Omicidio Paganelli, parola al pm. Chiesto l'ergastolo per Dassilva
Si avvia alla conclusione il processo a carico di Louis Dassilva per l'omicidio di Pierina Paganelli. Una volta terminata la fase istruttoria, la parola passerà al pubblico ministero che inizierà la sua requisitoria. Nel frattempo, dopo il consenso iniziale della Corte all'ammissione delle telecamere in aula per le riprese audio-video, la difesa di Dassilva si è opposta. Sarebbe stato proprio il senegalese, dopo un consulto con i suoi difensori, Riario Fabbri e Andrea Guidi, a negare il consenso. L'udienza odierna è stata trasferita nell'aula D del tribunale a causa di un problema audio nell'aula collegiale Falcone-Borsellino.
Inizia la requisitoria del pm Daniele Paci: "Pierina Paganelli era una donna amorevole e forte, un collante per la sua famiglia. Non meritava di morire terrorizzata, al buio, con 29 coltellate, da una persona che conosceva. Le urla strazianti di Pierina Paganelli non ci hanno mai lasciato in questi 32 mesi e ci hanno spinto a trovare il colpevole. Non mi era mai capitato che un imputato mentisse anche sulla propria data di nascita. Dassilva ha mentito fin dalla prima domanda. Non abbiamo mai smesso di scavare su tutti i personaggi attenzionati di questa vicenda, compresi i fratelli Bianchi. Quando Manuela, alle 22.15 del 3 ottobre, scrive un messaggio a Dassilva, definendolo "amore mio bello", l'imputato non risponderà mai perché in quei minuti stava uccidendo Pierina Paganelli. La pista dei fratelli Bianchi come autori del delitto non è mai esistita, lo dicono le indagini. A credere il contrario sono solo la moglie di Dassilva, Valeria Bartolucci, e alcuni leoni da tastiera".
"Le scarpe e i pantaloni di Dassilva, indossati la sera del 3 ottobre, risultavano molto puliti, come se fossero stati lavati. Dassilva dice di aver toccato il collo e il polso della vittima perchè temeva fosse trovato del Dna sulla vittima, ne era ossessionato. Lui sa di aver lasciato delle tracce, ma per sua fortuna non sono mai emerse per una mal conservazione dei vestiti della vittima. Eppure né Manuela Bianchi né Rossella Parise lo hanno mai visto toccare il cadavere. E quando la moglie in carcere gli dice che non ci sono tracce del suo Dna, Dassilva esclama: "Incredibile!".
"Manuela Bianchi aveva parlato, all'insaputa di Dassilva, della sua relazione extraconiugale alle proprie amiche e al fratello Loris. E anche Giorgia Saponi aveva intuito che Dassilva fosse l'amante della madre. Ciò che fa da detonatore in questa vicenda sono le telefonate del 29 e del 30 di settembre. Telefonate tra Pierina e i figli Chiara e Giacomo, origliate da Valeria e riportate poi al marito. Pierina dice che a ottobre Giuliano tornerà a casa dall'ospedale e che Manuela se ne deve andare. E poi aggiunge di essere pronta ad ingaggiare un investigatore privato per scoprire chi fosse l'amante della nuora. Quindi Pierina era interessata ad andare fino in fondo a questa storia. 'Allora, se è così, tu (Louis, ndr) te ne vai con lei (Manuela, ndr) e te ne vai a quel paese', disse Valeria ad un'amica riferendosi alla presunta relazione extraconiugale. Quindi Valeria sarebbe stata pronta a cacciare Dassilva di casa". E questo cosa vuol dire? Vuol dire che Dassilva ha trovato in Italia la salvezza e che lui intravede in Pierina la persona che può far crollare tutto, la persona che può far crollare tutto quello che lui ha creato dal suo arrivo nel nostro Paese. Dassilva è innamorato perso di Manuela Bianchi, lo afferma la stessa Valeria in diverse intercettazioni e lo conferma anche in tv durante un'intervista a Domenica In a Mara Venier. Dassilva non può lasciare la Bartolucci perché con lei aveva un patto che andava al di là del matrimonio e questo patto può avere solo un nome: la sua famiglia senegalese. Lui contribuisce al sostentamento dei suoi due figli in Senegal, manda ogni mese tutto quello che può, lui mantiene più persone. C'era in gioco la vita dei suoi figli, questo ha armato quel coltello. E Pierina poteva mandare all'aria tutto. Qualsiasi cosa fosse accaduta, Valeria avrebbe continuato ad aiutare la famiglia senegalese di Louis, come poi ha fatto anche dopo l'arresto del marito, mandando del denaro per i figli di lui. Quando Manuela, il 4 ottobre del 2023, nella sala d'aspetto della questura, dice a Dassilva dimmi che non 'dobbiamo temere nulla' , era perché iniziava a capire che il suo amante era l'assassino della suocera, amante che la mattina del ritrovamento del cadavere del Pierina l'ha attesa lì per avvertirla, stranamente, che c'era il corpo di una donna priva di vita".
