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venerdì 17 settembre 2021
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Il presidente del Rimini FC in TV

Alfredo Rota a Calcio.Basket: "Occorre una svolta. La cosa che non rifarei..."

In foto: Un momento di Calcio.Basket con Rota presidente
di Roberto Bonfantini   
Tempo di lettura lettura: 7 minuti
mar 8 dic 2020 21:02 ~ ultimo agg. 10 dic 16:25
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Il presidente della Rimini Calcio, Alfredo Rota, ospite lunedì sera di Calcio.Basket, ha affrontato tutti i temi legati al mondo biancorosso. Ecco cos’ha detto.

Il bilancio dei primi mesi si presidenza. “I primi sono stati mesi molto difficili – attacca Rota -: ancora prima di partire abbiamo subito il Covid all’interno della nostra rosa, che ha colpito 6-7 giocatori, abbiamo giocato la prima di campionato, dopo abbiamo subito altri rinvii di partite perché il Covid aveva colpito le squadre che avremmo dovuto affrontare, poi c’è stato il fermo di un mese per tutti, abbiamo ripreso con una partita super tosta contro un avversario che già era forte, ma che noi abbiamo reso ancora più forte: l’Aglianese, e di conseguenza i primi tre mesi secondo il mio punto di vista sono stati mesi molto complicati. Io ho chiesto al mio staff di cominciare a ragionare per dare una svolta a questa situazione che ha deluso un po’ tutti: ha deluso me, ha deluso i giocatori, ha deluso i tifosi, ha deluso tutti quelli che seguono la Rimini Calcio”.

Sulla classifica del Rimini, che finora ha conquistato solo otto punti. “Ci aspettavamo di più effettivamente. Adesso dobbiamo rimediare subito, andando a rinforzare i reparti che hanno poche unità e a sfoltire invece i reparti dove c’è abbondanza. Ho parlato anche stamattina con Tamai: uscite e entrate se riusciamo le faremo contemporaneamente, ma bisogna iniziare a lavorare già sulle uscite”.

Dove dovrà intervenire il Rimini nella finestra invernale? “A centrocampo prima di tutto perché bisogna dare una mano a Ricciardi. In attacco abbiamo l’imbarazzo della scelta, probabilmente scontentiamo anche giocatori che vorrebbero giocare. Rinforzare il centrocampo e sfoltire l’attacco può essere dal mio punto di vista la soluzione giusta”.

Sull’obiettivo del Rimini per questa stagione. “Se non cambia nulla gli obiettivi non possono essere sicuramente quelli di vincere il campionato, se si dà una svolta invece qualche possibilità di andare in testa alla classifica possiamo averla, però deve esserci una svolta”.

Il centro sportivo della Gaiofana interessa al Rimini F.C.? “Quello della Gaiofana è un progetto molto ambizioso e oneroso. Per portarlo avanti servono partner che abbiano la possibilità di investire nel progetto. Io da solo quello che potevo fare lo sto già facendo, di sicuro non posso andarmi a caricare dell’onere e dell’onore del progetto della Gaiofana”.

Cos’è cambiato nel rapporto con Giorgio Grassi rispetto al 2019, quando il passaggio di proprietà non era andato a buon fine? “È cambiato soltanto il fatto che Grassi nell’estate 2020 voleva effettivamente cedere la società, cosa che non voleva fare l’anno scorso. A Grassi secondo me dispiace anche oggi aver ceduto la Rimini Calcio perché gli piaceva gestirla”.

