Nello schianto contro il muretto perse una gamba. Dal Comune maxi risarcimento
Uno schianto terribile contro il muretto della rotonda, lo scooterone distrutto ma soprattutto un'amputazione parziale della gamba destra. Era la notte del 17 agosto del 2013 quando un allora riminese di 54 anni, in sella ad una Yamaha T 400, impattò contro un manufatto in laterizio al centro dell'isola spartitraffico in piazzale Curiel, a Riccione. L'uomo, soccorso dal personale del 118, apparve subito gravissimo.
La perdita parziale della gamba destra lo spinse a chiedere un risarcimento danni per quel muretto in laterizio al centro della rotonda che avrebbe aggravato le conseguenze dello schianto. In primo grado, però, il Tribunale di Rimini si oppose al risarcimento. Dagli accertamenti, infatti, era emerso che il motociclista viaggiava tra i 76 e i 78 chilometri orari dove vigeva il limite dei 30, e aveva un tasso alcolemico di 1.43 g/l. In appello, però, lo scenario è parzialmente cambiato. I giudici bolognesi hanno confermato che la condotta del 54enne riminese - assistito dagli avvocati Thomas e Christian Coppola - è stata sì gravissima, ma non ha esentato l'ente pubblico da responsabilità.
Infatti quel muretto in laterizio non era previsto dal progetto originario della rotatoria, che avrebbe dovuto avere solo un cordolo rialzato di circa 16 centimetri. Dalle consulenze tecniche è poi emerso che l'impatto contro il manufatto giocò un ruolo determinante nell'aggravamento delle conseguenze lesive del motociclista. I giudici d'Appello, quindi, hanno riconosciuto anche un profilo di colpa nella realizzazione di un'opera difforme dal progetto, con evidenti criticità sotto il profilo della sicurezza stradale, sancendo comunque il 70% di responsabilità in capo al motociclista, che procedeva a velocità elevata ed era in stato di ebbrezza. Il restante 30%, però, è stato riconosciuto al Comune di Riccione, per aver contribuito con quel manufatto all’esito drammatico dell’impatto. Il danno non patrimoniale che l'ente dovrà ora corrispondere al ricorrente è stato quantificato in circa 200mila euro. Respinta, invece, la richiesta di risarcimento per la perdita della capacità lavorativa, che, secondo i giudici bolognesi, non sarebbe dimostrata.












