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Analisi congiunturale Confindustria: primi timidi segnali di ripresa

EconomiaProvincia

16 marzo 2010, 11:12

in foto: Una situazione complicata, ma mall'indagine congiunturale di Confindustria sull'andamento delle imprese riminesi emergono timidi segnali di ripresa.

La sintesi trasmessa da Confindustria:

Le aziende della provincia di Rimini, rispecchiando l’andamento dell’intero Paese, vivono ancora una situazione complicata, sebbene si notino alcuni primi timidi segnali confortanti. I tempi della ripresa si confermano lenti e diversificati da azienda ad azienda e da settore a settore.

Gli imprenditori non sembrano comunque scoraggiati e sono determinati nel percorrere con maggiore convinzione la strada della crescita e dell’innovazione. Per portare a termine questo impegno Confindustria Rimini sarà al loro fianco nel rilancio attraverso l’innovazione, l’export, il sostegno al credito e alla formazione e conservazione delle risorse umane”.

Sono queste le parole del Presidente di Confindustria Rimini, Maurizio Focchi, a commento dei dati che emergono dall’indagine congiunturale sulla situazione economica della territorio effettuata dall’Ufficio Economico di Confindustria Rimini e relativa al secondo semestre 2009 e alle previsioni del primo semestre 2010.

La congiuntura continua ad evidenziare in negativo tutti i principali indicatori analizzati, rivelando così chiaramente che la difficile fase economica non è ancora alle spalle.

Le previsioni fanno comunque emergere un miglioramento nelle aspettative, pur in un contesto che rimane problematico.

I DATI DEL SECONDO SEMESTRE 2009.

il fatturato totale, rilevato a prezzi correnti, nel secondo semestre 2009 è diminuito (-16,50%) rispetto allo stesso periodo del 2008.

Sono le imprese oltre 250 dipendenti ad evidenziare il rallentamento maggiore (-26%). Per quelle fra i 50 e 250 dipendenti e quelle con meno di 50 addetti la diminuzione è più contenuta (- 4,10% e 3,80%).

Il grado di internazionalizzazione delle imprese, inteso come percentuale di fatturato estero sul totale, si attesta in media al 50,90%.

Anche gli andamenti riferiti alla produzione segnano un decremento nel secondo semestre 2009 (-7,90%).

L’occupazione manifesta una certa tenuta: Il calo è stato del -0,68%. Nelle grandi imprese è stato del -0,30%, nelle medie del -1,80%, nelle piccole aziende del -1,4%. Vanno comunque fatte due considerazioni:

escludendo il settore servizi il dato complessivo del settore manifatturiero peggiora sensibilmente passando ad un -2,51%
i dati della cassa integrazione ( a dicembre 2009 è stata richiesta CIG ordinaria per il 23% dei dipendenti delle imprese associate a Confindustria Rimini), mettono in evidenza tutta la difficoltà che questa situazione determina.

Ordini, il 17,39% delle imprese segna un aumento e il 34,78% una diminuzione. Gli ordini esteri segnano una percentuale di imprese che li hanno avuti in aumento del 20% contro un 34,55% in diminuzione.

Giacenze: si evidenzia un aumento per il 15,38% del campione, stabilità per il 56,56% e diminuzione per il 32,05%. Rispetto alla precedente indagine aumentano le aziende che hanno visto incrementare le giacenze, sia quelle che le hanno viste in diminuzione. Un segnale indicativo dell’incertezza del momento.

Costo delle materie prime: in crescita per il 25,64% del campione, stazionario per il 60,26% e in diminuzione per il 14,10%.

Il fenomeno del rallentamento dei prezzi emerso nella precedente rilevazione si sta attenuando. Questo potrebbe essere interpretato come un segnale positivo di inizio di ripresa.

Difficoltà nel reperimento del personale: solo il 13,05% delle aziende la considera elevata, mentre per il 33,70% non si presenta nessuna difficoltà.

Analizzando i singoli settori merceologici si vede che tutti continuano ad essere in sofferenza con eccezione per il settore agroalimentare. Infatti, quest’ultimo evidenzia un aumento del fatturato, della produzione e dell’occupazione.

PREVISIONI PRIMO SEMESTRE 2010

Le attese degli imprenditori, relative al primo semestre 2010 sembrano far intravedere spiragli di luce .

L’andamento della produzione, infatti, viene annunciata in aumento dal 29,76% delle imprese, il 51,19% prevede una situazione di stazionarietà e il 18,05% degli imprenditori prevede una diminuzione.

La situazione più singolare si registra nelle grandi imprese nelle quali per il 100% del campione si assisterà ad una stazionarietà della produzione. Il dato migliore è quello delle medie che per il 60% vedono la produzione in aumento. Le piccole sono in linea con il dato generale.

Ordini, il 31,03% del campione prevede una crescita, il 47,13% stazionarietà e il 21,84% una diminuzione.

