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Criminalità organizzata. La sentenza del processo Vulcano, il commento del Gap

In foto: repertorio
di Redazione   
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sab 20 dic 2014 17:33 ~ ultimo agg. 21 dic 14:55
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Dopo oltre un anno è arrivata nel primo pomeriggio di oggi la sentenza del Tribunale di Rimini sul processo Vulcano, nato dall’indagine del ROS di Bologna sulla presenza camorristica tra riviera romagnola e San Marino che portò nel 2001 al fermo di 10 persone per estorsione e usura aggravata dal metodo mafioso. Lo riporta il Gap Pio La Torre di Rimini. Sette gli anni comminati per estorsione a Ernesto Luciano e a Giovanni Formicola, quattro anni e sei mesi per Vallefuoco. Queste le pene maggiori.

“Per la maggior parte degli imputati – ricorda il GAP – il Pubblico Ministero della DDA di Bologna Enrico Cieri aveva chiesto pene dai 4 agli 8 anni per aver commesso estorsione nei confronti di alcuni imprenditori della zona, evocando l’appartenenza e la vicinanza a clan di camorra e ai casalesi. Tra le vicende, era stato ricordato il pestaggio “dimostrativo” avvenuto nel capannone di San Marino, la convocazione al bar di Miramare al cospetto di Zio Peppe, le percosse da parte di Formicola all’esterno dell’albergo riminese Quo Vadis, le “visite” degli imputati al negozio di un’imprenditrice, a pochi passi da viale Ceccarini a Riccione. Per quanto riguarda il reato di usura aggravata da metodo mafioso, invece, era stata richiesta l’assoluzione per tutti, in quanto durante il processo non era stato possibile provare il fatto”.

“A prescindere da una valutazione sulle singole condannecommenta ancora il GAP Pio La Torrequella del Tribunale di Rimini rappresenta comunque un’importante pronuncia (dopo quella di Luglio sull’indagine “Titano” per riciclaggio di denaro sporco) che, in attesa di leggere le motivazioni della sentenza e aspettando Vulcano II (il processo parallelo per associazione a delinquere di stampo mafioso, attualmente in udienza preliminare a Bologna)e i successivi di grado di giudizio, per il momento riconosce anche a livello giudiziario la presenza, tra la riviera romagnola e la Repubblica di San Marino, di soggetti collegati ad importanti ambienti criminali ed inseriti nel mondo economico-finanziario di questa zona, pronti a minacciare imprenditori locali senza timore di ricorrere a metodi esplicitamente violenti. Spiace tuttavia constatare la poca attenzione che questo processo ha ricevuto da parte dell’intera comunità, quando altrove vicende di questo calibro vedono una partecipazione ed un interesse ben maggiore della società civile, come per esempio a Bologna per il processo “Black Monkey” sulla ‘ndrangheta. Sarebbe stato un importante segnale di consapevolezza.”

I dettagli della sentenza sul sito del Gruppo antimafia Gap Pio La Torre

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