sabato 19 gennaio 2019
di Silvia Sanchini   
lettura: 4 minuti
gio 10 gen 2019 16:34 ~ ultimo agg. 14 gen 15:41
Print Friendly, PDF & Email
4 min
Print Friendly, PDF & Email

Dopo la prima serata dedicata al tema del conflitto nella relazione genitori-figli con Alberto Pellai lo scorso 14 novembre, sono stati il tema del proibito e della trasgressione al centro dell’incontro promosso dal Centro per le Famiglie del Comune di Rimini in collaborazione con le istituzioni scolastiche del territorio.

Martedì 4 dicembre nell’Auditorium delle Scuola Bertola circa 150 genitori, educatori e insegnanti hanno partecipato alla seconda tappa del percorso “Adolescenti e genitori: raccontare il presente”.

A introdurre il tema a partire dal titolo della serata “Il fascino del proibito. I significati della trasgressione in adolescenza” è stata Caterina Rivola, psicologa e psicoterapeuta, aiuto coordinatrice dell’Area giovani della coop. sociale “Il Millepiedi”.

 

Cosa sono le trasgressioni e che significato hanno in adolescenza?

L’adolescenza è una fase particolare della vita, una sorta di seconda nascita in cui è necessario creare il proprio sé per diventare adulti, staccandosi progressivamente dalla propria famiglia. Trasgredire significa etimologicamente andare contro, attraversare: in adolescenza le trasgressioni non solo sono inevitabili ma sono anche sane, perché permettono ai ragazzi di fare da soli delle conquiste. Oggi invece è diventato quasi difficile trasgredire perché le relazioni tra genitori e figli sono tutto sommato buone. Più che dalla necessità di ribellarsi alle regole, le trasgressioni degli adolescenti nascono allora da un generale senso di malessere e insicurezza. C’è molta attenzione ai bisogni dei bambini, meno a quelli degli adolescenti che sperimentano quindi un forte senso di delusione, insicurezza e a volte di vergogna. Per autoconsolarsi possono mettere in atto comportamenti trasgressivi che assumono la forma dell’autolesionismo, dei disturbi alimentari, del ritiro sociale, dell’esibizionismo sui social network o del cyberbullismo, oltre che dell’uso e abuso di alcool e sostanze.

Quanto il gruppo incide su questi comportamenti?

Il gruppo ha un ruolo fondamentale. Tutti nasciamo con la paura di essere soli, appartenere a un gruppo ci fa sentire al sicuro. “Non siamo fatti per vivere sugli alberi”, cantava De Andrè. Il gruppo ha una funzione positiva, molto più preoccupante è la situazione dei giovani che si isolano. Ma occorre conoscere gli amici dei propri figli ed essere consapevoli che oggi il bisogno di amici è soddisfatto anche dalla realtà virtuale. Dobbiamo allora come adulti fare spazio sia agli amici reali che virtuali dei più giovani, imparando a conoscerli e parlando di loro con i nostri figli. Gli amici possono avere un’influenza sugli adolescenti anche nel trasgredire, ed è difficile contrastare alcune trasgressioni quando sono mosse dall’idea di piacere e non da un malessere. Come educatori dovremmo trasmettere il messaggio che anche il piacere fine a se stesso può essere una gabbia e che è importante vivere tutti gli stati d’animo, compresa la frustrazione data dai sogni e dai desideri che non si realizzano. Ognuna di queste emozioni è necessaria per crescere.

Come comportarsi di fronte a una trasgressione?

La trasgressione è un messaggio che non dobbiamo ignorare. Non dobbiamo mai smettere di intervenire, anche quando i ragazzi reagiscono in modo molto forte, entrando in conflitto. Gli adulti e i genitori hanno il compito di reggere a questo conflitto e proteggere i più giovani. Per questo, anche se è difficile, mi sento di dire agli adulti: “Tenete duro”. Sono situazioni spesso difficili da affrontare, ma necessarie.

Esperta di una particolare forma di trasgressione, l’abuso di alcool e sostanze, Gabriella Fabbri ha approfondito alcuni temi a partire dalla sua esperienza di professionista come psicologa e psicoterapeuta al Sert (Servizio dipendenze patologiche) di Rimini.

