Vecchia piscina. Il Comitato: no a chiusura fino a che non ci saranno risposte
Prosegue la battaglia del comitato (1300 le firme raccolte) che si batte per tenere aperta la vecchia piscina comunale di Rimini, in zona Flaminio, anche quando il prossimo 31 marzo diventerà operativa quella nuova a Viserba. Dall'incontro di questa mattina (26 gennaio) con la provincia (rappresentata dal capo di gabinetto del presidente, Daniele Morelli) sono emersi alcuni spiragli. Presente anche l’Associazione Esplora, realtà impegnata in attività dedicate a ragazzi con disabilità, che ha evidenziato la necessità di un impianto che garantisca una reale accessibilità, sia dal punto di vista logistico che della sicurezza. In particolare è stato spiegato che la nuova piscina di Viserba presenta una profondità di soli 2 metri che limita o pregiudica lo svolgimento di alcune attività inclusive. "Così come il progetto ‘Spiaggia Libera Tutti’ è stato collocato in una zona centrale e baricentrica della città di Rimini, anche l’impianto sportivo più idoneo per le attività rivolte alle persone con disabilità dovrebbe seguire lo stesso criterio di accessibilità e centralità" scrive il Comitato.
Nell'incontro, di natura prettamente tecnica, gli utenti della vecchia piscina hanno ribadito l’importanza di valutare con grande attenzione i risvolti che la chiusura dell’impianto comporterebbe a livello sociale e sportivo e hanno consegnato un dossier aggiornato sulla situazione e due documenti, uno di natura tecnica ed uno dedicato a considerazioni politico-sociali. Il Comitato è tornato poi a sottolineare la necessità di avere a Rimini almeno due piscine, visto il numero dei praticanti, e distribuite in maniera equilibrata nella città. Dotazione che comunque posizionerebbe Rimini agli ultimi posti in Regione.
Presenti, oltre ai rappresentanti di associazioni che utilizzano l’attuale impianto, anche l’attuale appaltatore dei servizi dell’impianto che si è detto disponibile a verificare la possibilità di produrre interventi anche diretti per tenere attiva la piscina. Il modello sarebbe basato su investimento privato e accesso a finanziamenti esterni per ridurre sensibilmente o azzerare i costi diretti per l’ente proprietario.
"L’auspicio - aggiunge il comitato - è che il confronto passi da un tavolo tecnico ad uno al quale si aggiungano anche le responsabilità di chi amministra il territorio, chiamato a scelte motivate e chiare. Nel frattempo, torniamo a chiedere che non vengano poste date di chiusura della piscina comunale fino a quando alle domande della collettività non saranno date risposte articolate, compresa l’idea di cosa quel luogo dovrà eventualmente ospitare in futuro" conclude.












