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Festa del Mare: nell’Omelia del Vescovo l’invito a dare valore alla vacanza

RiminiVita della Chiesa

2 luglio 2007, 11:33

in foto: Pubblichiamo l'Omelia pronunciata domenica dal Vescovo di Rimini, monsignor Mariano De Nicolò, in occasione della celebrazione della Festa del Mare.

Con viva gioia celebro questa Festa del Mare, che è sempre stata l’appuntamento ecclesiale e cittadino più significativo, pur nella sua sobrietà, dell’estate riminese.
Rimini deve tanto al suo mare.
Già dai tempi più antichi il mare è stato per Rimini occasione di incontro e di dialogo fecondo con altri popoli e culture. Oltre che alle strade consolari romane che a Rimini confluiscono, è grazie al suo mare e al suo porto, attivo anche in epoca romana, che Rimini ha ricevuto fin dai primi secoli l’annuncio del Vangelo. Non è per caso che la tradizione affermi che il santo Vescovo e Patrono di Rimini, San Gaudenzo, sia originario di Efeso, una città posta sulla sponda orientale del mare Mediterraneo. Dal mare sbarcarono a Rimini San Marino e San Leo. Ancora dal mare è giunto, secondo la tradizione, il sarcofago contenente il sacro corpo di San Giuliano, approdato prodigiosamente alla Sacramora; sempre dal mare è giunta l’insigne reliquia di San Nicola di Myra, che onora la nostra Città e ne fa un polo di dialogo con l’Oriente cristiano. Né si può dimenticare la devozione popolare, che ricorda nel porto di Rimini il prodigio di Sant’Antonio di Padova che predica ai pesci; desta emozione, visitando la Cattedrale Patriarcale di Lisbona, vedere raffigurato il nostro porto e ricordato l’episodio che ci riguarda così da vicino.
I riferimenti di carattere culturale e religioso riguardanti il nostro mare e il nostro porto potrebbero continuare. Esse sono un invito a non considerare i beni più preziosi della nostra Città e del nostro territorio solo dal punto di vista economico, con una visione senza memoria, ristretta all’utilità immediata. E’ proprio guardando alla storia che si ritrova la propria identità come Città, come comunità civile e religiosa. Rimini non deve perdere l’amore per la sua identità storica, culturale, cristiana.
La vocazione di Rimini come città dell’ospitalità e dell’incontro è particolarmente sottolineata oggi.
Proprio perché questi grandi valori identitari e culturali non vengano banalizzati con operazioni culturalmente povere e meramente commerciali, mi sembra opportuno e doveroso richiamarci tutti alla grandezza e bellezza della nostra storia, alla ricchezza che è posta nelle nostre mani; ricchezza non solo economica, ma, appunto, culturale e valoriale.
Sia sempre il nostro mare occasione di lavoro onesto, di sano diporto, di bellezza da preservare e da difendere. Abbiamo passato, proprio agli inizi del mio episcopato, momenti di grande preoccupazione per fenomeni che intristivano il nostro mare. Per quanto sta in noi quelle situazioni non devono ritornare. La salvaguardia del creato, il problema ecologico, è sempre più, oggi, una priorità. Ricordiamo le parole della Bibbia: Dio ha posto l’uomo nel mondo “perché lo coltivasse e lo custodisse” (cf Gen 2,15); non certo perché lo distrugga e lo renda inabitabile. Per lo stesso motivo auspichiamo che la pescosità del nostro mare venga promossa con adeguate iniziative, che possano sostenere l’attività dei pescatori, la vita delle loro famiglie, la tradizione stessa della nostra riviera.
Mare, porto e spiaggia sono – direi per definizione – luoghi di incontro e di dialogo. Perché tale dialogo si svolga secondo la tradizione ospitale della nostra terra, è necessario che non si dia spazio a forme di degrado dei costumi; che la persona e la famiglia siano rispettate e salvaguardate nella loro dignità con opportune proposte di divertimento e di cultura. La vacanza deve diventare anche occasione di scoperta delle bellezze culturali, sacre e profane, così ricche e significative nella nostra Città e nel territorio. Anche quando ci si rivolge ai giovani – un’età dai confini sempre meno definiti! – occorre imparare a valorizzare gli aspetti positivi e costruttivi della vacanza, più che far leva, come non di rado purtroppo accade, sulla trasgressione.
Anche negli ultimi mesi in varie parti d’Italia si sono verificati numerosi terribili incidenti cosiddetti “del sabato sera” – più appropriato sarebbe dire “della domenica mattina”! -. Nei commenti addolorati che ad essi regolarmente seguono non manca di udire affermare la necessità di garantire ai giovani lo sballo, purchè qualcuno rimanga sobrio per guidare l’auto! Davvero non si comprende questa equiparazione del divertimento con la trasgressione. Dobbiamo dirlo a voce alta: la trasgressione non è divertimento. E non si taccia come “bacchettone” chi ricorda che è prima di tutto una “cultura” sbagliata all’origine di tanti lutti di giovani. Intendiamo promuovere una cultura rispettosa della vita e della dignità umana.
Desidero cogliere questa occasione per un saluto cordiale e augurale a tutti i presenti, Autorità, cittadini, ospiti.
Estendo il mio saluto a tutti coloro che lavorano sul mare, nel porto, sulla spiaggia. Rivolgo un saluto cordiale anche ai lavoratori stranieri, tanto numerosi, augurando che la loro presenza e il loro lavoro possano favorire quelle occasioni di reciproca conoscenza e rispetto che sono la base per una civile e arricchente convivenza.
Saluto i militari della Capitaneria di Porto e le Forze dell’Ordine che qui operano, perché garantiscano a tutti sicurezza, legalità e tranquillità.
Esprimo un ricordo affettuoso per i caduti del mare, in pace e in guerra, per i quali ci accingiamo a elevare una speciale preghiera.
Ringrazio sentitamente il Comandante del Porto, la Capitaneria di Porto e i Padri Paolotti per questa Festa del Mare celebrata in onore del Santo Patrono della Gente di Mare, San Francesco di Paola.
Alla sua intercessione e alla benedizione materna di Maria Santissima, Stella del mare, affidiamo quanti sul mare, nel porto, sulla spiaggia, vivono, lavorano o sono ospiti.

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