Perché non sono entrati altri soci con lei in società? “Alcune persone che avevano garantito di poter far parte di questo progetto non hanno potuto farne parte perché il 17 luglio io ho ricevuto un messaggio whatsapp con il quale mi si avvisava che in merito alla cessione di quote della Rimini Calcio ci sarebbe stata una richiesta di sequestro. Ad agosto questa situazione si è concretizzata e avendo avuto la notizia in anticipo non ho potuto coinvolgere nessuna persona nel progetto perché qualsiasi quota avessi ceduto avrei potuto subire una richiesta di risarcimento danni qualora la richiesta di sequestro fosse andata a buon fine. Io ho detto subito che la Rimini Calcio per una persona sola è difficile da gestire e di conseguenza per fare un progetto ambizioso, che poteva garantire un futuro negli anni, bisognava coinvolgere più persone, non dico copiare il progetto del basket perché sarebbe fantascienza, però avere la possibilità di raggruppare un gruppo di imprenditori che avrebbero potuto far bene per la Rimini Calcio. Questa richiesta di risarcimento finalmente si è chiusa, il 23 novembre, con esito positivo per la Rimini Calcio per evitare che queste quote venissero sequestrate. Per questa situazione nella prima conferenza stampa si avvertiva una certa tensione. Per serietà io ho preferito non coinvolgere nessuno, risolvere prima il problema. Un’altra cosa che ho imparato è che una squadra di calcio non va comprata il 16 di luglio, ma a maggio, così hai il tempo per prepararti alla stagione. Così abbiamo dovuto fare tutto di corsa perché non c’erano i tempi per fare un piano strategico. Però l’occasione era quella, quindi o la prendevo al volo o non la prendevo. Se non l’avessi presa forse sarebbe stato meglio per tutti (sorride, ndr), però l’ho presa: la Rimini Calcio è mia, se c’è la possibilità di condividere il progetto oggi che la società è libera da qualsiasi vincolo se ne può parlare”.

Ma adesso è contento di essere il proprietario della Rimini Calcio? “Io sono contento. Il fatto di andare in uno stadio deserto e di non poter coinvolgere i tifosi è una situazione che tante soddisfazioni non te le dà. Il calcio è bello quando c’è una certa atmosfera”.

Qual è la cosa che la preoccupa di più? “Mi preoccupa la situazione finanziaria. Le squadre di serie D se non possono beneficiare degli incassi, degli abbonamenti, degli sponsor, non hanno altre fonti di reddito. Di conseguenza i costi continuano ad esserci, ma le entrate non ci sono. A livello finanziario qualche preoccupazione ce l’ho perché gli impegni vanno mantenuti”.

La cosa che non rifarebbe? “Non rifarei la campagna abbonamenti nel momento sbagliato, anche se è stata richiesta da alcuni tifosi che fermavano Sammarco e Ghetti e chiedevano quando si sarebbe aperta la campagna. Non avendo la garanzia di poter far entrare le persone allo stadio è stata una mossa sbagliata, che non rifarei”.

Quale sarà il futuro del suo Rimini? “Se rimango da solo un futuro dignitoso e spero, centrando gli acquisti giusti, anche di passaggio di categoria. Questo verrebbe agevolato se riuscissi a trovare dei partner con i quali condividere questo progetto. Io oggi sono ancora solo perché c’era questo sequestro in ballo e non potevo coinvolgere nessuno. L’unica cosa che abbiamo cercato di fare è coinvolgere aziende del territorio, che ci hanno dato sostegno: chi ci aiuta a livello di vitto, chi ci aiuta a livello di alloggio; dal tessuto riminese abbiamo ricevuto un grosso aiuto e una grande disponibilità, ringrazio tutti”.

È pensabile una partnership con Rinascita Basket Rimini? “Non ne abbiamo parlato, qualora ci fosse una possibilità non sarebbe una cattiva idea, anche perché di Rinascita Basket Rimini fanno parte imprenditori di tutto rispetto. Avendo la possibilità di poter copiare il progetto nel calcio sarebbe un progetto che non comporterebbe un grosso sacrificio economico a chi parteciperebbe”.

Quando aveva preso il Rimini non aveva immaginato cosa sarebbe accaduto nei mesi successivi? “Quando io ho comprato la Rimini Calcio c’era una situazione generale ben diversa da quella che si è verificata a settembre. Andavamo tutti in spiaggia, il Covid qualche scienziato diceva che era stato sconfitto, mentre qualcuno sosteneva che ci sarebbe stata la seconda ondata. Io essendo ottimista pensavo che il Covid in qualche modo potesse essere gestito. Invece ci hanno bloccato completamente, ci ha bloccato anche la richiesta di sequestro quote. Abbiamo vissuto una situazione che penso qualsiasi gruppo di imprenditori avrebbe affrontato con difficoltà. Facevamo anche affidamento sugli ingressi che non abbiamo avuto”.

