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Attualità Politica

Gestione servizio idrico, approvata delibera in Consiglio. Le polemiche

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 7 minuti
gio 10 dic 2015 13:59 ~ ultimo agg. 11 dic 12:02
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Nella seduta di ieri il Consiglio Comunale di Rimini ha approvato con 16 voti favorevoli, 7 contrari e 1 astenuto (Bertozzi del PD) l’atto di indirizzo sulla posizione che il Comune di Rimini esprimerà in sede di consiglio d’ambito locale di Atersir in merito alle modalità di affidamento del Servizio idrico integrato per il bacino di Rimini. L’atto di indirizzo individua nella gara europea la modalità di affidamento del servizio attualmente in scadenza, modalità prevista dalla legge che regola la materia. L’assessore alle partecipate Gianluca Brasini spiega che si tratta di una scelta che cerca di andare al di là delle ideologie tenendo come primo obiettivo la qualità del servizio e l’interesse dei cittadini, assicurando che “L’acqua per quattro quinti è pubblica e continuerà ad esserlo” e che il processo individuato garantirà a cittadini e comuni acqua di qualità con tariffe basse.

Dall’altra parte, Gianluca Tamburini del Movimento 5 Stelle parla di “Fine della pagliacciata” per una delibera che sconfessa gli impegni presi dal sindaco nella campagna elettorale 2011 sull’Acqua Pubblica. “Ieri sera – scrive su Facebook Tamburini – con una delibera inutile la Giunta Gnassi e il PD hanno gettato la maschera sull’Acqua (non) pubblica. Ratificando ufficialmente la decisione di mettere a gara la gestione del Servizio Idrico”.
“Si crea un percorso che non cambierà nulla. Ci sarà un vincitore designato. Cioè Hera. Ossia si privatizzerà nuovamente il servizio”. “Non c’è mai stata realmente l’intenzione di valutare una soluzione diversa. Niente studi economico-finanziari effettuati, nessuna intenzione di valutare la gestione in house tramite un soggetto pubblico come Romagna Acque”.

Duro il commento di Savio Galvani di Rifondazione Comunista intitolato “La fine del servizio idrico integrato”. Commento arrivato, per la cronaca, dall’indirizzo mail dell’ex assessore Sara Visintin. Una “capriola del sindaco” che su questo tema “ha fatto una totale marcia indietro”. Galvani ne ha anche per 5 Stelle e centrodestra, che vedono il problema in Hera quando il problema è la forma stessa della multiutility.

Anche per Eraldo Giudici si tratta di una delibera che sconfessa l’esito referendario e che non favorisce nemmeno la libera concorrenza soprattutto per la breve durata del periodo di affidamento.


 

La dichiarazione dell’assessore Brasini:

“L’acqua è un servizio che più di altri ha un impatto ‘politico’ e questo comporta che spesso nel dibattito si perda di vista l’obiettivo, ovvero la soddisfazione dei cittadini. E’ il caso quindi di partire dall’interesse e dalle aspettative che i cittadini ripongono su questo tema, ovvero costi e qualità del servizio idrico integrato, a prescindere dalle modalità di affidamento. La situazione attuale sul nostro territorio è facilmente sintetizzabile: i cittadini e i Comuni possono contare su un’acqua qualitativamente buona, con una tariffa più bassa rispetto ad altri ambiti e su un altissimo tasso di investimenti (il più alto oggi in Italia) volti a potenziare e migliorare l’intero sistema. Questo anche in virtù di un elevatissimo grado di presidio pubblico su un servizio così importante socialmente ed economicamente. Sgombrando il campo da qualsiasi approccio ideologico, la realtà si presenta così composta: la gestione della programmazione degli investimenti e l’attività di controllo del Sistema idrico integrato è in capo a un soggetto totalmente pubblico, ovvero Atersir, espressione dei sindaci dell’ambito locale; la tariffa è di esclusiva competenza di un altro ente pubblico, l’Autorità Pubblica Indipendente per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico; le fonti, così come le reti, sono di proprietà pubblica (le prime in capo a Romagna Acque, case history per l’Italia, le seconde ad Amir e società Sis). Quinta e ultima parte del processo è la gestione dell’acqua, oggetto dell’affidamento di cui abbiamo discusso, attualmente in capo ad un soggetto a maggioranza pubblico e che alla scadenza sarà affidato di un soggetto industriale attraverso gara europea. L’acqua dunque per quattro quinti è pubblica e continuerà ad esserlo”. “Questo processo ci riconsegna un servizio che i cittadini possono percepire di alta qualità, a partire dalla tariffa accessibile e sostenibile, con un costo inferiore rispetto ad altri ambiti e che vede Rimini tra i 37 comuni capoluoghi con le tariffe dell’idrico più basse in Italia.

