giovedì 19 settembre 2019
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di Redazione   
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sab 31 ago 2019 12:30 ~ ultimo agg. 6 set 14:59
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Saranno gli stessi compagni di classe, con l’aiuto di un educatore, ad includere gli alunni con disabilità ad integrarsi nelle attività didattiche. Lo spiega il Comune di Rimini, ricordando che sono 435 gli alunni con disabilità certificata iscritti nelle scuole riminesi. Oltre quattro i milioni stanziati .

Cosa cambia

Il concetto è solo apparentemente semplice, ovvero, considerare l’integrazione scolastica come parte del più ampio obiettivo della inclusione sociale e, conseguentemente, ridefinire la collocazione dell’educatore professionale nella classe e non solo al fianco dello studente con disabilità. Il raggiungimento degli obiettivi definiti per l’alunno con disabilità è perseguito anche con azioni pedagogiche di respiro più ampio che includono l’attivazione e la partecipazione del gruppo classe. Questo comporta anche l’idea di assegnare le risorse all’Istituto in base a criteri condivisi per una gestione finalizzata e congruente con la nuova filosofia della presenza dell’educatore nella classe; ne deriverà quindi un’assegnazione oraria settimanale complessiva ad Istituto Scolastico, non nominale per alunno.

I Numeri

Si tratta di stime, perché il numero preciso delle iscrizioni si avrà solo in prossimità della prima campanella. Saranno comunque più di 400 gli alunni con disabilità certificata presenti nelle scuole riminesi di ogni ordine e grado. Di questi, la maggior parte, più di 200, studieranno alle scuole statali, più di 100 nelle scuole superiori, circa 70 nelle scuole dell’infanzia comunali (0/6 anni), 60 alle private.

Il commento

Rimini – spiega Mattia Morolli, assessore ai servizi educativi del Comune di Rimini – non solo mantiene un investimento di risorse importante, più di 4 milioni di euro – tra i più alti a livello regionale e, dunque, anche nazionale – ma, soprattutto, investe in una sperimentazione didattica unica. Se investiamo risorse importanti, per cosa lo facciamo? Noi crediamo che la vera inclusione non si faccia vis a vis, in laboratorio, o in stanze separate da specialisti. L’inclusione passa dai compagni di classe, dalle attività fatte insieme, da una condivisione che dalla scuola dovrebbe uscire anche nella quotidianità. Il tema è educativo, e come tale lo affrontiamo. È una nuova frontiera che apriamo e su cui ci siamo confrontanti da due anni con famiglie e direttori didattici. Il futuro inclusivo dei nostri alunni non passa solo da quante risorse economiche investiamo, ma da come le utilizziamo. Questo è il primo anno di un progetto destinato a crescere, modificarsi e migliorarsi in base al feddback di alunni, famiglie, insegnanti, senza ricette precostituite ma con il coraggio di mettersi in discussione, per il bene non solo dei ragazzi con disabilità ma di tutti quelli della classe, che si arricchiranno dal punto di vista culturale, educativo ed umano”.

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