È vero, come sostiene qualche vostro detrattore, che questo Rimini non ha un progetto e non ha soldi? “Il progetto c’è, il primo è stato quello di puntare anche sul settore giovanile, non c’è solo la prima squadra. Sul settore giovanile abbiamo investito con nomi importanti”.

Il Rimini ha le carte in regola per vincere il campionato? “Se guardiamo il Rimini che ha giocato con il Sasso Marconi qualche possibilità ce l’abbiamo di fare bene. Se guardiamo il Rimini che ha giocato contro l’Aglianese: una squadra senza identità, spaventata, erano più i passaggi verso Scotti che in avanti, di sicuro con quel tipo di atteggiamento non le abbiamo nella maniera più assoluta. Bisogna cambiare atteggiamento, forse bisogna cambiare anche modulo. Questo lo faccio decidere a chi deve decidere”.

C’è qualcosa di buono che ritiene di aver fatto? “Non so se io non avessi preso la Rimini Calcio se oggi la Rimini Calcio sarebbe iscritta al campionato. Chi lo sa. Grassi aveva detto che avrebbe portato le chiavi al sindaco. Probabilmente la cosa buona che io ho fatto è che ho comprato la società, l’ho pagata prima di firmare dal notaio e ho consentito così a questa società di mantenere il titolo e di essere iscritta a questo campionato”.

La promessa. “Io faccio una promessa ai tifosi, gli farò un regalo se il Rimini andrà in C: magari diventerò uno sponsor e lascerò la società a chi ha la potenza economica per fare campionati strabilianti”.

Com’è andata la trattativa con Lucio Paesani? “Come facevo io a cedere una società quando c’era la richiesta di sequestro di quote? Senza quel problema gliel’avrei ceduta senza pensarci due volte”.

Ce l’ha ancora quella voglia di Rimini che aveva l’anno scorso, visto che il Rimini lo ha voluto tanto? “La passione c’è”.

Sul settore giovanile. “Io il precedente responsabile del settore giovanile, dopo che c’era stato quell’equivoco (Aldo Righini era stato allontanato, ndr), l’ho contattato al telefono, ho fissato un incontro nel quale ci siamo parlati. Ho ammesso l’errore fatto e gli ho detto che se desiderava avrebbe potuto tornare a far parte della Rimini Calcio. La sua risposta è stata negativa. Da parte mia c’è stato il gesto di cercare di rimediare a quello che può essere considerato un errore. Oggi, passati questi mesi, di Bonetti sono soddisfatto. I ragazzi si allenano, le famiglie sono contente, i bambini si divertono. Di più non posso chiedere”.

Come pensa di riavvicinare i tifosi al Rimini? “Io penso che siano i risultati la cosa principale per poter riavvicinare la piazza. Il fatto di poter rivedere i tifosi allo stadio potrebbe aiutare a creare un rapporto con la tifoseria. Posso fissare degli incontri, uno l’ho fissato con gli Amici del Rimini Calcio. Con dei risultati positivi i tifosi si avvicinano da soli”.

Sulle dimissioni del DS Pelliccioni dopo poche settimane? “Di sicuro Pelliccioni era stata una scena azzeccata. È un uomo che è nel calcio da una vita. Però il progetto di Pelliccioni era un progetto molto più ambizioso di quello attuale e quindi non era sostenibile”.

Conferma la fiducia al tecnico Alessandro Mastronicola nonostante l’avvio complicato? “Senza ombra di dubbio mi affido all’attuale conduzione tecnica. A Mastronicola la fiducia gliel’ho data, gliela rinnovo e gliela darò. So che sta parlando con Tamai, stanno valutando anche il cambio di modulo. A Tamai ho chiesto di fare acquisti che ci consentano di fare risultato. La squadra però deve scendere in campo senza paura”.

Sulle dimissioni del co-direttore generale Marco Ghetti, arrivate qualche giorno fa. “Era da un po’ che mi diceva che per motivi soprattutto professionali non riusciva più a dedicare il tempo che aveva dedicato a luglio e ad agosto perché ha ricevuto nuovi incarichi e nel suo settore i mesi finali dell’anno sono quelli dove ha più lavoro da seguire. È stata una scelta dettata da motivi personali e lavorativi, non per altro”.

Per rendere il Rimini più competitivo è disposto a rivedere il budget? “Se sarà necessario rivedere il budget lo rivedremo, ma in modo limitato”.