Crabs, anche i granchi vanno a canestro

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3 agosto 2001, 22:01

in foto: La pallacanestro riminese alza la testa: nuovo look
PICCOLO, corazzato e col colore della palla da basket. Insomma, il granchio è l’animale adatto per promuovere il nuovo look del Basket Rimini. Proprio nel suo momento più difficile delle ultime stagioni, con una retrocessione rocambolesca e l’abbandono di alcune Þgure simbolo, la pallacanestro biancorossa rialza la testa.

Nuova immagine, nuovo abbraccio con la città e – se alcuni tasselli finiranno al posto giusto – una squadra capace di regalare soddisfazioni sul parquet: i “granchi” (crabs all’inglese) vogliono pungere a tutti i costi. A presentare il look nuovo di zecca, una delle voci della radio.
“L’atteggiamento del Basket Rimini mi entusiasma – il commento di un euforico Linus – Dopo una stagione poco entusiasmante, è partito alla ricerca di nuove opportunità.
E l’immagine scelta per la squadra è perfetta”. Perfetta e tipicamente riminese.
Già Agostino di Duccio, in un bassorilievo che è possibile ammirare all’interno del Museo della Città, aveva scolpito il granchio come simbolo della città. Il crostaceo che affonda le sue radici nella storia della città, sarà il nuovo simbolo di riconoscimento della pallacanestro riminese.
Le divise colorate sono accattivanti, come è accattivante lo sforzo che il Basket Rimini sta facendo per colmare il gap tra società, squadra e pubblico, dopo anni di rapporti tiepidini.
“Un ringraziamento speciale credo sia dovuto alla famiglia Sberlati – ha sottolineato il presidente Adriano Braschi – Questo è un progetto importante, nato parecchi mesi da un’idea di Gianluca Sberlati. Noi abbiamo soltanto portato a termine quello che lui aveva iniziato. L’impegno e gli sforzi fatti negli anni passati non sono stati buttati al vento di fronte alla prima difÞcoltà e questa ne è la dimostrazione”.
Un lungo, caloroso applauso alla memoria del più giovane degli Sberlati, ha fatto seguito alle parole del presidente. Stretti attorno al pubblico e alla società, anche alcune glorie locali come “Filo” Rossi e campioni del calibro di German Scarone e Carlton Myers.
Il “molleggiato” della pallacanestro pur di essere presente alla vernice si è sciroppato un tour de force Catania-Rimini-Catania che testimonia di un suo attaccamento alla città.

E la squadra? Renzo Vecchiato sposta il discorso sul club. “Il Basket Rimini si rifà il trucco ma i punti fermi di questa società restano gli stessi, a partire dal grande valore che è stato attribuito al settore giovanile. Per i giovani talenti ci sarà sempre un posto in prima squadra”.

Le notizie poco rassicuranti che giungono dalla A1 non rattristano più di tanto il carico ambiente riminese. La dipartita di Montecatini non schiuderà le porte ad un’altra squadra nella massima serie; per Rimini, dunque, nessuna speranza di ripescaggio ma l’inferno di Legadue con Franco Ciani in panchina e senza Mauro Morri.
Il playmaker riminese è approdato ad Avellino con la formula del prestito per un anno. Ai Crabs mancano tre tasselli: un regista in mezzo al campo, pieno di fosforo e con qualche punto nelle mani, un “quattro” e un cambio in panchina.
La riconferma di Washington è il viatico migliore per affrontare una Legadue da protagonisti e col sostegno del pubblico, in attesa che il palasport nuovo apre le porte alla creatività sportiva della pallacanestro e della città.

Paolo Guiducci

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