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mercoledì 12 agosto 2020
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Basket B

Un riminese figlio d'arte per RBR: presentato ufficialmente Nicholas Crow

In foto: Davide Turci, Nicholas Crow e Moreno Maresi
di Roberto Bonfantini   
Tempo di lettura lettura: 6 minuti
mer 1 lug 2020 11:28 ~ ultimo agg. 2 lug 14:02
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Nicholas Crow sarà il quattro titolare a disposizione di coach Massimo Bernardi per la prossima stagione di Rinascita Basket Rimini. La presentazione questa mattina al Darsena Somar Lungo.

Il primo a prendere la parola è Simone Campanati, responsabile Comunicazione RBR: “Grazie ai ragazzi del Darsena Somar Lungo, questa location magnifica in mezzo al mare, al nostro mare. È la nostra terza conferenza stampa di quest’anno, per noi è molto importante ed è molto più importante farla in mezzo al mare di Rimini”.

Moreno Maresi, vicepresidente Rinascita Basket Rimini: “Prima parlavo con Jack (Nicholas Crow, ndr) e sono andato un po’ indietro con l’album dei ricordi. Io ricordo ancora quando Rimini ha visto i primi due americani della storia: Mark Crow ed il povero Steve Mitchell. E quindi, sfogliando l’album dei ricordi, mi sembra una coincidenza incredibile quella di questa mattina. A distanza di oltre 40 anni assistiamo a una sorta di favola perché il primo americano che venne a Rimini ha generato in questa città questo ragazzo che oggi presentiamo, che viene a Rimini per giocare per la squadra della sua città, per i tifosi di Rimini, che vedo tantissimi e ci riempiono sempre d’orgoglio. E ringraziamo il popolo riminese che ci ha veramente adottato con affetto e con una vicinanza incredibile. Una favola che si concretizza, che grazie a Rinascita Basket Rimini diventa realtà. Tu, Jack, prendi il testimone di tuo padre.

Un ringraziamento particolare lo devo fare a Davide Turci perché grazie al suo lavoro siamo riusciti ad ottenere l’arrivo di Jack, che è un momento sia tecnico che morale di grande importanza. Questo momento diventa anche il suggello di una serie di cose che sono accadute in poco tempo perché il 4 luglio 2018 nel borgo di San Giuliano veniva presentata Rinascita Basket Rimini, e in un anno mezzo (al netto del lockdown) sono successe tantissime cose. Prima dell’arrivo di Jack, pochi giorni fa, abbiamo dato il benarrivato a Ceccarelli, un coach di valore che è entrato a far parte della famiglia RBR; vi è stata l’acquisizione della storica matricola della società Basket Rimini, che ci ha consentito di chiudere un conto con la storia. E su questo Paolo Carasso, Paolo Maggioli e Giove Boldrini, che si sono impegnati nella trattativa, meritano veramente un plauso.

L’ultima cosa che volevo ricordare, che credo sia utile per avere un’idea di come la società si stia muovendo. Il 24-25 luglio 2018 avevamo circa 200 quote, il prossimo luglio avremo 371 quote. Per noi è un’iniezione di fiducia notevolissima che ci consente di dire di arrivare presto a quota 400, ma il vero obiettivo, che ci darebbe la possibilità di poter veramente contare su un appoggio concreto, immediato e certo per tre anni, è di arrivare a 500 quote. Credo che questo sia il miglior viatico per guardare con serenità al futuro con la grande condizione di andare avanti con un progetto per la città, per lo sport e per tutti gli sportivi”.

Davide Turci, direttore sportivo RBR: “Ogni volta che RBR fa un evento, una conferenza, anche senza andare a spingere in modo eccessivo vedo che c’è una platea importante. Questo per noi è pura energia, è puro entusiasmo. E vedervi così numerosi, come la domenica al palazzetto, in qualsiasi cosa che facciamo, per noi è qualcosa di incredibile che ci spinge sempre a dare più del cento per cento. Voglio fare un saluto e ringraziare Yuri Ramilli, che da quest’anno non sarà più con noi, che ha fatto una scelta di crescita: andare a fare il protagonista in C Gold nella Virtus Vis Imola. Voglio fargli un in bocca al lupo, lo seguiremo, siamo contenti per lui e siamo convinti che per lui sia stata la scelta giusta.

Il codice 122 era la ciliegina sulla torta: lo volevamo fortemente tutti quanti: i tifosi, la città, il nostro popolo. Quando vado a parlare con i giocatori gli racconto che qui c’è un progetto vero, sospinto da un popolo, da un’intera provincia che ha un sogno che vogliamo realizzare tutti insieme, con i tifosi e i nostri soci che vengono prima di qualsiasi altra cosa. Quando dobbiamo salutare qualcuno che ha fatto parte di questo progetto è difficile e complicato perché quando uno veste la maglia del Basket Rimini deve farlo in modo totalitario, assoluto. Noi pretendiamo questo da tutti i ragazzi. Con Jack ho parlato la prima volta a gennaio di due anni fa, quando eravamo ancora in C Gold, gli ho raccontato il progetto e nei suoi occhi ho visto da subito che aveva entusiasmo. Ha convinto la sua grossa determinazione e volontà. Anche l’anno scorso siamo andati vicinissimi, poi ha fatto una scelta che reputiamo giusta, quest’anno appena abbiamo avuto l’occasione ci siamo visti, abbiamo bevuto un caffè e lui aveva già deciso. Un ragazzo che sputerà sangue sul parquet quando ci sarà bisogno”.

