Povera Italia. Un grido di aiuto che ha bisogno di risposte concrete
L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari
Dare voce agli esclusi è auspicabile, se si ha la fortuna di essere un giornalista, diventa a mio avviso un dovere. Tra le tante situazioni che necessitano di interventi urgenti, evidenzio: i giovani, cui abbiamo in parte precluso il futuro, soprattutto con gli enormi debiti che gli lasceremo ( e che qualcuno continua a chiedere per ogni evenienza !), ma anche con la precarietà, il lavoro malpagato e tanto altro; gli anziani, che diventano spesso una cassaforte, dove attingere risorse senza rischiare nulla, spostando le pensioni sempre più in avanti, tagliando la perequazione sulle stesse, riducendo la sanità universale, che li colpisce particolarmente per questioni anagrafiche; le Donne, non di rado “punite” al lavoro, per il dono più grande: la maternità, senza contare le violenze di genere, che non accennano a diminuire; ed ancora , i cittadini con disabilità, non sempre adeguatamente supportati dalle normative in materia, ed ostacolati dalla imperante burocrazia ; gli immigrati, risorse indispensabili per il Paese, spesso deturpate, anziché integrate. Esiste anche una trasversalità a tutti i soggetti indicati: I POVERI. Numeri impressionanti nel nostro Paese. Alcuni dati indicano che quasi il 10% per cento della popolazione italiana vive in povertà assoluta, con un aumento superiore al 40% nell’ultimo decennio. Quasi 13 milioni di persone sono a rischio povertà o esclusione sociale. Una percentuale che non oso neppure scrivere di famiglie con minori, è a rischio o già colpita dal fenomeno. Tra tutte queste persone, non pochi lavorano, non di rado con grande fatica fisica, a volte con significativi rischi, sono poveri a causa di contratti o normative assai discutibili, che qualcuno, purtroppo, ha reso operative. Perché è accaduto e continua ad accadere tutto questo. Faccio un esempio per farmi capire. Da anni si blocca totalmente o parzialmente la perequazione sulle pensioni, è una normativa creata per mantenere il potere d’acquisto delle rendite, quando l’inflazione ne erode il valore. Se ciò non accade, nel tempo i pensionati saranno duramente colpiti, in tanti sono già in povertà. E’ un concetto semplice ed indiscutibile! Eppure, non mi sembra ci siano molte iniziative a supporto (proteste, articoli..), soprattutto reiterate ed eclatanti, invece, sarebbero estremamente necessarie, per evitare un danno certo ai tantissimi pensionati colpiti, prima obbligati a versare decenni di contributi per salvaguardare il loro futuro, poi beffati dai tagli ! Evidentemente, lottare è faticoso, scrivere, spesso rischioso. A mio avviso, tutto questo è accaduto anche nel mondo del lavoro, così è entrato il precariato, poi i contratti “da fame”, dove non si recupera neppure l’inflazione. Ed ecco la povertà, anche tra i lavoratori.
Ora, sempre a mio modesto avviso, siamo in questa situazione : le aziende, in tantissimi casi sono già pesantemente colpite da una tassazione eccessiva e da costi dell’energia infinitamente superiori ai concorrenti di altri Paesi, pertanto, raramente possono supportare aumenti di stipendi consistenti, senza rischiare la stessa sopravvivenza. Lo Stato, difficilmente potrà intervenire, riducendo la tassazione in modo molto significativo, perché è ostacolato da decenni di discutibile politica economica, che ha generato un debito tra i più alti a livello mondiale rapportato al PIL. Ecco allora, che per consentire un livello decente di competitività dei nostri
prodotti sui mercati (viviamo soprattutto di trasformazione), permane una strada: pagare molto poco il lavoro, magari, anche precarizzandolo. Enorme anche il
danno economico, anche per Paese, perché se gli stipendi sono scarsi, anche i consumi interni lo saranno ed è un fattore dirimente della mancata o scarsissima crescita dell’economia. Lascio al lettore l’analisi delle colpe, ma tutto questo si sintetizza con una parola: VERGOGNA!
Esiste a mio avviso un solo sistema per iniziare un lento recupero: tagliare le spese non necessarie dello Stato ! Ridurre il debito, investire soprattutto ( ma non solo) in detassazione del lavoro e delle imprese e nella sanità universale. Purtroppo, da molti anni si cercano volontari coraggiosi e determinati, perché vorrebbe dire perdere significativi consensi e lottare con tanti “gruppi”. E’ molto più facile e certamente appagante, proporre interventi dello Stato senza indicare le coperture necessarie, oppure, indicarne di “astratte” , o peggio, chiedere continui sforamenti e nuovi debiti per qualsiasi ”perenne emergenza”, aumentando i già gravi problemi per le future generazioni, ed aumentando i rischi finanziari per il Paese.
Intanto, strutture come la Caritas , la Sant’Egidio, l’Opera San Francesco, la Papa Giovanni XXII, solo per citarne alcune tra le più conosciute, ed altre anche laiche, operano ogni giorno con dedizione ed impegno, tra costi elevati, burocrazia imperante e difficoltà di ogni genere, per assicurare almeno il cibo quotidiano a tanti diseredati. Noi cittadini, oltre a donare il nostro 8 per mille con la dichiarazione dei redditi, un gesto per noi senza costi, ma per le Diocesi e le altre organizzazioni di fondamentale importanza, possiamo almeno comunicare la nostra riconoscenza con una sola parola: GRAZIE!
Carlo Alberto Pari