Cosa oggi è percepito come proibito?

È una questione culturale. I ragazzi e noi tutti viviamo oggi in un’atmosfera in cui a volte sono poco chiari la percezione e il senso del limite. Ciò che è proibito è spesso tacitamente ammesso. Le meravigliose opportunità che ci offre la tecnologia a vari livelli ci permettono di fare cose fino a pochi anni fa inimmaginabili. L’equivoco, pervasivo e fuorviante, è l’idea che tutto sia possibile. Questa dimensione collude con le caratteristiche tipiche della fase adolescenziale in cui i ragazzi si sentono onnipotenti, protendono al rischio e non lo riconoscono.

Perché i ragazzi fanno uso di sostanze? Quando è necessario preoccuparsi?

I ragazzi provano le sostanze perché è divertente, lo fanno in gruppo, come tante altre cose. La dipendenza può instaurarsi quando sussistono condizioni di significativo disagio psichico, esistenziale e relazionale. I segnali da cogliere e che possono evidenziare l’abuso di sostanze possono essere: cambiamenti d’umore repentini e molto accentuati nei ragazzi, manifestazioni di disagio di vario tipo, cambiamento negli interessi e nel gruppo di amici. Spesso i genitori sono più preoccupati per il fumo che per l’alcool, che in realtà è un problema emergente. Un genitore non deve arrendersi o lasciarsi sopraffare ma, anzi, per i ragazzi è importante sapere che gli adulti stanno facendo un percorso insieme a loro e che non li abbandoneranno. È importante porre delle domande: perché lo fai? Cosa provi? Sentire che gli adulti sono più forti di loro li rassicura.

Cosa si può fare in un’ottica di prevenzione? Qual è la strada migliore per parlare di queste tematiche ed esserci?

É importante dare informazioni corrette, dobbiamo parlare sia dei rischi che del piacere connessi all’uso di sostanze, con obiettività. Fondamentale è che tutto venga detto all’interno di una relazione significativa. L’adolescente riattiva in noi vissuti e sensazioni, a volte dolorose. Spesso riconosciamo nei ragazzi stati d’animo che in realtà appartengono a noi. Non dobbiamo sostituirci ai nostri figli nelle scelte ma mostrare delle strade, accettando anche la possibilità che i ragazzi possano sbagliare.
La prevenzione migliore avviene attraverso l’educazione alla bellezza, alla curiosità, alla lettura. Si fa prevenzione aiutando i ragazzi a riconoscere le emozioni proprie e quelle dell’altro, aiutandoli a scoprire e a coltivare passioni, educandoli al rispetto per sé stessi e per l’altro.

 

A proposito dell’importanza della soggettività dei ragazzi nel loro percorso di crescita, la serata si è aperta con un video: La parola agli esperti, in cui proprio ai più giovani è stato chiesto di esprimersi. Chiara, Daniele, Andrea, Khadija e Nicholas hanno risposto ad alcune domande per stimolare negli adulti delle riflessioni e, soprattutto, far emergere il loro punto di vista di adolescenti e, dunque, i primi e principali esperti di questa delicata fase della vita. Anche le prossime serate saranno aperte con un contributo video. Prossimo appuntamento dal titolo “E se non sono abbastanza? Accettare i fallimenti nel percorso di crescita” martedì 15 gennaio nella Scuola primaria di via Pescara 33 e mercoledì 29 gennaio nella scuola secondaria Panzini in Largo Gramsci 3/4, sempre alle 20,45. Interverranno Maria Paola Camporesi e Marco Lazzarotto Muratori.

Per info: Centro per le Famiglie del Comune di Rimini tel. 0541 793860 – centrofamiglie@comune.rimini.it – Fb: centrofamiglierimini

Foto: Matteo Stievano

Altre notizie
Mostra sulle ludopatie

Fate il nostro gioco

di Redazione
Notizie correlate
di Redazione
Rimini Rimini Social

Torna presepi dal mondo

di Redazione
Meteo Rimini
Previsioni Emilia Romagna