Uccise la nonna in un raptus, assolto perché non imputabile
Assolto con formula piena perché totalmente incapace di intendere e volere e quindi non imputabile. E’ la sentenza emessa questa mattina (lunedì) dalla Corte d’assise di Rimini nei confronti di Alessio Berilli, il 46enne riccionese che il 7 gennaio del 2020 uccise a Riccione, in preda a un raptus, la nonna, Rosa Santucci, di 88 anni. La Corte, presieduta dal giudice Fiorella Casadei, ha ritenuto Berilli socialmente pericoloso e ha disposto per lui la misura di sicurezza per 15 anni da scontare al REMS (la Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) di Bologna.
Il 46enne, affetto da schizofrenia paranoide cronica, come hanno accertato le diverse perizie psichiatriche alle quali è stato sottoposto, la mattina del 7 gennaio 2020 mise una mano in faccia a nonna Rosa, con la quale viveva in un appartamento della villetta bifamiliare di via Chieti, a Riccione, premendole con forza un dito in un occhio. L’88enne tentò di difendersi afferrando il braccio del nipote, che però continuò a premere fino a quando l’anziana non cadde a terra sbattendo violentemente la testa sul pavimento del corridoio. Berilli, difeso dall’avvocato Cinzia Bonfantini, fu arrestato dai carabinieri di Riccione quello stesso pomeriggio e poi condotto nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Rimini. A farlo reagire in maniera così violenta, quella mattina, sarebbero state le insistenze della nonna nell’assunzione dei farmaci previsti dalla terapia per curare i suoi disturbi. Farmaci che il nipote, seguito dai servizi di igiene mentale dell’Ausl fin da quando era giovanissimo e riconosciuto invalido civile al cento per cento, non voleva assumere perché, a suoi dire, lo rendevano confuso e nervoso.
Questa mattina Berilli, che ha voluto fortemente essere presente in aula, ha reso spontanee dichiarazioni. “Contro di me è stata architettata una congiura, quei farmaci mi bruciano il cervello”, sono alcune delle frasi deliranti pronunciate davanti alla Corte. L’imputato, che nell’ultimo periodo era stato ricoverato nel reparto di psichiatria dell’Infermi per l’aggravarsi delle sue condizioni, verrà presto trasferito al REMS di Bologna, dove era già stato condotto il 16 dicembre 2020 e dove il 21 giugno del 2021 ha messo in atto gesti di autolesionismo. Il suo avvocato Cinzia Bonfantini, che, così come il pubblico ministero Luca Bertuzzi, ha sempre sostenuto la totale infermità mentale di Berilli, aveva chiesto per lui un periodo di internamento di 10 anni. I giudici, invece, hanno ravvisato la necessità di un periodo più lungo, nel quale l’imputato – è questa la speranza – grazie alle cure possa alleviare i problemi psichici che hanno segnato la sua esistenza e, di conseguenza, quella dei suoi familiari, travolti da una doppia tragedia.












