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Il garante regionale ai Casetti. Condizioni migliorano ma magistrato sorveglianza è assente

carcereRimini

15 febbraio 2016, 18:19

in foto: Il garante Desi Bruno

Presenze sotto controllo e condizioni igienico-sanitarie “decisamente migliorate”, ma perdura il “disagio particolarmente significativo” per la “la mancanza di risposte (e i ritardi) alle istanze presentate da parte della popolazione detenuta, che riferisce di non avere più visto il magistrato di sorveglianza in carcere, per gli incontri con coloro che ne hanno fatto richiesta, da circa un anno”.

Desi Bruno, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale della Regione Emilia-Romagna, ha visitato venerdì scorso i Casetti, la casa circondariale di Rimini.

Le principali criticità, a quanto è stato riportato alla figura di garanzia dell’Assemblea legislativa, risiedono non tanto nella “mancanza di una direzione stabile, dal momento che il ruolo direttivo a cui è attualmente attribuita già riveste la titolarità della funzione in un altro istituto” – infatti “bisogna riconoscere che proprio sotto questa direzione sono sensibilmente migliorate le condizioni detentive” – quanto nei “rapporti con il magistrato di sorveglianza territorialmente competente”, specialmente per i detenuti condannati in via definitiva, che hanno anche inviato una lettera alle autorità competenti.
Un problema avvertito anche dall’area trattamentale, “in particolare sofferenza per la difficoltà a trovare sollecite risposte a percorsi che potrebbero sfociare nella concessione di permessi premio e misure alternative”, riferisce la Bruno, che non manca di far notare come “i detenuti definitivi presenti nel carcere di Rimini hanno pene contenute e il numero di educatori presenti, cinque, è idoneo ad assicurare la massima celerità nelle istruttorie previste”.
Nota positiva sono, raccontano i ristretti, “i rapporti corretti e positivi con il personale di polizia penitenziaria, che spesso risolve con tempestività molti dei quotidiani problemi della vita delle persone recluse”.

Per quanto riguarda invece la situazione della struttura, “le condizioni igienico-sanitarie, come anche certificato dell’Ausl di Rimini, sono decisamente migliorate rispetto al passato”: la prima sezione, che era stata la più problematica sotto l’aspetto igienico-sanitario, è attualmente chiusa per lavori che, con l’apporto della manodopera dei detenuti, saranno terminati verosimilmente nel breve periodo, riporta la Garante.
Nel corso del sopralluogo, personale penitenziario ha però segnalato che “in tre celle di una sezione, in ragione di finestre che hanno una evidente ampiezza sotto-dimensionata, durante la stagione estiva si raggiungono temperature molto elevate”. La Garante segnalerà il problema all’Ausl per le necessarie verifiche e prescrizioni.

Come emerso durante la visita, risulta ampiamente sotto-utilizzata la sezione Andromeda a custodia attenuata, con soli 7 detenuti a fronte di 16 posti, in cui vengono collocati i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti, selezionati dall’area trattamentale  e dell’Ausl, in attesa dell’accesso a misure alternative alla detenzione con finalità terapeutiche.
Proprio in ragione di questa ormai perdurante sotto-utilizzazione potrebbe essere opportuno, “aprire una riflessione su una diversa destinazione degli ambienti detentivi relativi, anche in parte, e con particolare riguardo alla necessità   e all’utilità di avere una sezione dimittendi, volta a favorire il rientro delle persone con pena inferiore ad una anno nel contesto sociale – suggerisce la Bruno – nulla togliendo alla possibilità di favorire comunque l’accesso ad ipotesi trattamentali di persone detenute con problemi di dipendenza, ma prendendo atto della attuale e diversa tipologia di sostanze e sui mutamenti intervenuti in materia”.

Il dato relativo alle presenze, infine, è risultato sotto controllo, secondo il trend dell’ultimo anno: erano 96 le persone (di cui 47 stranieri), a fronte di una capienza regolamentare di 130. La vocazione dell’istituto, nell’ambito della piena realizzazione del circuito penitenziario regionale, è di ospitare in via principale detenuti in custodia cautelare: sono infatti 59 gli imputati e 37 i condannati in via definitiva.  Una sezione è adibita a ospitare i cinque detenuti transessuali, mentre sei detenuti sono ammessi al regime di semilibertà e quattro al lavoro all’esterno. Nelle sezioni detentive è operativo il regime “a celle aperte”: i detenuti possono restare all’esterno della camera di pernottamento fino a 9 ore al giorno circa, con una tendenziale separazione fra imputati e condannati in via definitiva.

Redazione Newsrimini

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