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Fortissimo Gesù

Giornata Vocazioni. Il vescovo scrive ai giovani

In foto: il vescovo Lambiasi
di Simona Mulazzani   
Tempo di lettura lettura: 5 minuti
mar 5 mag 2020 18:34 ~ ultimo agg. 6 mag 12:19
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Un incontro che passa attraverso le parole di una lettera intima e personale che il vescovo di Rimini Monsignor Francesco Lambiasi ha scritto ai giovani in occasione della Giornata Mondiale delle  Vocazioni. Nell’impossibilità di incontrarsi fisicamente il Vescovo invita i ragazzi ad un incontro speciale con Gesù sin-patico, e il ricordo va subito a don Oreste Benzi e ai suoi insegnamenti. 

Monsignor Lambiasi descrive un “Gesù fortissimo“, liberante e premuroso nei confronti dei giovani.

C’è poi un’altra proposta rivolta ai ragazzi riminesi: vivere insieme venerdi 8 maggio alle 20.35 su icaro TV la speciale via Lucis dedicata alle vocazioni, con tante testimonianze di giovani che racconteranno il loro cammino di discernimento.

La lettera

Care e cari giovani,

vi posso chiedere un frammentino di attenzione? Vi ringrazio di cuore.

Permettetemi allora, in prima battuta, di condividervi un ricordo personale. Mi ritorna in mente la prima volta che mi capitò di leggere, tra gli scritti di Don Oreste, la sua proposta di un “incontro simpatico con Gesù”. Mi direte: “Vescovo Francesco, ma ancora ci parli di questo?!” Aspettate. Voglio partire da qui per proporvi un incontro davvero speciale! 

Dunque… quell’aggettivo – simpatico – abbinato a Gesù, mi scintillò davanti come particolarmente intrigante. In effetti possiamo colorare il mosaico del suo volto con tutta una costellazione di ‘tessere’ avvincenti. Gesù è un tipo forte, sensibile, autorevole, esigente, generoso, attraente, coraggioso, e chi più ne ha, più ne metta. Ma connotare Gesù come simpatico, mi stimola a riflettere con voi sull’immagine con cui si è autodefinito lui stesso: “Io sono il bel Pastore”. La stessa immagine del vangelo di questa IV Domenica di Pasqua (Giovanni, 10,1-10).

Fortissimo Gesù! È davvero un pastore sin-patico, letteralmente un pastore che soffre-con noi e si offreper noi. Per ben cinque volte nell’arco dell’intero capitolo, Gesù si presenta come il Pastore che dà la vita per le sue pecorelle. E già questo tratto è sorprendente. È vero: anche nell’Antico Testamento Dio si presenta con l’immagine tenerissima di Pastore del suo popolo, che va in cerca della pecora perduta e riconduce all’ovile quella smarrita (Ezechiele). Porta gli agnellini sul cuore e conduce dolcemente le pecore madri (Isaia). Ma chi ha mai pensato che con Gesù la realtà avrebbe superato ogni fantasia?! In effetti un pastore vero, per quanto delicato e premuroso con le sue pecorelle, alla fin fine cosa ne fa? O finisce per venderle o per macellarle. Gesù, nooooo! Lui dona la sua vita. La sacrifica per la mia, per la tua, per quella di tutti e di ciascuno di noi. Si è mai visto sulla terra un pastore così? 

Fortissimo Gesù! Certo, bisogna riconoscere che nell’immaginario collettivo oggi la metafora del gregge non gode di buona fama. Parlare in questi termini del popolo di Dio non fa forse pensare a una collettività anonima, caotica, massificata? Assolutamente no. Perché tra Gesù, il bel Pastore, e ognuna delle sue pecore si dà un rapporto di conoscenza reciproca e singolare, perché lui “conosce le sue pecore” e le “chiama una per una”. Registriamo un’altra obiezione: l’immagine del gregge non si trascina forse dietro l’idea di un popolo cristiano fatto di individui succubi e arrendevoli, che obbediscono ciecamente all’autorità dei pastori? Assolutamente no. Ricordiamo le parole nette e schiette che rivolge loro il primo papa, san Pietro: “Voi come pastori, prendetevi cura del gregge che Dio vi ha affidato. Sorvegliatelo non per costrizione, ma volentieri, come piace a Dio. Non agite per il vostro tornaconto, ma con entusiasmo. Non comportatevi da padroni delle persone a voi affidate, ma siate un modello per tutti”.

