invece la politica forlivese si è fossilizzata su una miope visione campanilistica per avere un aeroporto fotocopia di quello di Rimini già riaperto è funzionante dal 2015.
Negli ultimi 10 anni prima dei due fallimenti, Rimini e Forlì si sono “rubati” i turisti, ma il totale di questi flussi è rimasto invariato e sempre sotto il milione di passeggeri a dimostrazione che il bacino di utenza per due aeroporti identici non è molto diverso, anzi tropo spesso coincidente, come stiamo già vedendo in questi primi mesi..
Oggi il danno è fatto e proprio quella politica regionale così latitante finora, dovrebbe spingere l’aeroporto di Forlì verso una propria vocazione particolare , specializzata e se vogliamo di qualità in campo nazionale. Voli commerciali cargo a coprire il territorio da Bologna fino a Pesaro e San Marino e soprattutto Scuola di Volo Nazionale ed Internazionale, aperta ed a servizio degli aspiranti piloti del Mondo Afro-Asiatico che ogni anno vengono in Europa con notevoli disponibilità economiche per intraprendere la professione “ Nobile ” di pilota civile a militare.
Allo stesso modo, la Regione dovrebbe implementare la vocazione turistica dell’aeroporto di Rimini che oggi, a differenza che in passato, non pesa sui bilanci pubblici per la propria gestione ma anzi è in grado di contribuire, anche con proprie risorse, al rilancio di nuove rotte.
Se così non sarà, il rischio di bruciare risorse private ma anche tante pubbliche è reale, ed in questo momento non possiamo certo permettercelo soprattutto in un settore come quello turistico così toccato dalla pandemia.”

Sul tema interviene anche il capogruppo riminese della Lega Marzio Pecci.Le dichiarazioni che leggiamo sulla stampa in merito alla concorrenza degli aeroporti di Rimini e Forlì sono intrise di retorica. Ad esempio cosa significa “non entrare in concorrenza e non agire sulle compagnie aeree già contrattualizzate da altri“ quando è certo che i due aeroporti agiscono ed agiranno sullo stesso mercato?” Secondo Pecci a vincere la partita tra i due scali sarà chi è “meglio strutturato, più innovativo, più fantasioso, più capace e più digitalizzato“. Poca fiducia su un intervento della Regione: “a Rimini, per ora, dovremo fare da soli. Se così sarà, Rimini partirà favorito, ma potrà vincere la partita solo se saprà valorizzare la partecipazione dello Stato di San Marino che fa dello scalo riminese un “aeroporto internazionale”.

Sono conscio – prosegue Pecci – che è difficile per la politica intromettersi nelle vicende gestionali di una società privata, ma l’aeroporto di Rimini è una infrastruttura pubblica, in concessione ad una società privata, per cui la politica non può fare finta di nulla ed ha il dovere di intervenire per un corretto utilizzo del bene in concessione. In questi anni la scienza economica parla della necessità di promuovere la mobilità perché il mercato europeo ha sempre più bisogno di spostamenti rapidi e collegamenti capillari. La pandemia, dobbiamo tutti rendercene conto, ha cambiato l’agenda di tutti i governi, compreso il nostro, per questo dobbiamo fare in fretta nel progettare le soluzioni di sviluppo che ci potrebbe offrire il recovery fund per il nostro scalo. Un aeroporto che dista oltre cento chilometri dalla propria azienda o dal proprio ufficio non è comodo e non favorisce gli spostamenti veloci. Per questo è necessario investire e sviluppare le strategie sulle mobilità in sinergia con San Marino, un territorio d’importanza turistica ed industriale collegato con il mondo intero“.

Secondo l’esponente del Carroccio per “la Repubblica del Titano lo sviluppo aeroportuale potrebbe essere accompagnato da un progetto di ripristino della ferrovia Rimini-San Marino, magari sostituendola con una metropolitana di superficie rapida ovvero una monorotaia “people mover” sull’esempio di Bologna che colleghi stazione, casello autostradale e aeroporto. Occorre, dunque, aprire un tavolo programmatico comunale che veda la partecipazione della proprietà e delle associazioni di categoria, dagli industriali agli albergatori, dagli operatori balneari ai commercianti, affinché ciascuno possa fornire il proprio contributo per il rilancio dello scalo riminese“.