La maggior parte delle grandi imprese non pensa però che gli ordini si ridurranno ulteriormente (solo il 14,29% per gli ordini totali e il 20% per gli ordini esteri), ma prevedono un aumento nel 42,86% (però solo del 20% per quelli esteri) e stazionarietà nel restante 42,86%. Le piccole e medie imprese vedono un aumento degli ordini totali nel 27,08% e nel 50% dei casi e di quelli esteri rispettivamente nel 41,18% e nel 55,56%.

Giacenze: il 70,51% le prevede stazionarie, l’11,54% in aumento e il 17,95% in diminuzione.

Le previsioni sull’occupazione sono in calo per il 18,18% delle imprese, stazionarie per il 71,59% e in aumento per il 10,23%.

Ricorso alla cassa integrazione: per il 54,17%, tale ricorso è da escludersi, per l’11,46% è poco probabile e quasi il 30% lo considera probabile (e il 10,42% probabile e consistente).

Per quanto riguarda i singoli settori merceologici, il metalmeccanico ha la stessa percentuale (28%) di aziende che prevedono una diminuzione e un aumento della produzione. L’industria del legno prevede una produzione stazionaria nel 77,78% dei casi, Il comparto dell’abbigliamento, invece, esprime maggiore fiducia con produzione in aumento per il 50% e stazionaria per l’altro 50%.

L’agroalimentare a dispetto dei buoni risultati anche nel pieno della crisi, prospetta una situazione più cauta. Grafici ed editoria: produzione e ordini vengono visti in aumento dal 33,33% del campione e stazionari dal 50%.

Il comparto chimico vede produzione e ordini in aumento nel 33,33% dei casi e in diminuzione nel restante 66,67%. Il settore materiali per costruzioni si divide al 50% fra imprenditori che ritengono che la produzione sarà sia in crescita che in diminuzione.

Infine il settore servizi ha una previsione di ordini in aumento nel 31,82% del campione, stazionari nel 50% e in diminuzione nel 18,18%.

INVESTIMENTI

Gli investimenti che nel corso del 2009, nel settore manifatturiero, sono diminuiti del -8,4%. A livello numerico le grandi imprese non hanno diminuito gli investimenti rispetto all’anno precedente (+2%), mentre per le piccole e medie il dato è negativo (rispettivamente – 20,5% e -7,3%).

Nei singoli settori, nel 2009 hanno aumentato gli investimenti il metalmeccanico (+1,8%), il legno (+2,6%), l’abbigliamento (+3,8%) e i chimici (+10%). In calo grafici (-34,8%) e alimentari (-13,2%).

Gli investimenti più ricorrenti sono quelli in ICT, ricerca e sviluppo e formazione.

Per quanto riguarda le previsioni per il 2010 il 16,8% di imprenditori del settore del manifatturiero del campione non prevede di effettuare investimenti. Comunque la percentuale è in diminuzione rispetto alle previsioni di un anno fa e quindi è più confortante.

Le aree aziendali maggiormente coinvolte in investimenti nel 2010 saranno la ricerca e sviluppo e la formazione con percentuali simili al 2009.

Tra i fattori critici e/o ostacoli alla realizzazione degli investimenti, si segnalano l’insufficiente livello della domanda attesa (37,9%) e la difficoltà a reperire risorse finanziarie (35,8%).

Per quel che riguarda gli investimenti in campo ambientale, il 61,8% delle imprese dichiara di effettuarne e il 3,4% di non averlo fatto ma di avere intenzione di farlo.

Le motivazioni sono poi confortanti, perché per il 34,5% tali investimenti si inquadrano in una politica di sviluppo sostenibile e solo il 5,5% li realizza in considerazione di opportunità di finanziamenti pubblici.

Gli ambiti di intervento più ricorrenti nei processi produttivi sono quelli relativi alla gestione dei rifiuti (47,3%), efficienza energetica (21,8%), acqua e aria (18,2%) e energie rinnovabili (14,5%). Per quel che riguarda il prodotto si interviene investendo sulla riduzione dei consumi e sull’efficienza energetica (27,3%), sul suo ciclo di vita (16,4%) e sull’utilizzo di materiali biocompatibili (14,5%).

Conclusioni

La situazione economica del secondo semestre 2009 continua ad essere improntata negativamente: tutti i parametri considerati (produzione, fatturato e occupazione) hanno segni negativi (a parte l’eccezione del settore agroalimentare, comunque con percentuali di crescita inferiori rispetto al semestre precedente).

I “germogli della ripresa” che si sono presentati anche in questa indagine ci si augura diano frutti migliori rispetto ai “germogli” della precedente rilevazione. Questa volta però le aspettative sono sensibilmente migliori rispetto ad un anno fa e anche rispetto al secondo semestre 2009.

Infatti, la percentuale di aziende che prospetta ordini in aumento è il 31,03% (il 41,07% per gli ordini esteri) contro un 11,22% del semestre precedente e un 8,96% di un anno fa. Alcune economie stanno riprendendo a crescere e ad investire e le previsioni riflettono una maggiore fiducia.

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