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Rimini. Sabato alla Galleria Immagine inaugura ‘Oltredove’ di Giorgio Barbieri

Rimini

9 maggio 2007, 13:18

in foto: Alla Galleria dell'Immagine, in Palazzo Gambalunga a Rimini, inaugura sabato alle 18 la mostra "Oltredove" di Giorgio Barbieri. La mostra sarà aperta tutti i giorni 9,30-12,30/16-19; sabato 10-12; domenica e festivi chiuso. Ingresso libero. Info: 0541.704416 Un estratto dalla presentazione dell'opera: Un linguaggio che collude integralmente con la materia, senza un preciso calcolo o riferimento a una pratica. L'opera, in qualche modo, è il prodotto fisiologico dell'approccio ad una esperienza concreta, di generazione, di fermentazione, di ribollimento dell'espressione esternata nel suo potere di sorpresa. In vesti rugose scendono le sue tracce di materia in gettiti incessanti che colloquiano con se stessi e si contengono solo per l'azione delimitativa di pregiati e rudi telai di legno antico, entro cui laminano, a volte per ridondanza, come stratificazioni di suolo o formazioni spontanee della natura fisica. Si può pensare a finestre di vecchie camere in penombra che riquadrano paesaggi di greppo e di mare in apertura su di noi . Di particolare interesse risultano le opere realizzate sul supporto della pietra dove l'effetto delle paste assume il fascino di un prodotto dell' irregolarità, del tempo e dello scambio proficuo tra caso e fabbrica". (Luca Cesari, Corriere di Rimini, 11 gennaio 2004). (.) La superficie è trattata come un terreno che va sollecitato lentamente, ma anche solcato da rapidi gesti che spostano sabbie, graffiano le terre, mescolano le polveri in una originaria unità immaginativa. Il gesto sciamanico del pittore purifica ogni scoria possibile per cogliere nelle viscere della terra il volto dell'astratto, quell'immagine sorprendente che sta nascosta nell'atto creativo. Pigmenti e materia dialogano dentro questo grembo che contiene il segreto dell'immagine e l'energia della sua misteriosa visibilità. Ogni quadro crea un orizzonte, si toglie dall'effetto naturalistico portando il colore a rivelarsi con spostamenti, sbarramenti, dissolvenze. La pittura cresce sulla pittura, sulla pelle della superficie, dentro il quotidiano impegno dell'opera che non è mai un passatempo improduttivo, ma la certezza di un profondo atto interiore. Linea, colore, luce, supporto, segno, superficie sono termini che fissano i momenti d'azione del pittore. Il dialogo tra idee e materiali avviene grazie alla ricerca di una qualità fisica che conferisce a ogni intenzione la sua veste più convincente, la sua verifica assoluta. Di fronte al frenetico incalzare dei linguaggi di massa la pittura di Barbieri esprime, dunque, una durata lenta e indeterminata, uno spazio di sedimentazione rivolto a un altrove, a lontani incanti e a muti splendori; la sua presenza è un'attitudine maniacale, pressoché inspiegabile, che promette insidie e blandizie fino a dissolvere l'idea di spazio dentro il proprio evento, sempre differente. I colori sono apparizioni, bagliori che rapiscono gli occhi nel grande tormento dell'immagine, dentro il disagio isolato la cui natura partorisce le più imprevedibili avventure del pensiero. Con questo tipo di pittura non si può uscire dal mondo, anzi non si deve farlo; l'altrove è già dentro la verità del colore, nel processo di trasformazione dell'immagine. Di ciò si tratta, infatti: di una sorte che è desiderio di toccare soavi lontananze, voragini profonde, spazi silenti, inscindibili dall'identità del colore .". (Giancarlo Papi, Corriere di Rimini, 6 dicembre 2005). (...) Giorgio Barbieri, architetto e quindi abituato a rapportarsi allo spazio in termini di razionalità e funzionalità, trova nella pittura la complementarietà a tutto questo, il mezzo ideale per dare forma alle sue emozioni più profonde, lo strumento adatto a rapportarsi alle essenze di un passato vissuto altrove, con la partecipazione sensoriale alla vita di tutti i giorni. E' in questi stimoli del quotidiano che egli incontra le essenze emozionali che lo riportano al "già incontrato una prima volta", ed è a questo fondo sentimentale che egli presta la sua attenzione, ben sapendo che ciò che ricerca è l'opportunità di ricostruire, in termini analogici, quel vissuto, per liberare la carica emotiva rimossa che vi è contenuta. Questo per dire che le opere di Barbieri (realizzate con i tradizionali strumenti della pittura) permettono all'artista di presentare, in forma simbolica, ciò che più gli preme: una "non forma" data da una stratificazione orizzontale di quinte (l'improbabile incontro tra la terra e il cielo) che tende ad una rappresentazione naturalistica, costantemente contraddetta dalla serialità ossessiva delle sue opere. Ciò che si avverte nelle sue tele è come il bisogno di rappresentare qualcosa o qualcuno, senza mai riuscirci, ed è da questo conflitto non risolto che la sua opera prende forma e senso. . Le sue opere evocano contemporaneamente elementi dell'informale e del naturalismo astratto, ma questo doppio riferimento permette loro di presentarsi come "frammenti", ed è questo che, infine, conferisce la valenza simbolica che dà senso all'opera di Giorgio Barbieri (.). (Gianni Gori, 2 aprile 2007 ). (.) E' un'altra delle (poche!) notti in cui non riesco a dormire e fra un pensiero e l'altro rivedo i quadri di Giorgio (.) pensarli la notte non credo sia un caso perché è in questo silenzio che meglio navigo nei suoi colori e nel suo spazio; è uno spazio che vedo composto di elementi naturali che si cercano, si interrogano e si scrutano, scavando nella mente e nel cuore per trovare risposte, in una danza di colori e con movimenti di mani mai scontati. Quello che mi piace è che non c'è "il trovato","l'affermazione", "la certezza" "esibita", "il traguardo"; si cerca, on fouille, e i quadri di Giorgio li vedo come percorso, come un viaggio di scoperta e di domanda. Gli incroci e gli incontri fra il cielo e la terra sono come scrutatori pensosi e curiosi; l'uno cerca l'altro, ne cerca il senso; guardando i quadri mi sono divertita a indovinare i percorsi che hanno portato a quella pennellata, a quel colore e a quella quantità di materia e mi sono sorpresa nell'accorgermi che non c'è un calcolato narcisistico per "piacere", ma c'è una passione chiara e limpida, che cerca una sua strada e Giorgio mi ha fatto l'onore di entrare in questa ricerca. (Catharina Jaquet, 20 aprile 2007). Giorgio Barbieri, riminese di adozione, nasce a Torino il 3 dicembre del 1948. Nel 1974 si laurea in Architettura nella sua città natale. Nel 1996, di ritorno da un viaggio in Tunisia, trova nell'esperienza della pittura qualcosa con cui ricreare le intense emozioni provate nel deserto. Ha esposto in mostre personali a S. Marino, Milano, Cesena, Montecerignone.

