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Politica Rimini

Agguato Forza Nuova al Paz. Pizzolante e Lombardi (FI) intervengono

In foto: L'onorevole Sergio Pizzolante e il consigliere regionale Marco Lombardi, entrambi di Forza Italia, su sollecitazione della famiglia, stanno concordando una vista al carcere marchigiano di Montacuto per incontrare Nicolò Severini, il pesarese coinvolto nella tentata aggressione al centro sociale Paz di Rimini.
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lun 7 gen 2008 19:09 ~ ultimo agg. 00:00
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Pizzolante e Lombardi chiedono ai magistrati di applicare per il ragazzo una misura diversa dal carcere, adatta comunque a soddisfare le esigenze cautelari del caso. Per il tentato blitz della notte del 25 settembre 2007 vennero arrestate undici persone, dieci delle quali sono ancora in carcere, accusate di concorso in incendio e tentato sequestro di persona, aggravati dall’aver agito per terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. Fra gli arrestati c’era anche Severini, nato a Novafeltria e residente a Pietracuta, frazione di San Leo (Pesaro-Urbino). I due esponenti di Forza Italia hanno preso a cuore il caso e, pur stigmatizzando il ricorso alla violenza, si dicono “colpiti dal dramma in cui una famiglia ‘normale’ di persone per bene è sprofondata per il coinvolgimento del figlio in un episodio grave nelle intenzioni, ma con una responsabilità penale personale da suddividere attentamente tra i vari soggetti coinvolti”. “La durezza della magistratura contro Severini, stride – ha aggiunto Lombardi all’Ansa – con i provvedimenti decisi in molti altri gravi episodi di cronaca, compresa l’ occupazione dell’aeroporto di Rimini messa in atto proprio dagli attivisti di Paz. In questo caso di Forza Nuova ci sono alcuni che hanno una responsabilità più importante, altri decisamente inferiore. Molti sono ragazzi appena maggiorenni e sono in carcere da oltre tre mesi ormai!”. “L’atto che volevano organizzare era grave – ha aggiunto – ma probabilmente Severini, che lavora e non è uno sbandato, è stato tirato in mezzo. Comunque, al di là delle effettive responsabilità che verranno accertate, è l’esperienza del carcere duro che certamente è devastante e non riabilitativa per un giovane”. (ANSA)

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