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Attualità Lavoro

Contratto integrativo Rimini Fiera, lunedì sciopero dipendenti. La Fiera risponde

In foto: la fiera
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
ven 29 lug 2016 12:58 ~ ultimo agg. 30 lug 14:15
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Dopo la mobilitazione di giugno, i lavoratori di Rimini Fiera torneranno a scioperare il primo agosto. Uno sciopero bianco, visto che lavoreranno regolarmente devolvendo però la retribuzione all’associazione Telefono Rosa, ma comunque un modo per far sentire il proprio disappunto per il mancato rinnovo del contratto integrativo. Dopo 8 mesi, la trattativa con i sindacati si è arenata in uno scontro che le parti sociali dicono di non volere. La piattaforma che Filcams Cgil e Fisascat Cisl hanno presentato è stata rigettata dall’azienda: tra i 150 lavoratori della struttura (compresi i 25 di Convention Bureau) ci sono trattamenti economici e di orario differenti anche a parità di mansioni e la richiesta sindacale era di procedere ad un’armonizzazione. Ma, attaccano Cgil e Cisl, l’azienda non ha intenzione di mettere sul piatto risorse aggiuntive ma solo un mero scambio di diritti fra lavoratori. “L’azienda – spiega Isabella Pavolucci della Filcams Cgilha in mente di chiedere ai lavoratori di rinunciare a parte dei diritti acquisiti per redistribuire parte qualcosa (ma non tutto) a chi ha condizioni peggiori. Per noi  questo rinnovo non può essere fatto all’insegna di una partita di giro tra i lavoratori. L’azienda vede un’armonizzazione al ribasso. “

Di fatto quindi un contratto integrativo a valore zero. Tra le discrepanze più evidenti tra lavoratori ci sono quelle che riguardano la malattia e gli infortuni (solo ad alcuni pagati al 100%), le ferie (con i nuovi assunti che non beneficerebbero dei trattamenti migliorativi previsti per gli altri) o ancora la diaria per le trasferte che sarebbe uniformata al ribasso. L’auspicio dei sindacati è che si possa arrivare ad un accordo in modo diverso rispetto al 2011 quando la firma tra le parti arrivò nel bar del tribunale, col giudice che attendeva nell’aula dove azienda e parti sociali dovevano discutere una vertenza per comportamento antisindacale. All’epoca si trattò di un accordo al ribasso ma la Fiera viveva un periodo difficile mentre oggi, numeri alla mano, gode buona salute. E questo anche per merito dei lavoratori, rileva Gianluca Bagnolini della Fisascat Cisl “eppure – attacca – forse sono distratto, ma non mi sembra che i dirigenti nelle loro dichiarazioni abbiano mai avuto parole di riconoscenza o stima verso i dipendenti”.

Se l’accordo non si dovesse trovare, i lavoratori promuoveranno una nuova mobilitazione per il mese di settembre.

In merito invece alle operazioni alle quali sta lavorando Rimini Fiera, come la fusione con Vicenza e la quotazione in borsa, Cgil e Cisl non avanzano particolari perplessità. A preoccupare, al momento, è però l’assenza di condivisione con le parti sociali.

Riminifiera affida a una nota la propria risposta ai sindacati: già si sono prese diverse iniziative nella direzione dell’equità di trattamento, ricordando inoltre l’impegno per non far ricadere sui dipendenti negli anni di crisi. Ricordando anche come ci siano ancora trattamenti sopra i livelli di mercato.


 

La risposta di Rimini Fiera:

Rimini Fiera, non condividendone le motivazioni, prende atto delle libere scelte dei suoi lavoratori che hanno indetto per l’1 agosto una giornata di sciopero bianco per il mancato rinnovo del contratto integrativo di lavoro (scaduto lo scorso 31 dicembre e ancora integralmente applicato dall’azienda) e desidera soffermarsi su alcuni punti cruciali.

Rimini Fiera, è preoccupata per la disomogeneità di trattamenti economici e normativi che i diversi contratti susseguitisi in azienda hanno causato tra i propri lavoratori. Per tale ragione si è fatta promotrice di iniziative volte ad una maggiore equità, investendo risorse economiche (altro che a costo zero!) e normative a vantaggio, in particolare, dei lavoratori che godono di trattamenti meno favorevoli purché dalla restante parte dei lavoratori vi sia eguale attenzione a ridurre le disparità con la rinuncia ad alcuni privilegi: ad esempio l’azienda domanda a chi lavora 36 ore settimanali di lavorare 24 minuti in più al giorno.

Negli anni di crisi Rimini Fiera non ha posto in essere dolorose ristrutturazioni (che avrebbero anche disperso il patrimonio umano costruito negli anni) né ha ridotto le retribuzioni dei dipendenti, limitandosi ad intervenire su aumenti futuri legati a meccanismi e automatismi totalmente distaccati da elementi quali la professionalità, il merito e i risultati aziendali.

E oggi, in cui si iniziano ad apprezzare i risultati delle strategie di consolidamento e crescita messe in atto negli anni difficili, Rimini Fiera è decisa a investire sul proprio capitale umano, concentrando gli sforzi economici in strumenti moderni a vantaggio di coloro che beneficiano di trattamenti di minor favore e non in modo indistinto anche sulle posizioni che godono di trattamenti ben al di sopra dei livelli di mercato.

Infine, Rimini Fiera non raccoglie le affermazioni del tutto pretestuose sulla questione della riorganizzazione che, come noto a tutti i dipendenti, è stata attuata esclusivamente valorizzando le professionalità interne di cui l’azienda va orgogliosa.

 

 

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di Redazione