Alla Galleria dell’Immagine, in Palazzo Gambalunga a Rimini, inaugura sabato alle 18 la mostra “Oltredove” di Giorgio Barbieri.
La mostra sarà aperta tutti i giorni 9,30-12,30/16-19; sabato 10-12; domenica e festivi chiuso. Ingresso libero. Info: 0541.704416

Un estratto dalla presentazione dell’opera:

Un linguaggio che collude integralmente con la materia, senza un preciso
calcolo o riferimento a una pratica. L’opera, in qualche modo, è il prodotto
fisiologico dell’approccio ad una esperienza concreta, di generazione, di
fermentazione, di ribollimento dell’espressione esternata nel suo potere di
sorpresa. In vesti rugose scendono le sue tracce di materia in gettiti
incessanti che colloquiano con se stessi e si contengono solo per l’azione
delimitativa di pregiati e rudi telai di legno antico, entro cui laminano, a
volte per ridondanza, come stratificazioni di suolo o formazioni spontanee
della natura fisica. Si può pensare a finestre di vecchie camere in penombra
che riquadrano paesaggi di greppo e di mare in apertura su di noi . Di
particolare interesse risultano le opere realizzate sul supporto della
pietra dove l’effetto delle paste assume il fascino di un prodotto dell’
irregolarità, del tempo e dello scambio proficuo tra caso e fabbrica”.
(Luca Cesari, Corriere di Rimini, 11 gennaio 2004).

(.) La superficie è trattata come un terreno che va sollecitato lentamente,
ma anche solcato da rapidi gesti che spostano sabbie, graffiano le terre,
mescolano le polveri in una originaria unità immaginativa. Il gesto
sciamanico del pittore purifica ogni scoria possibile per cogliere nelle
viscere della terra il volto dell’astratto, quell’immagine sorprendente che
sta nascosta nell’atto creativo. Pigmenti e materia dialogano dentro questo
grembo che contiene il segreto dell’immagine e l’energia della sua
misteriosa visibilità. Ogni quadro crea un orizzonte, si toglie dall’effetto
naturalistico portando il colore a rivelarsi con spostamenti, sbarramenti,
dissolvenze.

La pittura cresce sulla pittura, sulla pelle della superficie, dentro il
quotidiano impegno dell’opera che non è mai un passatempo improduttivo, ma
la certezza di un profondo atto interiore. Linea, colore, luce, supporto,
segno, superficie sono termini che fissano i momenti d’azione del pittore.
Il dialogo tra idee e materiali avviene grazie alla ricerca di una qualità
fisica che conferisce a ogni intenzione la sua veste più convincente, la sua
verifica assoluta.