In secondo luogo i cittadini e i comuni possono constatare l’impatto degli investimenti fatti e pianificati nei prossimi anni, investimenti funzionali e validi per potenziare il sistema idrico integrato. Abbiamo sotto gli occhi l’esempio del Piano di salvaguardia della balneazione ottimizzato, a tutela dell’acqua del mare, l’acqua ‘più’ pubblica che esista. E’ grazie all’impegno pubblico e alla gestione della risorsa idrica pubblica che portiamo avanti a Rimini così come in Romagna che tuteliamo il mare, l’acqua appunto più pubblica che esista al mondo”.
“La scelta di andare a gara per l’affidamento della gestione del servizio idrico – conclude l’assessore Brasini – arriva dopo approfondite analisi dal punto di vista economico, finanziario e patrimoniale sulle altre opzioni in campo (la cosiddetta gara a doppio oggetto e la modalità di affidamento in house) e soprattutto tenendo conto che allo stato attuale possiamo contare su un servizio, fortemente incentrata sul controllo pubblico, che soddisfa cittadini e Comuni. E questo in linea piena con quanto deciso dai cittadini attraverso il referendum del 2011: senza quel passaggio oggi ci troveremmo in questo consiglio comunale a decidere se privatizzare o meno Romagna Acque”.


 

Dall’intervento di Savio Galvani:

“Secondo il PD il primo quesito referendario, quello che ripristinava la scelta sul modello di gestione del Servizio Idrico Integrato, tra gara europea, gara a doppio oggetto e gestione in house, è stato votato e sostenuto solo per evitare la privatizzazione di Romagna Acque. Primo errore: il primo quesito referendario riguarda la gestione del Servizio idrico integrato dalla produzione, alla distrubuzione, alla depurazione, nella sua totalità ed interezza! Non si parla di sola proprietà, visto che quella è e deve rimanere pubblica a prescindere. La scelta della gara di un pezzo del servizio idrico integrato non è meno brutta, ma anzi distrugge proprio la definizione di servizio idrico integrato, come sistema complessivo della gestione idrica territoriale e di bacino capace di difendere la risorsa e l’approvvigionamento idrico di un territorio, in particolare il nostro profondamente assetato.
Si è sottolineato, inoltre, come la gestione pubblica di Romagna Acque, tutelata proprio grazie al referendum, abbia prodotto negli anni risultati ottimi e soddisfacenti, salvo poi affermare che però una società pubblica per la gestione dell’ultimo miglio delle tubature sarebbe disastrosa e incapace di fare investimenti.
E su questa affermazione il nulla a supporto. Si citano due cifre esorbitanti, un comma della Legge di Stabilità dello scorso anno, si ribadisce che comunque l’acqua rimane di proprietà pubblica e si chiude la partita con la votazione della gara.
Nessun piano industriale, nessuna dimostrazione di come nel lungo periodo la gestione pubblica produca maggiori benefici e maggiori opportunità di reinvestimento!.

