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Il documento della FUCI per il G8

Rimini

15 luglio 2001, 16:29

in foto: Anche il gruppo riminese della Federazione Universitaria Cattolica Italiana ha firmato il manifesto delle associazioni cattoliche per il G8 di Genova. La Fuci di Rimini spiega il perchè della presenza a Genova:

Sabato 7 Luglio 2001 è stato presentato a Genova il manifesto delle associazioni cattoliche in occasione del vertice dei G8. La Federazione Universitaria Cattolica Italiana, insieme ad oltre 60 gruppi di ispirazione cattolica, ha aderito al manifesto, che rappresenta l’espressione di alcune istanze condivise da gran parte delle persone impegnate nei diversi ambiti dell’associazionismo, ma che prima d’ora non erano mai state espresse in maniera così chiara ed unitaria. Il manifesto risponde alla esigenza molto sentita di mettere un po’ d’ordine, di fare chiarezza e di prendere posizione in un momento in cui tanto si parla di globalizzazione, ma raramente se ne sono approfonditi gli aspetti fondamentali. Quello che si è incontrato a Genova è ben più di un movimento contro la globalizzazione, che è un dato di fatto incontrastabile. Crediamo invece che si sia presa finalmente coscienza dell’attualità di alcuni gravi mali che offendono la dignità umana sotto vari aspetti, questioni che prima d’ora venivano delegate a chi ci governa, affidate agli addetti ai lavori oppure affrontate in maniera parziale e comunque lasciate alla buona volontà dei singoli. Quelli che finora erano mille sussurri di protesta si sono finalmente trasformati in una sola voce, in grado di spiegarsi e farsi sentire. Il 7 luglio a Genova le associazioni hanno sottoscritto un manifesto di intenti comuni proprio per farsi sentire, per far capire che qualcosa può e deve cambiare.

I Motivi della protesta.

Le associazioni cattoliche hanno focalizzato l’attenzione su tre questioni principali che ai giorni nostri violano la dignità dell’uomo nel mondo. Molte altre ce ne sono, ma in un’ottica non utopistica si è preferito incentrare il dibattito sui tre principali mali del mondo, individuati nella povertà, nelle guerre e nella tutela dell’ambiente.
Tutti sanno che gran parte della popolazione mondiale vive in situazione di povertà più o meno estrema. Si tratta di esseri umani non raggiunti minimamente dallo sviluppo che ha interessato i paesi più ricchi e in particolare i paesi membri dei G8. Si tratta di popoli che non hanno di che vivere, spesso non hanno acqua da bere, cibo, istruzione. Mentre il Nord del pianeta intesse rapporti commerciali sempre più intensi, mentre si diffondo le tecnologie legale al comunicazione, esistono luoghi nel mondo in cui non solo non si hanno computer o internet, ma non c’è nemmeno di che vivere. Non sappiamo se sia colpa dei paesi ricchi questo stato di cose, non sappiamo se ci sono state delle situazioni di sfruttamento che hanno generato questa disparità. Fatto sta che non è più possibile tollerare questo stato di cose, non possiamo più aspettare che le cose cambino da sé. È necessario cambiare le regole del gioco. Fino ad oggi la distribuzione delle ricchezze nel mondo è stata affidata al mercato. Nell’ottica liberista, infatti, è il mercato che si occupa di allocare e distribuire le risorse nel modo migliore possibile. La globalizzazione consiste nell’aumento degli scambi di merci e informazioni fra gli Stati del mondo, aumento che coincide con il miglioramento delle tecnologie che, come si è detto, ci avvicina un po’ gli uni agli altri. Questo non è sbagliato. Gli scambi aumentano lo sviluppo, arricchendo le popolazioni e migliorando perciò le condizioni di vita. Ma tutto questo non può essere affidato solamente alle regole del mercato. Ci sono valori superiori, che non siano cioè il profitto e la riduzione dei costi, che vanno tutelati. Lo stato attuale delle cose ci dice che il liberismo sfrenato ha fallito. Mentre è utile infatti per aumentare la ricchezza delle nazioni più evolute, taglia fuori totalmente quelle che non hanno i mezzi per inserirsi nel mercato globale. Taglia fuori quelle che, proprio perché arretrate, più delle altre avrebbero bisogno di quella ricchezza.
Il secondo punto riguarda le guerre. Nel continente africano, in quello asiatico e nel Sud America sono ancora troppe le guerre civili, spesso originate dalla povertà, che insanguinano Paesi già prostrati dalle carestie e dalle malattie. Siamo contrari ad investire risorse in inutili spese militari (del tipo dello scudo stellare), che altro non fanno se non arricchire l’industria bellica di Paesi già sufficientemente opulenti. Riteniamo invece che quelle risorse vadano destinate al miglioramento delle condizioni di vita dei paesi poveri insieme ad un impegno vero e concreto per portare pace e democrazia in queste popolazioni.
Il terzo punto riguarda l’ambiente. Accordi come quello di Kioto sullo sviluppo sostenibile non possono venire disattesi. L’ambiente è patrimonio di tutti noi e delle generazione future. Non è più possibile avere un atteggiamento di sfruttamento selvaggio della natura e delle sue risorse.

Violenza, democrazia, strumentalizzazione e controllo delle informazioni.

Ovviamente nel trasmettere questo messaggio hanno grande importanza i mass media. Ma, come si sa, spesso fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Se ci facciamo caso l’immagine che sta passando dai media in questi giorni è proprio quella di un movimento di violenti che, non si sa perché, “ce l’hanno coi G8”. Questo non fa che indebolire la posizione di coloro che non sono violenti, e che non sono semplicisticamente “anti-G8”, ma che hanno voglia di far sentire la propria voce. Questo stato di cose fa il gioco di chi non vuole ascoltare, di chi non vuole cambiare, e vuole liquidare questa protesta come quella di un gruppo di facinorosi poco informati.

Questo movimento non va contro i vertici G8, o contro il WTO, o contro il Fondo monetario internazionale. Conosciamo l’utilità di queste organizzazioni e di questi incontri, anche se ne contestiamo la poca trasparenza e l’assenza di democraticità. Sappiamo che le guerre che hanno funestato il secolo appena passato sono scoppiate anche per la mancanza si luoghi di discussione e regolamentazione del commercio e dei poteri come questi. Protestiamo invece contro le regole che governano queste istituzioni. Non è un’utopia dire: “Io non ci sto” Meno di un anno fa il Papa a Tor Vergata si è rivolto ai giovani con le parole di Isaia, “sentinelle del mattino”, affidandoci una missione. È quel messaggio che ora vogliamo portare avanti
Rimini, 12 Luglio 2001.
Emanuele Amati, Presidente Gruppo FUCI di Rimini,

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