La riforma dell'assistenza territoriale che coinvolge direttamente i Medici di Medicina Generale crea dissenso nella categoria interessata. Il Ministro Schillaci, presentando giovedì la bozza di decreto legge che porta il suo nome in conferenza delle Regioni ne ha parlato come una svolta positiva in cui il "medico di famiglia sarà al centro dell'assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità, con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale, per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili". Per i professionisti, oggi convenzionati con le Asl, è quindi prevista la possibilità di diventare dipendenti pubblici, di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Una riforma che ha trovato la forte contrarietà di diversi sindacati di categoria anche a livello locale. La FIMMG di Rimini interviene attraverso il Segretario Generale Provinciale, la Dott.ssa Giulia Grossi. La dottoressa Grossi la vede come una prova di forza in stile trumpiano, un provvedimento unilaterale che non è stato condiviso in alcun modo con le categorie sindacali. Una riforma che mette in forte dubbio la possibilità della libertà del cittadino di scegliere il proprio medico di famiglia, con il rischio di diseguaglianze marcate tra chi avrà la possibilità di pagare un proprio medico di fiducia e chi questa possibilità non l'avrà. In pericolo anche il futuro lavorativo di tanti professionisti, collaboratori e infermieri, che affiancano i medici di medicina generale.
"Che un sistema muscolare di imporre decisioni e non di discuterle con le parti interessate stia permeando i governi di tutto il mondo, è sotto gli occhi di tutti ma è necessario rispondere duramente a questo clima trumpiano che aleggia anche sulle modalità di presentazione della riforma per la medicina territoriale italiana secondo uno schema illustrato dal Ministro Orazio Schillaci nell'ultima conferenza Stato Regioni. Sono molto preoccupata, ancor prima che come rappresentante sindacale, come cittadina. Questo provvedimento unilaterale e calato dall'alto, senza nessun confronto con le rappresentanze sindacali di categoria della Medicina Generale e che calpesta senza ritegno il lavoro svolto da Fimmg Emilia Romagna e a cascata quello di tutte le province compresa quella di Rimini per la stesura di accordi utili all'integrazione della medicina generale nel sistema delle Case di Comunità, è un atteggiamento irrispettoso e che oltretutto rischia di minare la figura del medico di famiglia che, da medico di fiducia del paziente diventerà medico dipendente dell'azienda.
L'ultimo baluardo che ancora ad oggi permette gratuitamente ad un cittadino di scegliere da chi farsi curare è quello della libera scelta del proprio medico di medicina generale. Con la trasformazione del medico di medicina generale in dipendente delle aziende sanitarie questo rapporto verosimilmente scomparirà, lasciando spazio al crescere delle disuguaglianze tra chi avrà la possibilità di pagare un proprio medico di fiducia e chi questa possibilità non l'avrà.
Siamo di fronte ad una proposta di riforma che prevederebbe un doppio canale con la nascita di una figura, da una parte specialista dipendente e dall'altra convenzionato del SSN, con una destabilizzazione del ruolo che non avrebbe più alcuna attrattività verso coloro che hanno scelto l'autonomia quando potevano già avere la dipendenza. Per non parlare dei giovani medici che vedrebbero questa instabilità del ruolo come ulteriore deterrente ad affrontare la via della medicina generale e dall'altra parte i medici di famiglia a ridosso della pensione a scappare il prima possibile dal sistema, lasciando un' ulteriore voragine di carenza di personale medico e interi territori, magari i meno ambiti, con popolazioni senza medici di medicina generale.
Inoltre la medicina generale, con un sistema di libera professione in convenzione, ha ad oggi assunti in tutta Italia ben 35.000 lavoratori tra i collaboratori di studio e gli infermieri di studio che dovrebbero essere licenziati. Questi lavoratori in che termini sono stati considerati in questo nuovo sistema di medicina territoriale fatta da medici dipendenti?
I cittadini meritano di poter continuare a scegliere il proprio medico di fiducia non tra dei dipendenti delle aziende sanitarie, con un rischio reale di aumento della rigidità del servizio erogato ma tra dei medici liberi professionisti convenzionati con il SSN, capaci di un'organizzazione del lavoro flessibile e adattabile alle esigenze dei loro stessi assistiti. I Medici di Medicina generale meritano come categoria rispetto e viene chiesto al governo l'apertura di trattative con i sindacati. FIMMG Rimini è pronta al sostegno delle trattative sindacali nazionali e regionali e al confronto in trattative locali per la difesa del SSN, dei cittadini e della categoria".