"Dassilva ha consegnato inoltre abiti diversi da quelli richiesti dalla polizia in merito a quelli indossati la sera del delitto e la moglie ha cercato di coprirlo mentendo. Altro indizio contro Dassilva è la simulazione della zoppia, evidenziata in particolare nella saletta della questura e davanti ai giornalisti, come ha confermato un'apposita consulenza. Appena 5 i giorni di prognosi ricevuti da Dassilva e nessuna lastra al ginocchio. Le stesse telecamere della farmacia San Martino lo riprendono il 3 ottobre mentre cammina senza zoppicare".
"L'ottavo indizio contro Dassilva sono le dichiarazioni di Manuela Bianchi, peraltro riconfermate in aula la volta scorsa quando fu convocata a sorpresa. Dichiarazioni, quelle della Bianchi, riscontrate da dati tecnici, come le perizie foniche e quelle sui dispositivi informatici. La Bianchi per 17 mesi ha protetto Dassilva perché era innamorata, poi quando ha fornito l'ultima versione sulla mattina del 4 ottobre, se davvero avesse voluto fargliela pagare, l'avrebbe accusato in maniera diretta, senza mezzi termini".
"Cosa ci faceva Dassilva di sotto la mattina del 4 ottobre? Può sembrare un comportamento illogico ma non lo è, anzi, è un comportamento astuto perché se non avesse avvisato Manuela, la donna sarebbe andata a chiamare lui per primo e all'arrivo dei soccorsi ci sarebbero stati i due amanti sul luogo del delitto. Dassilva era certo che Pierina fosse l'unica a sapere della loro relazione extraconiugale, invece Manuela l'aveva già detto a troppe persone".
"Sulla simulazione dell'aggressione sessuale ora vi riferirò che la gonna e gli slip di Pierina sarebbero stati tagliati con un bisturi, come quello trovato in casa di Dassilva e sequestrato il 5 ottobre. L'assorbente trovato nella borsa di Pierina Paganelli è stato sicuramente messo dopo il taglio, perché aveva dei pezzettini di stoffa attaccati come quelli della gonna tagliata. Inoltre il tablet ritrovato nella borsa di Pierina è stato mosso all'una, 23 minuti e 18 secondi. E all'una, 35 minuti e 5 secondi Dassilva si muove all'interno della sua abitazione, 12 minuti dopo il movimento del tablet. Altro elemento significativo nel mosaico di indizi che ci porta a sostenere che Dassilva è l'assassino".
"Valeria ha fornito un alibi falso al marito, questo è evidente. Si è inventata di aver visto un film sulla piattaforma Netflix, mente sulla posizione della tapparella in cucina, mente sicuramente nel momento in cui afferma di non aver mai detto di non poter affermare con certezza che il marito la sera del 3 ottobre non sia mai uscito di casa. Fino a quando non è stata sentita in questa aula, non ha mai fornito un alibi al marito. Salvo poi dargliene uno falso proprio davanti a questa Corte".
"Quando fu sentito sul banco dei testimoni Dassilva ha utilizzato per ben 247 volte il 'non ricordo' e altre 41 volte nell'udienza successiva. Innumerevoli poi le menzogne dette in questi anni, ma mai e poi mai Dassilva ci dice cosa ha fatto prima di cena la sera del 3 ottobre 2023, da quando esce da casa di Manuela, scende in strada e poi ritorna nel suo appartamento. Quello è il sopralluogo prima dell'omicidio. E' bene ricordare che Dassilva si è sottratto per ben tre volte ad interrogatorio, prima di essere sentito come testimone".
"Sussistono a mio avviso tutte e quattro le aggravanti e ritengo che le attenuanti generiche non possano essere concesse. Le prime 27 coltellate sono sferrate, prima delle ultime due mortali, per farla soffrire. Da qui a mio avviso la condotta della crudeltà. Non si è assunto le sue responsabilità di uomo e ha preferito scagliare 29 fendenti contro la povera Pierina, ecco perché contesto i motivi abietti. Infine la premeditazione: l'agguato è un elemento caratterizzante e Dassilva ha atteso l'arrivo della vittima sul suo balcone. Ci sono stati inoltre un lasso di tempo sufficiente per meditare l'omicidio, lo studio accurato dei luoghi e l'eliminazione della vittima senza dare adito ad alcun sospetto. Per tutti questi motivi chiede che l'imputato venga condannato all'ergastolo".










