domenica 15 settembre 2019
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In foto: la conferenza stampa dei Carabinieri (Newsrimini.it)
di Lamberto Abbati   
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gio 12 set 2019 08:20 ~ ultimo agg. 13 set 11:03
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Avrebbe dovuto aiutare le donne vittime di violenza, invece sfruttava in modo subdolo le loro paure e insicurezze per indurle ad avvalersi di servizi a pagamento – che lei stessa avrebbe fornito – di cui vantava l’utilità nei procedimenti civili o penali nei quali avrebbero potuto essere parte. Clarissa Matrella, 35enne originaria di Foggia, presidente dell’associazione riccionese Butterfly a tutela e sostegno delle vittime di violenza di genere, chiusa all’inizio del 2018, è stata arrestata questa mattina dai carabinieri della Compagnia di Riccione su ordine del gip del tribunale di Rimini, Benedetta Vitolo. Pesanti le accuse nei suoi confronti: truffa, minaccia, estorsione e malversazione ai danni dello Stato.

L’indagine, condotta dal pubblico ministero Davide Ercolani, è partita nel 2017, quando una donna che si era rivolta all’associazione aveva denunciato la presidente, non prima di essersi confidata con amici e parenti, raccontando di essersi trovata di fronte ad una richiesta di denaro in cambio di servizi di investigazione. Quello, stando alle successive denunce (al momento una ventina in tutto) e al quadro accusatorio, era solo uno dei tanti servizi che la Matrella “consigliava” alle vittime per indirizzare, a suo dire, cause penali e civili. La 35enne proponeva anche backup dei telefoni cellulari, piuttosto che il collocamento di registratori sonori o di periferiche ambientali, ma dava anche consigli legali. Il tutto, ovviamente, dietro pagamento. Che poteva variare da qualche centinaia di euro a qualche migliaia, a seconda della disponibilità della vittima. Quei servizi – scrive il gip – erano “fondamentali per riuscire a raccogliere quelle prove inconfutabili che sarebbero state poi decisive in fase di giudizio, ma che di fatto sono sempre risultate inconsistenti ed inutili”. Molte delle sue assistite inoltre – sottolinea sempre il giudice nell’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari – pur avendo pagato “non visualizzavano mai gli esiti” dei servizi. 

A tutte quelle donne che invece avevano delle perplessità e si rifiutavano di seguire le sue indicazioni, la presidente paventava la possibilità di condizionare l’esito delle cause giuridiche, ad esempio di separazione o di affido di minori, attraverso il deposito della documentazione. Due le condotte estorsive contestate dalla procura alla Matrella, una tentata l’altra consumata. Secondo le indagini dei carabinieri e della sezione di polizia giudiziaria della Procura, la 35enne, che dal febbraio 2016 all’agosto 2018 aveva gestito anche una casa rifugio a Cattolica, avrebbe usato parte del denaro pubblico per scopi personali. In pratica i finanziamenti regionali che sarebbero dovuti servire per mandare avanti la casa rifugio, in realtà venivano utilizzati dalla Matrella per pagarsi l’affitto, il parrucchiere o altre attività personali. Per questo motivo il giudice ha disposto anche il sequestro preventivo dei beni intestati all’indagata (che verrà interrogata dal gip nei prossimi giorni), tra cui un’auto e metà dell’abitazione di residenza.

Per il comandante della Compagnia di Riccione, Marco Califano, “la vicenda si presenta come un fatto isolato nell’ ambito dell’ assistenza alle vittime di violenza di genere e non incrina in alcun modo l’efficacia e rilevanza del sistema operativo. Le plurime denunce presentate ed i conseguenti accertamenti hanno dimostrato che il sistema è capace di fare emergere comportamenti inadeguati se non, come in questo caso, presumibilmente illeciti”. 

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