Fortissimo Gesù! Il contrasto tra il ladro e il pastore è abissale: il primo presenta una faccia torva e maneggia tre verbi dai toni foschi: “rubare, uccidere e distruggere”. Il ritratto di Gesù buon pastore, invece, risulta vivacemente tratteggiato: passa “per la porta”; entra nell’ovile secondo una legittima consegna di Dio. È davvero il Pastore bello, buono, e affascinante per il suo amore smisurato e per l’intrepido coraggio nel difendere le sue pecorelle. A differenza del mercenario che vede venire il lupo e fugge, perché non gli importa niente delle pecore. A lui invece le pecore importano, eccòme! Tutte e cento: perfino una sola, l’1%. Sì, ognuno di noi è importante per Gesù. Anzi la vita di ognuno a lui importa più della propria. Ed è per questo che espone la propria vita per tutti e per ciascuno di noi. È davvero un pastore sin-patico: non può stare bene finché non sta bene ogni sua pecora.

Fortissimo Gesù! Lui ci ha amati per primo, con un amore così eccedente e straripante da sembrare esagerato, eccessivo. Lui va sempre avanti per primo, senza paura, per aiutare noi a non prendere paura. Strada facendo, ci fa strada. Si strapazza, si sacrifica, si spreca per il suo gregge. E paga per la nostra vita il prezzo della sua. Donandoci tutto di sé, ci fa capire che spendere la propria vita per amore è il modo più bello per vivere: non una bella vita, ma una vita bella, piena di sole, pacifica, grata e gratuita. 

Fortissimo Gesù! Un pastore sin-patico come Lui merita di essere ascoltato e seguito, perché non ha secondi fini, se non l’intenzione di farci felici, a qualsiasi costo. Quando entriamo in relazione con Lui, attraverso la sua parola ci fa entrare in una zona di intimità, in cui ognuno può intercettare la sua voce. Può percepire una chiamata del tutto personale e unica. 

Fortissimo Gesù! Ma dov’è reperibile oggi? Se è risorto, dove è andato a finire? Sì, è risorto, ma non se n’è andato in pensione. Non si è affatto messo in… cassa-integrazione. Il Padre non lo ha mica ritirato dalla circolazione! Il nostro sin-patico Pastore non si è stancato di mantenere la promessa: “Io sono con voi tutti i giorni”. Anche in questi giorni duri e difficili del Covid-19. E io l’ho visto. Nei medici, infermieri e OSS, che si sono sfibrati per guarire, assistere, accompagnare. E molti di loro ci hanno rimesso anche la vita. L’ho visto nei malati e i loro cari. Nei preti, religiose e religiosi che ci hanno aiutato con l’ascolto e la preghiera a coltivare la nostra fede. Nel centinaio di giovani volontari del ‘giro-nonni’ e della Caritas. E in tanti, tantissimi altri…

Fortissimo Gesù! Se si accetta di mettere la propria vita nelle sue mani – senza remore e senza riserve, senza calcoli e senza ricatti – il nostro sin-paticissimo Pastore ci dona una pace piena e una gioia semplicemente invidiabile. 

Ma tu, fratello, sorella – e qui vorrei che sentissi pronunciato il tuo nome – l’hai incontrato? Ti ha chiamato a seguirlo? Guarda. Dio ti sta aspettando all’opera in questo mondo, è pronto a darti il centuplo se ti lasci condurre! Non rinchiudere a doppia mandata nel cassetto la tua sete di un di più che abita il tuo cuore, pensando che qualcun altro migliore di te potrà farlo al posto tuo! È Gesù che ti chiama! Ascoltalo!

Ora vi saluto con un augurio bellissimo, firmato dal sin-patico papa Francesco: 

“Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita”.

Lo firmo anch’io, mentre vi abbraccio.

P.S. Se vuoi scrivermi, puoi servirti del seguente indirizzo e-mail: f.lambiasi@diocesi.rimini.it

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