Di fronte al frenetico incalzare dei linguaggi di massa la pittura di
Barbieri esprime, dunque, una durata lenta e indeterminata, uno spazio di
sedimentazione rivolto a un altrove, a lontani incanti e a muti splendori;
la sua presenza è un’attitudine maniacale, pressoché inspiegabile, che
promette insidie e blandizie fino a dissolvere l’idea di spazio dentro il
proprio evento, sempre differente.

I colori sono apparizioni, bagliori che rapiscono gli occhi nel grande
tormento dell’immagine, dentro il disagio isolato la cui natura partorisce
le più imprevedibili avventure del pensiero. Con questo tipo di pittura non
si può uscire dal mondo, anzi non si deve farlo; l’altrove è già dentro la
verità del colore, nel processo di trasformazione dell’immagine. Di ciò si
tratta, infatti: di una sorte che è desiderio di toccare soavi lontananze,
voragini profonde, spazi silenti, inscindibili dall’identità del colore .”.
(Giancarlo Papi, Corriere di Rimini, 6 dicembre 2005).

(…) Giorgio Barbieri, architetto e quindi abituato a rapportarsi allo
spazio in termini di razionalità e funzionalità, trova nella pittura la
complementarietà a tutto questo, il mezzo ideale per dare forma alle sue
emozioni più profonde, lo strumento adatto a rapportarsi alle essenze di un
passato vissuto altrove, con la partecipazione sensoriale alla vita di tutti
i giorni. E’ in questi stimoli del quotidiano che egli incontra le essenze
emozionali che lo riportano al “già incontrato una prima volta”, ed è a
questo fondo sentimentale che egli presta la sua attenzione, ben sapendo che
ciò che ricerca è l’opportunità di ricostruire, in termini analogici, quel
vissuto, per liberare la carica emotiva rimossa che vi è contenuta. Questo
per dire che le opere di Barbieri (realizzate con i tradizionali strumenti
della pittura) permettono all’artista di presentare, in forma simbolica, ciò
che più gli preme: una “non forma” data da una stratificazione orizzontale
di quinte (l’improbabile incontro tra la terra e il cielo) che tende ad una
rappresentazione naturalistica, costantemente contraddetta dalla serialità ossessiva delle sue opere.

Ciò che si avverte nelle sue tele è come il bisogno di rappresentare qualcosa o qualcuno, senza mai riuscirci, ed è da questo conflitto non
risolto che la sua opera prende forma e senso. . Le sue opere evocano
contemporaneamente elementi dell’informale e del naturalismo astratto, ma
questo doppio riferimento permette loro di presentarsi come “frammenti”, ed è questo che, infine, conferisce la valenza simbolica che dà senso all’opera di Giorgio Barbieri (.). (Gianni Gori, 2 aprile 2007 ).

(.) E’ un’altra delle (poche!) notti in cui non riesco a dormire e fra un pensiero e l’altro rivedo i quadri di Giorgio (.) pensarli la notte non credo sia un caso perché è in questo silenzio che meglio navigo nei suoi colori e nel suo spazio; è uno spazio che vedo composto di elementi naturali
che si cercano, si interrogano e si scrutano, scavando nella mente e nel cuore per trovare risposte, in una danza di colori e con movimenti di mani
mai scontati.

Quello che mi piace è che non c’è “il trovato”,”l’affermazione”, “la
certezza” “esibita”, “il traguardo”; si cerca, on fouille, e i quadri di Giorgio li vedo come percorso, come un viaggio di scoperta e di domanda.

Gli incroci e gli incontri fra il cielo e la terra sono come scrutatori pensosi e curiosi; l’uno cerca l’altro, ne cerca il senso; guardando i quadri mi sono divertita a indovinare i percorsi che hanno portato a quella
pennellata, a quel colore e a quella quantità di materia e mi sono sorpresa nell’accorgermi che non c’è un calcolato narcisistico per “piacere”, ma c’è una passione chiara e limpida, che cerca una sua strada e Giorgio mi ha fatto l’onore di entrare in questa ricerca. (Catharina Jaquet, 20 aprile
2007).

Giorgio Barbieri, riminese di adozione, nasce a Torino il 3 dicembre del 1948.

Nel 1974 si laurea in Architettura nella sua città natale.
Nel 1996, di ritorno da un viaggio in Tunisia, trova nell’esperienza della pittura qualcosa con cui ricreare le intense emozioni provate nel deserto.
Ha esposto in mostre personali a S. Marino, Milano, Cesena, Montecerignone.

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