“Da analisi fatte sui bilanci delle multiutility italiane emerge un dato interessante: la distribuzione dei dividendi è maggiore degli utili fatti. Nel complesso le 4 grandi multiutility italiane (HERA, A2A, ACEA e IREN) nel 2014 hanno distribuito 2,65 mld di dividendi a fronte di 1,89 mld di utili. Gli investimenti effettuati ammontano ad un complessivo di 1,7 mld (meno dell’utile ricavato). Continuiamo poi sulla solidità finanziaria. Il MOL (margine operativo lordo) è aumentato dell’11% dal 2010 al 2014, proprio grazie ai settori regolati di rifiuti e idrico. Il rapporto tra indebitamento e capitale proprio della sola HERA è dell’1,07. Quando questo parametro supera il valore 1 determina un rischio di capacità finanziaria. Mentre il rapporto tra indebitamento e MOL nella sola HERA è di 3,5 e questo significa che per almeno tre anni HERA dovrebbe investire tutto il proprio MOL a copertura del debito. Ma il giochino della borsa e le leggi fatte per salvare il profitto di pochi consentono alle grandi multiutility di sopravvivere e arricchirsi in questo contesto.
Questo era ciò che chiedavamo dallo studio. Definire in uno scenario di lungo periodo gli effetti della gestione pubblica e di quella privata, non solo sotto il profilo del controllo, dal momento che anche se controllore e controllato sono due figure completamente indipendenti i rapporti di forza possono comunque rendere l’uno succube dell’altro (vedansi ATERSIR e grandi multiutility), ma proprio sotto quello economico, finanziario e gestionale.
Nel dibattito di ieri sera invece non è emerso nulla di tutto ciò, né nella presentazione dei dati, né nella discussione della delibera”. Per il centrodestra e i grillini il problema è rappresentato solo da HERA, mentre per Zerbini è fondamentale evitare il monopolio di un bene comune e a domanda rigida come l’acqua. Per il resto del PD (eccetto Bertozzi che si astiene) mettere a gara l’ultimo tratto va bene, inoltre un soggetto pubblico non sarebbe nelle condizioni di fare investimenti (ricordiamo che del PSBO 2/3 provengono da soggetti pubblici: il comune con contributo a fondo perduto e Romagna Acque investendo gli utili fino ad oggi incamerati attraverso la remunerazione del capitale, remunerazione a cui ora ha rinunciato per abbassare le tariffe non sapendo che farsene visto che non può immischiarsi troppo nella gestione del famoso ultimo miglio in concessione ad HERA) e ricordando che la provincia di Rimini è una delle 37 province con la tariffa più bassa (infatti le più alte sono quelle dove si è affidato il SII a privati ed inoltre se qui risulta essere più bassa lo si deve proprio a Romagna Acque!)
Il problema non è HERA in quanto HERA, ma di HERA in quanto multiutility. Poco ci importa che alla gara partecipino 5 altre grandi multinazionali dell’acqua, poco ci rassicura che vinca un’altra società”.


 

Il commento di Eraldo Giudici (gruppo misto)

Ieri sera in Consiglio comunale a Rimini, a tarda notte, è stata approvata una delibera dal contenuto assai accattivante “Indirizzi per una corretta e equa gestione del Servizio Idrico Integrato…. che tuteli gli interessi pubblici e i beni comuni, realizzi gli investimenti ecc.”

La delibera prevede indicazioni circa l’individuazione, tra i vari percorsi legittimi, di quello ritenuto più confacente per individuare il nuovo gestore invece di Hera, che opera in regime di proroga ormai da tre anni.

Al di là di tutte le ragioni politiche profuse all’unisono dal Sindaco Gnassi e dal Sindaco di Misano Adriatico Avv. Giannini , è da rilevare che nell’ultimo capoverso del dispositivo della delibera c’é una indicazione che non vorremmo costituisse condizione disincentivante per i potenziali concorrenti.

Riteniamo che indicare che il periodo di affidamento debba essere il più breve possibile disincentivi la partecipazione di imprese qualificate di rango internazionale, anche perché Hera vanta anticipazioni finanziarie di oltre 115 Ml. di Euro, che non sono ammortizzabili se non in periodi lunghi.

D’altra parte tali crediti, nel caso di gestione in house dovrebbero essere coperti direttamente dai Comuni, condizione che, di fatto, vanifica l’esito dei referendum sulla gestione e remunerazione del servizio idrico, che nel 2011 aveva ottenuto l’abrogazione di norme che impedivano la possibilità dell’affidamento in house. Così non si favorisce una libera concorrenza, una dinamica di nuovi investimenti aperta ai mercati nazionali ed europei e, in fin dei conti, non persegue la riduzione dei costi all’utenza.

Per queste ragioni abbiamo espresso voto contrario. Comuni,  condizione che, di fatto, vanifica l’esito dei referendumsulla gestione e remunerazione del servizio idrico, che nel 2011 aveva ottenuto l’abrogazione di norme che impedivano la possibilità dell’affidamento in house. Così  non si favorisce  una libera concorrenza, una dinamica di nuovi investimenti aperta ai mercati nazionali ed europei e, in fin dei conti, non persegue  la riduzione dei costi all’utenza. Per queste ragioni abbiamo espresso voto contrario.

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