Nicholas Crow: “Wow, wow, che bello! Me lo sognavo questo momento: presentarmi alla mia città. Sono molto emozionato perché nonostante abbia giocato in A1, in società importanti, l’emozione che mi provoca il pensare di giocare al Flaminio davanti ai nostri tifosi è gigantesca. Parte da quando ero ragazzino e avevo cominciato ad allenarmi con la prima squadra, quando si giocava al 105 Stadium. Le cose sono cambiate molto. Prima di tutto andavo in curva, poi ho cominciato ad andare in panchina. La prima partita era a Livorno e 50 matti sono entrati urlando il mio nome. Che dire, mi viene veramente la pelle d’oca. Adesso sono qua, in serie B. L’obiettivo è vincere per riportare Rimini dove merita. So che il percorso sarà lungo, faticoso, però ho un fuoco dentro che non vedo l’ora di sfogarlo in campo. Non vedo l’ora di iniziare con la squadra, dopo questo brusco stop che ci ha fermato. Vi ho seguito tantissimo quest’anno, ho visto quasi tutte le partite e devo dire che Rimini sarebbe stata una bella mina vagante nei play off.

Mi piace ringraziare i ragazzi che sono stati protagonisti fino a questo punto e che hanno centrato la promozione l’anno scorso, che quest’anno sono stati fermati. Prendo questo passaggio di testimone con grande senso di responsabilità e con grande entusiasmo, sapendo cosa bisogna fare venendo a giocare qua: bisogna meritarselo. Non vedo l’ora di iniziare e di andare al Flaminio a giocare la prima partita”.

“Se non avessi avuto due figli avrei firmato per Rimini in C1, nel senso che l’emozione e gli stimoli che mi dà questo progetto vanno oltre la serie. Il fatto di giocare a Rimini è un’altra cosa. E quindi quest’anno scendo ma con l’idea di risalire subito. I tempi sono maturi: già l’anno scorso avrei potuto firmare qua in serie B, c’era una situazione con Scafati molto interessante sia a livello contrattuale che di progetto: andavo a fare il tre titolare in una squadra che era considerata prima come ranking del campionato. Poi le cose sono andate male, infatti a ottobre ero già al telefono con Davide. Quest’anno non ci ho pensato due volte e ci siamo subito stretti la mano.

Quale l’obiettivo stagionale? “Il mio è di essere un giocatore importante per questa squadra, ma non a livello di numeri. Ho visto tante partite l’anno scorso e ho visto tante mancanze tecniche. Spero di essere un giocatore che può andare a colmare un po’ di quelle lacune che c’erano. E in più io non mi sento giocatore di serie B a trent’anni e lo dovrò dimostrare tutte le domeniche. Farlo in una squadra già strutturata, molto forte, come Rimini, con uno zoccolo duro che è già da anni che va avanti sicuramente penso e spero che sia più semplice perché è una squadra che gioca a pallacanestro molto bene. Spero di portare il mio apporto per vincere più partite possibili e per vincere questo campionato e andare su diretti.

Come diceva giustamente il vicepresidente, è un po’ una favola: io non sono mai riuscito realmente ad essere un giocatore di pallacanestro per la mia città per vari motivi. Adesso, in questa maturità cestistica e fisica poter finalmente riuscire a giocare in questo progetto per me è tantissimo. Ho voglia di lasciare il mio di segno e la mia storia. E il passaggio di testimone di mio padre rende tutto più romantico e bello”.

Davide Turci: “Come società ci siamo dati un obiettivo molto chiaro che è quello di arrivare tra le prime quattro. Ancora oggi non sappiamo come saranno divisi i gironi, che tipo di campionato faremo. La squadra è ambiziosa, vuole fare bene”.

Ci sono indicazioni sulle date per i gironi e l’inizio del campionato? “Siamo ancora in mezzo al mare, si naviga a vista”.

Sareste pronti ad un salto diretto in una categoria superiore alla B? “La nostra posizione è molto chiara: noi siamo disponibili nel caso ci fosse l’opportunità di essere ripescati in serie A perché dal punto di vista societario siamo pronti. Le difficoltà sono più dal punto di vista delle tempistiche. In Federazione c’è un po’ di confusione, a noi piace decidere noi che percorso fare più che far decidere agli altri il nostro destino. Poi il gusto di provare a vincere sul campo è fantastico. Sono d’accordo con Paolo Maggioli che sarebbe bello provare a giocare il play off davanti a 3.500 persone al Flaminio”.

Nicholas Crow: “Con Massimo (Bernardi, ndr) ci siamo sentiti un mesetto fa e ci siamo subito trovati bene. Io Max lo conosco bene: abbiamo fatto dei camp assieme. E mi è sempre piaciuto il suo entusiasmo. Sulla carta io sarei il quattro titolare e non mi spaventa. Ho già giocato quattro anche in A2, anche se è diverso. Quest’anno con i compagni che ho non mi spavento affatto perché ho il grande Tommy (Rinaldi, ndr), ho Francesco (Bedetti, ndr) e Niccolò (Moffa, ndr), che sono dei giocatori fisici e atletici. Il gioco di Max è un gioco di corsa e perso che siamo intercambiabili in più ruoli. Questo può essere solamente un vantaggio”.

È mai stato punto di ispirazione per te tuo babbo? “Ho trovato qualcosa su Youtube di quando andava al college, ma era un altro basket. Il mio più grande insegnante di pallacanestro è stato lui fin da piccolino. Spero di lasciare il mio di segno e magari di tramandare qualcosa ai miei due piccolini”.

Moreno Maresi: “Il tema è un gruppo di amici. Lo spirito che anima i rapporti all’interno della società, nel consiglio d’amministrazione, è questo. Prima abbiamo ricordato il presidente Paolo Maggioli che si è avvicinato a questo progetto ed è diventato entusiasta. Queste sono cose tangibili di questa magia. Poi speriamo di riuscire ad arrivare a certi risultati che per scaramanzia teniamo solo per noi”.