Per le imprese romagnole le bollette energetiche si impennano di 92 milioni
Due industrie romagnole su tre si attendono un rallentamento dell’attività per il prossimo trimestre. Colpa delle incertezze internazionali e del loro impatto su logistica, costi delle materie prime ed export. La situazione però è strettamente correlata alla durata dei conflitti in corso in medio oriente. Se la situazione dovesse perdurare, le cose potrebbero peggiorare ulteriormente. Lo rileva un’indagine condotta da Confindustria Romagna. In questo momento quello che pesa di più sulle aziende sono i costi degli approvvigionamenti mentre il 92% non modificherà, per ora, i mercati di destinazione. Più in sofferenza i comparti energivori e le realtà più orientate all’export. Per rendere l’idea dei rincari, Confindustria ha applicato ai consumi di gas ed elettricità registrati nel 2024 nelle imprese romagnole i prezzi medi al 15 aprile scorso: ne emerge un maggior costo complessivo di ben 92 milioni di euro (un'impennata di circa il 20%). Proprio il tema dell’energia rappresenta l’ago della bilancia: l’Italia è il Paese UE che paga il costo più elevato con ovvie conseguenze negative sulla competitività delle imprese e non solo. Bene allora, nell’urgenza, lavorare sulla riduzione delle accise ma, auspica il presidente di Confindustria Romagna Mario Riciputi, servono politiche industriali capaci di creare le condizioni strutturali per un costo più basso dell’energia, a partire dalle rinnovabili. Senza dimenticare quello che Confindustria definisce “sistema delle connessioni infrastrutturali”. Dal presidente arriva in tal senso il plauso alla legge regionale sugli aeroporti che introduce una cabina di regia per coordinare lo sviluppo del traffico puntando sulle specializzazioni scali. Ora, spiega però Riciputi, serve una collaborazione concreta tra gli scali stessi perché, conclude, le connessioni sono la priorità assoluta di ogni territorio.












