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Calcio Serie D

Il saluto di Ronchi: "Sarò sempre tifoso del Rimini, ma il lavoro è una cosa, il cuore un'altra"

In foto: Matteo Ronchi il giorno della firma che lo ha legato al Rimini FC
di Roberto Bonfantini   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
sab 27 feb 2021 16:00 ~ ultimo agg. 28 feb 16:36
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Giocare nella prima squadra della Rimini Calcio è sempre stato il suo sogno, fin da quando indossava la maglia a scacchi delle giovanili e faceva il raccattapalle al “Romeo Neri”. Ma certi treni passano una volta, e quello che lo avrebbe portato lontano dalla sua città natale, destinazione Trento, era troppo allettante dal punto di vista professionale per non salirci. Il Trento è capolista del girone C di Serie D, ha una società solida e grandi ambizioni. Si è consumato così l’addio di Matteo Ronchi al club del presidente Alfredo Rota, che dal suo canto ha fatto di tutto per trattenere sotto l’Arco d’Augusto il difensore classe ‘96, prima di assecondare la sua richiesta.

Matteo, com’è arrivato il trasferimento al Trento?
“Mi è arrivata questa proposta circa una settimana fa, inizialmente non ero convinto di trasferirmi, ma poi ho deciso di portarla avanti. Mi sono detto che era la scelta migliore dal punto di vista professionale. Ho fatto fatica dal punto di vista sentimentale, poi ho dovuto mettere da parte i sentimenti perché secondo me era la scelta migliore per il mio futuro. Era una proposta difficile da rifiutare: Trento è una società molto seria, con un bravo allenatore e una squadra molto forte, è prima in classifica a +5”.

Il presidente del Rimini, Rota, non avrebbe voluto privarsi di lei in questo momento della stagione.
“È vero, il presidente ha fatto fatica a lasciarmi andare, ma la mia volontà era quella di andare a Trento. Alla fine ha visto che era una buona proposta per il mio futuro e mi ha lasciato andare. Per questo ringrazio il presidente: l’ha fatto solo per me, anche se mi è dispiaciuto tanto”.

Prima del Trento per lei era arrivata una proposta dalla serie C, dal Ravenna, dove aveva già giocato per tre stagioni.
“In precedenza mi aveva richiamato il Ravenna, in C, ma avevo rifiutato. Lasciare Rimini è stato molto difficile anche adesso perché indossare la maglia biancorossa è un sogno che cullavo fin da bambino: immaginavo un sacco di cose che purtroppo non si sono realizzate. Ma il lavoro è una cosa, il cuore un’altra”.

Il -17 dalla capolista Aglianese è stato determinante nella sua scelta?
“Non è tanto la classifica, è più un fatto professionale perché quando ho rifiutato il Ravenna ero il primo a credere nel potenziale di questa squadra”.

A Trento ritroverà l’attaccante Luca Rivi, che l’ha preceduta trasferendosi in Trentino i primi di gennaio.
“Prima di accettare la proposta ho sentito Luca, che mi ha detto di essere molto felice a Trento, anche perché a Rimini sto alla grande, è casa mia. Ho parlato anche con il direttore, con l’allenatore e con altre persone: tutti mi hanno parlato bene della società e della città”.

Conosce qualcun altro nuovo compagno di squadra?
“Molti giocatori li avevo affrontati, per me è il secondo giorno. Mi metto a disposizione del club e del mister e darò il massimo per raggiungere gli obiettivi”.

Che ricordo le resta da giocatore del Rimini?
“Percorrere il tunnel con la maglia a scacchi addosso e in sottofondo l’inno del Rimini era il mio sogno da bambino, quando facevo il raccattapalle al “Romeo Neri”. L’unico mio rammarico è che sugli spalti purtroppo non c’erano i tifosi”.

La partita da ricordare?
“Quella in casa con il Fiorenzuola, perché con tre vittorie consecutive avevamo dato una svolta dopo un inizio incerto”.

Quella che invece vorrebbe rigiocare?
“Se fosse possibile ne vorrei rigiocare più di una, faccio fatica a dirne una sola: quella con l’Aglianese, affrontata rientrando dal Covid, anche quella col Prato, giocata su un campo impraticabile, o quella con il Ghivizzano. Abbiamo lasciato per strada tanti, troppi punti”.

Cosa ha detto ai compagni nel giorno dei saluti?
“Loro erano al corrente della proposta che avevo ricevuto, con qualcuno avevo parlato, qualcun altro per sentito dire. Vedevano che nell’ultima settimana e mezzo non ero tanto sereno perché non sapevo se sarei rimasto o sarei andato via. Al momento dei saluti ero triste di lasciare tutto e tutti, ho sempre creduto in loro, fin da quando sono arrivato ho pensato di far parte di una squadra fortissima. Ai compagni ho detto: “mi mancherete, ma sono sicuro che farete il meglio possibile per voi stessi e per la Rimini Calcio””.

Se la squadra era così forte, cosa non ha funzionato visto che il campionato non è stato finora all’altezza delle aspettative?
“Quando sono arrivato le ambizioni in effetti erano diverse. Io sono il primo a dare la colpa a noi giocatori, che avremmo potuto fare di più, poi il Covid non ci ha permesso di giocare con continuità, e dal punto di vista societario c’è stata purtroppo un po’ di confusione, soprattutto nelle ultime settimane”.

Infine, cosa dice ai tifosi biancorossi?
“Innanzitutto che il mio non è assolutamente un tradimento. Se si mettessero al posto mio forse mi capirebbero, come mi hanno capito i miei compagni. Firmerei a vita per il Rimini, ma in questo momento devo pensare al mio futuro professionale, devo cercare di sfruttare i treni che passano. Io sono stato sempre un tifoso del Rimini. Continuerò a sostenere il Rimini come ho sempre fatto fin da quando ero piccolo, sia da giocatore che da tifoso, e questo non me lo toglierà mai nessuno”.

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