Stupri: vittima riconosce aggressori
La caccia all’uomo prosegue senza sosta a Rimini. Gli uomini della Squadra Mobile, incrociando testimonianze ed immagini delle telecamere, avrebbero ristretto il cerchio ad una quindicina di sospetti. Tra di loro dovrebbero esserci i quattro autori del doppio stupro e dell’aggressione di sabato. Due le immagini particolarmente nitide dalle quali si distinguono persone di carnagione olivastra, curate, con indosso felpe e un paio col cappuccio sul volto. Da come si muovono, conoscono Rimini. Probabilmente si tratta di pendolari dello spaccio che nei mesi estivi si trasferiscono in zona. La trans peruviana che il branco ha aggredito e stuprato sulla Statale Adriatica ha riconosciuto senza ombra di dubbio i quattro del branco. Negli ambienti investigativi vige il massimo riserbo ma sembra che la transessuale – riferisce l’Ansa – abbia visto le immagini elaborate dalla polizia scientifica e squadra mobile e abbia senza dubbio identificato chi l’ha stuprata. Gli aggressori potrebbero essere ancora in possesso del suo smartphone che non è stato ritrovato nel cespuglio di rovi dove la trans era stata gettata. Il telefono risulta spento.
Intanto in queste ore in tribunale a Rimini si sta tenendo un incontro tra squadra mobile magistrati italiani e polacchi. Le autorità polacche con rogatoria internazionale hanno chiesto di poter accedere gli atti.
I due turisti 26enni aggrediti sulla battigia del Bagno 130 saranno nuovamente verbalizzati dagli agenti italiani e polacchi. Intanto sono ancora ricoverati (pare saranno dimessi lunedì) all’ospedale Infermi. Ieri hanno ricevuto una nuova visita dal console della Polonia. La giovane vittima dello stupro ha rilasciato alcune brevi dichiarazioni al quotidiano La Repubblica. “Vogliamo solo che arrestino quelle belve e che paghino per quello che hanno fatto – ha detto – non ci interessa la vendetta.” La ragazza ha bollato come strumentalizzazioni politiche le dichiarazioni del viceministro polacco che chiedeva la pena di morte e rinfacciava all’Italia di essere di manica larga con gli immigrati. “Vogliamo solo voltare pagina e tornare alla normalità” – ha proseguito la 26enne – e magari tra qualche tempo tornare in questa città meravigliosa. Magari passarci un week end, stavamo vivendo una vacanza bellissima…” La stanza in cui i due ragazzi sono ricoverati, scrive La Repubblica, non sembra neppure d’ospedale: hanno unito i letti per tenersi la mano di notte, le pareti sono colorate, hanno tv, cellulare e computer. Hanno chiesto di poter riavere le foto della loro vacanza riminese ma la macchina fotografica è tra i reperti dell’inchiesta. Il comune si è però impegnato per far riavere loro le immagini. L’avevano anche nella notte di sabato quando, sulla battigia, volevano catturare gli ultimi scatti di una vacanza da sogno che poi si è trasformata in incubo.












