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La disabilità che fa scuola

disabilitàscuolaRiccione

11 aprile 2018, 07:59

Uscire dai contesti educativi ordinari, offrire occasioni di incontro nella diversità, utilizzare l’arte come strumento di socializzazione e inclusione.

Con questi presupposti è nato il progetto Ragione grido sogno realizzato dall’associazione Sergio Zavatta onlus, nell’ambito del Centro socio occupazione (Cso) di Riccione. Un centro diurno a bassa intensità assistenziale destinato a persone con disabilità che non possono accedere al mondo del lavoro in forma temporanea o permanente.

“Avevo già lavorato in passato come atelierista in alcune scuole dell’infanzia e primarie – racconta Enrico Ferroni, educatore e responsabile del progetto – e mi sarebbe piaciuto portare un’esperienza artistica anche nell’ambito del Cso. Grazie a una fortuita circostanza ho preso contatto con un educatore, Francesco Fanini, che lavora nelle scuole e abbiamo deciso di fare incontrare questi due contesti educativi, che difficilmente si mettono in relazione.

“L’idea che sta alla base di questo progetto – aggiunge Ferroni – è quella di spendere delle competenze artistiche in un contesto diverso da quello rassicurante del Centro, entrando nella scuola. Abbiamo trovato una grande disponibilità e un’accoglienza speciale da parte degli educatori, degli insegnanti e dei bambini che hanno valorizzato la nostra presenza, senza pietismi di alcun tipo”.

Sono tre anni che Enrico Ferroni insieme a 6 ospiti del Cso propone attività laboratoriali nelle scuole, gli istituti coinvolti sono la Scuola primaria Lambruschini e la Scuola dell’infanzia Il Girasole, che fanno parte dell’Istituto comprensivo Marvelli e la Scuola dell’infanzia Acquamarina, parte dell’Istituto comprensivo Fermi.

Diverse le attività realizzate nei laboratori: il primo anno ci si è dedicati alla lavorazione di terra e argilla, dallo scorso anno si è scelto di rielaborare in forma creativa il tema “Ragione, grido, sogno” ispirandosi all’opera pittorica di Vincenzo Cecchini.

I laboratori sono condotti da Enrico Ferroni insieme agli ospiti del Centro: questo non crea nessun disagio nei bambini, che anzi sono entusiasti di questa attività e curiosi nell’osservare i loro nuovi amici. Scrive Beatrice: “Cara Amanda, tu sei una persona speciale per me! Tu mi piaci anche se durante questi quattro incontri hai tenuto la testa tra le braccia. Mi piace tanto quanto ridi!”. Alessia scrive a Cristina: “Ti voglio molto bene, grazie di quello che mi hai fatto imparare”. Davide non si è lasciato sfuggire importanti dettagli: “Elisa non parla troppo, è paziente e sa lavorare bene con la carta, perché io l’ho osservata. In poche parole Elisa è una brava persona, gentile e simpatica. Sono contento di averla conosciuta!”.

È un ribaltamento di prospettiva, in cui le persone con disabilità cessano di essere solo persone con dei bisogni e mettono invece a disposizione degli studenti le loro competenze, dimostrando di avere molte cose da insegnare.

“Queste lettere buffe e tenerissime – commenta ancora il responsabile – hanno dato molta forza ai ragazzi del Cso, si sono sentiti importanti e competenti. I bambini non parlano mai della loro disabilità, notano i dettagli che per loro sono significativi, sono acuti osservatori e riconoscono le doti di ciascuno di noi”.

Il progetto è stato talmente apprezzato che gli educatori della scuola Il Girasole lo hanno scelto per presentarlo, a fine anno scolastico, a tutto l’Istituto Comprensivo.

Il coordinatore dell’area disabili dell’associazione Sergio Zavatta Francesco Lagari ha commentato: “Il progetto ha un grande valore non solo dal punto di vista artistico, ma la proposta di Enrico ha un alto valore educativo e sociale: come osservatore esterno ho potuto toccare con mano la spontaneità dei rapporti che si sono creati tra i bambini e gli ospiti del Centro. Credo che questo sia il risultato più bello”.

L’arte diventa così non solo mezzo espressivo, ma potente mediatore e veicolo di inclusione sociale che permette al mondo della disabilità di incontrare la scuola e offrire occasioni per abbattere pregiudizi, senza retorica. Sicuramente anche in futuro per questi bambini l’incontro con la diversità sarà più semplice e non dimenticheranno facilmente questa esperienza.

Silvia Sanchini

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